Le mie condizioni per appoggiare Marino

Ieri a Roma, consacrando la propria candidatura alla segreteria del PD, Marino ha citato Bettini e Meta, oltre a Civati che non è un uomo solo, un fungo vulcaniano, ma ha dietro un movimento che da anni prova a cambiare, innovare, contaminare il Pd. Civati si porta dietro un bel pezzo di partito del nord, è uno che le salamelle le cuoce fin da piccolo, quindi facciano silenzio coloro i quali vedono una diversità tra i giovani del Lingotto e gli altri giovani. Siamo tutti uguali. Tutti con un sogno.

Ma Marino ieri ha fatto uno scivolone. Si è dimenticato per un attimo che era il campione del Lingotto e si è messo sotto l’ala protettiva di quella parte di apparato romano che è una delle cose che vogliamo cambiare, archiviare, superare. Ho spesso detto che Bettini ha avuto, uno fra pochi, il coraggio di lasciare un posto da senatore per dedicarsi al PD. Bettini è uno che ha libertato Roma dai vari Sbardella &Co che ebbe l’intuizione del primo Rutelli che batté Fini.

Ma come ogni cosa umana, tutto ha una parabola. Tutti i nostri dirigenti sono stati un sogno, una volta. Ora sono, spesso (alcuni di loro), il maggiore ostacolo al cambiamento, perchè non si rendono conto di governare questo partito mediante una gerarchia di relazioni e non di merito. Quel merito che Marino conosce bene.

Caro Marino,le mie condizioni, quelle dei molti sms e mail (di giovani, di coordinatori di circolo, di militanti romani e NON solo) che ho ricevuto da ieri sono che la tua campagna elettorale a Roma sia gestita da quelli che si riconoscono nelle tue parole. Da quelli che ti hanno chiesto di candidarti e ti hanno in qualche modo “lanciato” al Lingotto. Lì c’erano i giovani, i circoli, i militanti. Non c’erano i vesuviani. Ti chiedo di chiedere all’apparato che ti appoggia di fare un passo indietro. Ti chiedo di istituire una commissione che determini le liste che sia paritaria e che in caso di diatriba l’ultima parola tocchi a te e a Civati, perchè la tua forza è nel ticket.

Lo ha capito bene anche Franceschini questo.

Purtroppo la politica è fatta anche di organizzazione e di schemi interni. Questa mia sarà poco interessante per il semplice elettore ma si deve sapere che poi, a fare mattina, a fare cartelloni, a portare avanti la baracca, sono i militanti, gli iscritti. E quelli, ieri sera, davanti a certi nomi si sono fatti venire la pelle d’oca. Non ci sono stati applausi a quei nomi. Il gelo. Ed era la festa del partito. Bettini può esserci, come testa. Può esserci per berci un bicchiere, la sera, e farci dire come funziona Roma. Io non vedo l’ora di ascoltarlo.
Ma non può esserci nella selezione. Noi vogliamo garanzie. E le vogliamo da Marino.

Tu, Marino, hai una grande responsabilità. Quella di essere l’ultima vera occasione. E lo devi essere fino in fondo.