Le tre case.

Dunque stavo lì anche quel giorno. Il sapore del caffé amaro del mattino e l’orizzonte opaco di giorni simili ad altre notti.

Le loro finestre erano semichiuse. Stranamente. Di solito erano spalancate alla luce. Stesi i panni. I resti della cena un senso intimo di pigrizia.

Spiavo affettuosamente i movimenti del vento dietro al vetro. Dai panni stesi distinguevo il maestrale. Dal giro della polvere il resto dei venti. Da un giornale abbandonato la direzione del giorno prima.

Nessun rumore. Come sempre.

“Cosa guardi?” Dici tu.

“Loro.”

“Smetti.”

“Sì.”

“Non sono ancora svegli.”

“Saranno stanchi.”

“O morti.”

Ti alzi. E ti avvicini al vetro. Sbirci verso la casa vicina. Apri la finestra ed entra il vento e l’odore di mare e il rumore di entrambe le cose mischiate al sale.

Guardo le tue spalle curve di età. La nuca riposata e i capelli fuori posto.  La schiena un apostrofo nudo.

“Andiamo a bussare?” Dici.

“Non essere idiota. Magari fanno l’amore.”

“Sarebbe insolito.”

“Ma che ne sai tu?”

“Lo so.”

Mi baci tra i capelli, inciampi in una pantofola, ridacchi con il fiato del sonno sul mio viso.

“Vado a bussare.”

“No, resta qui. Qui.” E mi indico una tempia facendo una smorfia strettamente dedicata.

Ti infili una cosa a caso, ignorando il mio dito e la dedica.

Esci e seguo il tuo movimento lungo le assi di legno, invidio il vento che accarezza il tuo viso. Anche dopo anni è così. Vedo il tuo pugno di ansia bussare contro il legno.

Non accade nulla e ti giri a cercare il mio sguardo che mima due braccia allargate.

Fai il giro della casa, ti soffermi sui resti della cena, sulla cenere che rantola l’ultimo caldo coperta di umidità notturna.

Di nuovo. Mi guardi e mi chiami con disperazione con un movimento della testa.

Esco anche io. Dall’altro lato anche gli altri due vicini stanno guardando la casa.

Più mi avvicino e più mi accorgo che la cenere è fredda. Che le persiane sono screpolate dal sale.  Che il canneto che copre il patio è scuro e malmesso. I resti della cena abbandonati persino dalle formiche.

“Non ci sono.”

“Ma chissà da quanto tempo.” Dice uno dei vicini.

“Già.” Dico e mi accorgo che anche i panni stesi sono logorati, anche la serratura è arrugginita chissà da quanto.

“Ma come abbiamo fatto a non accorgercene?” Dici tu, una mano tra i capelli un pò bianchi, un pò di sale, un pò, di nuovo, di sonno.

“Si vede che abbiamo dormito molto. Tutti e quattro. Non possono essersene andati oggi.”

“Volete un caffé?”

“Lo beviamo qui?” Dice uno dei vicini.

“Sì. Beviamolo qui. Da loro.”

Mi guardi. Sorridi nei miei occhi. Finalmente.

Quanto hai dormito, ti dico con il mio sorriso, le labbra, le mie, che si incurvano verso sinistra per lasciare un solo lato, un solo profilo, un solo senso.

E tu, fai, quanto hai fuggito guardando dal quel vetro.

Quanto sei fuggita. Non quanto hai, correggo versando il caffé e accucciando gli occhi nell’angolo giusto.

E vedo solo un chiodo,senza il quadro…(WS)

chiodo_nel_muro1

Giudizi Universali

[…] ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote ma doppiate

Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo

taglia bene l’aquilone, togli la ragione e lasciami sognare in pace […]

L’emozionista e il bibliotecario dilettante

Se ti capita di ospitare, la notte, uno che sta scrivendo una mozione (od e[mozione]), non c’è niente di meglio che sbadigliare catalogando meccanicamente i libri letti mentre egli, il mozionista, ti legge dal suo Apple le 10 pagine introduttive, tentando di distrarre il distraibile.

Scherzo. La mozione è bella. Ricca. E figa. Direi pregna ed anche un pò notturna. E l’impegno, quello professionale, è enorme. E non ha nulla a che fare con il vuoto. Ma proprio no.

Peccato il frigo vuoto, ma credo che ad ottobre saremo tutti pronti per una taglia in meno.

F……

al traffico sul raccordo

all’aria condizionata che non funziona

ai 47° gradi temp ext

a te che non capisci un cazzo e mi hai rotto veramente e come l’hai preso non si sa, forse con i punti del Dixan

alla chiave del portone del palazzo spezzata, sciolta nella serratura, alle due di notte

ai vicini di casa tutti i sordi che non si svegliano nemmeno con le cannonate

a te che imperversi per farti spazio

a te che spari i nomi sbagliati

a te

a te

e pure a te

Insomma. Scusate. F…….