La libertà (ovvero dell’antifascismo e cosa mi preoccupa se penso a Blocco Studentesco)

Oggi a Roma si è svolta la manifestazione di Blocco Studentesco, la giovanile di Casa Pound.

Si è molto discusso sull’autorizzare o meno tale manifestazione, una manifestazione indetta per promuovere la compagine di Blocco Studentesco che partecipa alle elezioni universitarie del 12 e 13 maggio prossimi.

Le parole d’ordine: ‘Assaltiamo il futuro’, ‘Stop privatizzazioni’, ‘Belli come il sole’, ‘No al caro libri’, ‘Siamo la sfida alle stelle’, ‘Libro di testo unico’, ‘Piu’ sport in scuole e atenei’, ‘Fuori i baroni dagli atenei’.

Un gruppo di personalità del centro sinistra ha firmato un appello alla libertà di manifestazione quando sembrava che la manifestazione non sarebbe stata autorizzata. Manifestazione che per motivi di sicurezza è stata trasformata in un sit-in a piazza della Repubblica.

A chi ha criticato quell’appello e a chi si batteva per impedire tale “riunione pubblica” voglio dire alcune cose.

1) Blocco Studentesco partecipa alle elezioni universitarie. Per quale motivo non dovrebbe manifestare?

2) il mio Paese è un paese democratico, che ha combattuto una dittatura che si è macchiata di crimini politici,razziali e antisemiti. Una dittatura fascista. Un Paese democratico non ha paura del confronto dialettico. Non è con la violenza, con la forza e l’impedimento a riunirsi che si cambiano le idee di coloro che ancora oggi si definiscono fascisti. Quei metodi li usava il fascismo e non hanno funzionato con noi che abbiamo “resistito” e trovavamo il modo di combattere il regime.

Detto questo, invece, il potere visionario e onirico che Blocco Studentesco esercita sui giovani italiani dovrebbe farci riflettere molto. I nostri GD (Giovani Democratici) non sono in grado di costruire lo stesso radicamento, la stessa partecipazione nelle scuole e nelle università. Non sono, sul territorio forti quanto loro. Non bastano iniziative chiuse nelle sedi di partito. E’ evidente. E dove la sinistra vince su quella destra lo fa unendo il non unibile, formando compagini di opposizione e non di governo giovanile.

Ciò che dovremmo fare – invece di perdere il nostro tempo a discettare se Casa Pound o Blocco Studentesco possono o no manifestare o possono o no ricevere deputati del PD a dibattere sulle questioni del Paese – dovrebbe essere costruire un’alternativa vera a Blocco Studentesco nei luoghi giovanili. Un’alternativa parimenti attraente e con la stessa carica rivoluzionaria di quella espressa dalle loro parole.

Ciò che dovremmo fare è aprire un lungo dibattito di memoria, non tra di noi, ma con chi ancora si definisce fascista, cercando di coglierne i torti e le ragioni, comunque le motivazioni. Un lavoro di vera elaborazione storica, di “ripresa” di coscienza collettiva del perché c’è stato il ventennio. Cosa è accaduto in quel ventennio e cosa ritorna, oggi, di quel ventennio, passando persino per il craxismo.

Non dimentichiamo che il nostro premier pochi giorni fa ha detto che in Italia c’è troppa libertà di stampa.

Oggi, in un bar di Pescara, dentro un tabacchino c’era un’intera colonna di accendini con le effigi del Duce. In Abruzzo c’è ancora chi veste la camicia nera “dentro” pur non sapendo nemmeno che cosa siano Casa Pound o Blocco Studentesco.

Ci sono luoghi dove le “ragioni” non sono mai giunte. Luoghi da comprendere e da ascoltare. Non certo da censurare.

Ci sono luoghi immaginari e parole (definizioni) che dobbiamo abbattere con la politica e non con la limitazione della libertà. Che dobbiamo sfaldare con l’azione. La presenza. La risoluzione dei conflitti sociali. La non partecipazione al regime in nessuna delle sue forme (ci torno nel we nella nostra partecipazione societaria a codesto regime).

Non cadiamo nella violenza della negazione. Noi dobbiamo tuffarci nella passione di amare il Paese (ed il mondo essendo noi internazionalisti, cosa che ci distingue dalla destra, per esempio), dove l’amore non sia semplice atto linguistico, ma sia cura del bene pubblico. Attenzione verso il fragile e l’emarginato.

Qualcuno dirà che lo facciamo. Io dico che non lo facciamo in modo strutturato e visibile e costante e continuato e massiccio. Dove accade è casuale. Non siamo “organizzati” per penetrare davvero il Paese, lo abbiamo perso quel DNA.

La negazione rafforza l’avversario. Non lo indebolisce.

Concludo chiedendo a tutti una profonda riflessione su cosa intendiamo per “fascismo”. Non oggi, nel III millennio. Ma sempre ed ovunque, anche dove si è chiamato comunismo.

Per me è la negazione della libertà individuale e collettiva. E’ la violenza di pochi (da chiunque provenga) gratuita per ragioni politiche qualora non sia rivoluzione di massa contro una dittatura (eh). E’ la sopraffazione del diverso. Delle donne. Dei gay.

p.s. piccola postilla frocia. Il Family Day per me fu un atto fascista. Quando manifesta Militia Christi, per me (che manifesta contro i gay e non per qualcosa), si fa puro fascismo. Voi, compagni, in quei casi dove siete? Non sento mai voci forti ed autorevoli accanto a noi. Mai. Io distinguo il fascismo negli atti nel III millennio. E molto spesso lo trovo negli angoli più impensati. E sono antifascista.