Pari diritti: il tempo è ora.


IL PD PER IL RICONOSCIMENTO GIURIDICO DELLE COPPIE DELLO STESSO SESSO.


Il mancato riconoscimento della parità di diritti e dignità delle persone Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) rappresenta una ferita al principio di uguaglianza nel nostro paese.
L’’Italia non possiede una legge contro le discriminazioni omofobiche e rappresenta un’anomalia fra i grandi paesi europei anche rispetto al riconoscimento delle coppie dello stesso sesso.
Il Parlamento Europeo, a partire dalla Risoluzione dell’8 febbraio 1994, ha sollecitato a più riprese gli Stati dell’Unione a rimuovere “gli ostacoli frapposti al matrimonio di coppie omosessuali ovvero a un istituto giuridico equivalente, garantendo pienamente diritti e vantaggi del matrimonio e consentendo la registrazione delle unioni”.
Belgio, Olanda, Spagna, Svezia Norvegia, Portogallo, Danimarca, Gran Bretagna, Germania e Finlandia hanno risposto pienamente a quell’appello, altri paesi europei (Francia, Repubblica Ceca, Austria, Lussemburgo, Svizzera, Ungheria, Slovenia Croazia, Andorra) hanno riconosciuto in forme diverse alcuni diritti. L’Italia rappresenta il risvolto d’ombra di una nuova pagina di libertà che l’Europa sta scrivendo in questi anni insieme ad altre grandi democrazie come la Repubblica Sudafricana, il Canada, l’Argentina, la Nuova Zelanda, l’Australia e diversi Stati USA.

Nei giorni scorsi la sentenza 138/2010 della Corte Costituzionale ha indicato al Parlamento italiano una strada da seguire. Pur non ravvisando nell’art.29 della Costituzione un automatico riconoscimento del diritto al matrimonio per le coppie dello stesso sesso, la Corte ha dichiarato che “all’unione omosessuale spetta il diritto fondamentale di vivere una condizione di coppia, ottenendone il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri. Tale riconoscimento necessariamente postula una disciplina di carattere generale. Spetta al Parlamento individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni suddette”.
Queste affermazioni indicano alla politica una nuova strada, assai più avanzata del dibattito sul riconoscimento dei diritti dei singoli “che fanno parte delle unioni di fatto” che aveva caratterizzato l’iniziativa del centrosinistra nell’ultima breve esperienza di governo. La Consulta indica al Parlamento la via di uno specifico riconoscimento giuridico delle coppie gay e lesbiche come loro diritto fondamentale.
È una strada che ha illustri precedenti in Europa, a partire da quel Civil Partnership Act, il nuovo istituto giuridico varato dal Regno Unito nel 2005 che ha esteso alle coppie gay lesbiche che vogliano contrarre unione i diritti e i doveri previsti dal matrimonio civile.

Abbiamo il dovere di non sottrarci di fronte a questa storica indicazione dell’Alta Corte e di superare ogni esitazione dimostrandoci capaci di proporre e condurre attivamente un processo di crescita culturale e civile della nostra società. È l’ora che il Partito Democratico si impegni con decisione per una riforma che riallinei l’Italia all’Europa e garantisca la fine di una disuguaglianza antistorica. In Parlamento è già presente un nostro testo: la Proposta di legge Concia 1631/2008 dal titolo “Disciplina dell’Unione Civile”. Chiediamo al Partito Democratico di impegnarsi con determinazione per questo obiettivo, di sostenere la proposta in Parlamento e di aprire nel partito, a tutti i livelli, momenti di confronto, di formazione e di decisione sul tema.

Come è avvenuto in passato su grandi questioni di libertà, come il divorzio o la riforma del diritto di famiglia, dobbiamo giocare la nostra parte per stare al passo con la storia e mettere in pratica i principi di uguaglianza e libertà contenuti negli atti costitutivi del partito. Il PD imbocchi questa strada con coraggio e convinzione. Lo faccia adesso, perché il tempo è ora.

1. Cristiana Alicata Direzione regionale Pd Lazio
2. Fabio Astrobello Responsabile nazionale Diritti civili Giovani Democratici
3. Simone Barbieri PD Roma
4. Rino Battocletti Assemblea regionale Pd Friuli Venezia Giulia
5. Andrea Benedino Segreteria Pd Piemonte
6. Simone Buttazzi Associazione 3D
7. Stefano Cappelli Associazione 3D
8. Maria Cristina Carloni Assemblea regionale Pd Friuli Venezia Giulia
9. Matteo Cavalieri Pd Bologna
10. Martina Cito Associazione 3D
11. M.Grazia Cogliati Dezza Consigliera comunale Pd Trieste
12. on. Paola Concia Deputata Gruppo Pd
13. Giovanni Corsi Associazione 3D
14. Roberto Cosolini Segretario provinciale Pd Trieste
15. Amedeo Fadda Pd Roma
16. Andrea Furegon Associazione 3D
17. Enrico Fusco Direzione regionale Pd Puglia
18. Simone Fusco Pd Roma
19. Veniero Fusco Pd Caserta
20. Daniele Garuti Pd Modena
21. Paolo Gerra Assemblea provinciale PD Como
22. Marco Gnesi Giovani Democratici Lombardia
23. Carlo Guarino Pd Roma
24. Sergio Lo Giudice Direzione Pd Bologna
25. Alice Lomonaco Giovani Democratici Bologna
26. Aurelio Mancuso Pd Milano
27. Simone Montermini Sindaco di Castelnovo di Sotto ( RE)
28. Rosanna Muzzarelli Pd Bologna
29. Monica Noschese Associazione 3D
30. Fabio Omero Capogruppo PD Comune di Trieste
31. Fabrizio Paoletti Associazione 3D
32. Enrico Pizza Assessore alla Mobilità Comune di Udine
33. Francesca Puglisi Segreteria Nazionale Pd
34. Emanuel Sacchini Sindaco di Casalmaggiore (CR)
35. Caterina Santachiara Responsabile Diritti civili Giovani Democratici Lombardia
36. Carlo Santacroce Presidente Associazione 3D
37. Ivan Scalfarotto Vice presidente Assemblea Nazionale Pd
38. Ivan Scanavini Direzione Pd Modena
39. Giuseppe Silvestris Pd Bologna
40. Alberto Villa Segreteria provinciale Pd Genova

MESSAGGIO DI BERSANI

Care amiche e cari amici,

nell’impossibilità di essere presente al vostro incontro, vi invio i miei auguri di buon lavoro per il dibattito che vi impegnerà nella giornata di oggi.

Domani si celebrerà in tutta Europa la Giornata Internazionale contro l’Omofobia, indetta dal Parlamento Europeo con la Risoluzione del 26 aprile 2007. In questa occasione voglio ribadire con forza l’impegno mio e dell’intero Partito Democratico nel contrasto ad ogni forma di discriminazione diretta o indiretta basata su orientamento sessuale o identità di genere.

Come sapete, il nostro partito sta conducendo in Parlamento una battaglia per l’approvazione di una legge contro l’omofobia che, purtroppo, si è trovata di fronte un muro di ostilità e pregiudizi innalzato dal centrodestra. Continueremo nel nostro impegno nelle aule parlamentari e nella società per abbattere quel muro e superare ogni discriminazione, attraverso azioni di sensibilizzazione sociale, iniziative politiche ed atti amministrativi.

L’incontro di oggi prende le mosse dalla recente sentenza della Corte Costituzionale sull’accesso delle coppie dello stesso sesso al matrimonio civile. Era una sentenza che tutti attendevamo affinché anche la politica ne potesse ricavare un’indicazione.

La Corte ha ritenuto che non vi sia una relazione diretta fra l’art.29 della Costituzione e il diritto delle coppie dello stesso sesso ad un riconoscimento giuridico. Nello stesso tempo, ha affermato l’esistenza di questo diritto fondamentale e ha individuato nel Parlamento la responsabilità di garantirlo e riconoscerlo attraverso una norma di legge.

A questa indicazione dobbiamo essere pronti a rispondere nel modo più efficace. Anche attraverso il Vostro supporto e la Vostra elaborazione, partendo dalle proposte di legge già depositate in Parlamento, il Pd deve mettere in campo un suo progetto che rappresenti una delle proposte di riforma con cui presentarci al voto degli elettori. Sarà importante, a questo scopo, il contributo che Voi darete anche attraverso i lavori di oggi.

Facciamo in modo che nei prossimi mesi, utilizzando le diverse occasioni di confronto, le Feste del partito, i momenti di formazione politica, si crei una condivisione ampia intorno all’obiettivo del riconoscimento della pienezza dei diritti e della dignità degli amori omosessuali.

Un affettuoso saluto

Pier Luigi Bersani

Un pensiero riguardo “Pari diritti: il tempo è ora.

  1. Troppo poco. Troppo umiliante. Troppo ghettizzante. Troppo tardi. Ci si riferisce alla legislatura 2013-2018… quindi a ciò che il centro-sinistra si dovrebbe impegnare a fare per noi nel prossimo decennio in caso di vittoria; sinceramente mi sembra il caso di insistere per l’inclusione nel matrimonio civile e non per la creazione di istituti segreganti per omosessuali che ce lo facciano scimmiottare e che, come abbiamo visto nell’esperienza di tutto il nord europa e della stessa Gran Bretagna, tenderebbero a allontanare la conquista del matrimonio per anni e anni. Se proprio di partnership si vuol parlare si parli di partnership all’olandese, non all’inglese… nel 1998 in Olanda è stata creata una partnership simil-nuziale che dà alle coppie ETERO ed OMO che vi accedono tutti i vantaggi e le responsabilità del matrimonio; proprio in quanto non riservata solo alle coppie dello stesso sesso, tale partnership non ha teso a diventare sostitutiva della libertà matrimoniale di gay e lesbiche e perciò non ha ostacolato la conquista stessa del matrimonio arrivata 2 anni più tardi (confrontare questi 2 anni coi tempi biblici di Svezia, Norvegia e Islanda grazie, e quelli di Danimarca e Gran Bretagna in cui il matrimonio è ancora riservato esclusivamente agli etero). Riguardo le citazioni… beh si poteva citare il ben più evoluto invito che l’Europa ha fatto nel 2003 (vedi Rapporto Sylla, in cui sono stati invitati gli Stati Membri a permettere ai gay e alle lesbiche matrimonio e adozioni e a trattare in modo paritario i conviventi, etero e gay, e gli sposati). La Consulta, faccio presente, non ha affatto detto che sarebbe preferibile riconoscere le coppie conviventi gay e lesbiche con uno strumento vietato alle coppie conviventi eterosessuali. Assenti da questo documento i riferimenti alla necessità di permettere anche a chi è omosessuale la possibilità di diventare padre, o madre, attraverso l’adozione, la step-child adoption e attraverso le tecniche di fecondazione. Visto che si fa riferimento alla Gran Bretagna faccio notare che lì le coppie dello stesso e in generale le coppie di fatto sesso possono adottare bambini (grazie a una legge di riforma dell’adozione del 2002 poi fatta propria anche dall’autonomia scozzese) e accedere alle più moderne tecniche di fecondazione, persino ricorrendo alla surrogazione. Lì due lesbiche che ricorrono alla procreazione assistita sono da subito considerate entrambe genitrici del figlio che nasce. Qui si continua col chiedere di meno di ciò che ci spetta, si continua con il far riferimento a segregazioni che tendono a rallentare la marcia verso il matrimonio, si continua a perseguire una strada umiliante e fallimentare. Indegna del 2010.

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