Il rigore della politica

Voglio tornare su questo articolo di Antonello Caporale  che ha scatenato una polemica sulla mia pagina di Fb, sul mio blog e su cui sono intervenuti sia elettori che eletti.

Due piccole premesse alla cosiddetta società civile:

1) fare politica non è una cosa sporca. La maggior parte di chi la fa la fa in buona fede, la fa con sacrificio, il più delle volte tutta la vita in modo del tutto volontario e non retribuito e quando anche arrivasse ad una carica elettiva NON è di per se uno scandalo che quel tempo gli venga debitamente retribuito.

2) in questi anni alcuni esponenti politici, di entrambi gli schieramenti, sono stati coinvolti in scandali, mazzette, corruzione, collusione mafiosa. Perché è lo stesso luogo del potere che viene investito dalla tentazione, ma – c’è un ma – la questione morale riguarda tutto il Paese. Tutti siamo collusi quindi accettiamo un favore, quando paghiamo in nero, quando evadiamo il fisco, quando raccomandiamo un figlio, quando chiediamo di passare avanti per un posto letto in ospedale. Tutti quanti noi. Dal primo all’ultimo. In un Paese di gente onesta non si avrebbero politici corrotti. Aggiungo che laddove si usano le preferenze siamo noi a scegliere chi mandare a governare. In quei casi chi vota solo il partito e NON esprime la preferenza, in molti casi fa più danno agli onesti che ai disonesti (da qui la mia polemica con Saviano pre-elettorale quando lui chiamava alla NON astensione non specificando che con quel sistema elettorale votare un partito e non esprimere la preferenza significava spesso darlo in mano ai baronati delle preferenze di dubbia provenienza [che non significa che tutti coloro che hanno un consenso personale siano corrotti o corruttori]).

3) il problema dell’accessibilità alla politica per chi lavora nel privato è enorme (come le conseguenze che essi subiscono se non ce la fanno). Sembra che la politica sia fatta o per i professionisti (che nell’attesa sguazzano nelle aziende pubbliche) o per i ricchi (vedi l’orda di professionisti portata da Berlusconi sugli scranni del parlamento).

Detto questo.

In questo momento la disaffezione alla politica è enorme e lo ha dimostrato l’astensionismo. La tendenza a guardare di traverso chi fa politica, chi porta alta la bandiera di un Partito (strumento di un’idea di Paese) è l’atteggiamento socio-politico del momento.

Frasi come:

“Non vogliamo bandiere di partito.”, “Non vogliamo politici o che parlino i politici”, sono all’ordine del giorno.

Sul Blog di una delle firmatarie di quella proposta di legge si trovano le effettive motivazioni in buona fede che hanno portato a quella proposta (vi chiedo di dare molta attenzione, tutti quanti noi siamo chiamati ad essere informati prima di parlare, io per prima e mi scuso di avere alimentato l’imprecisione dell’articolo di repubblica):
http://www.luciacodurelli.it/

Restano alcuni fatti che mi fanno riflettere:

1) è corretto che in un momento come questo, in un Paese privo di welfare per tutti i cittadini, si presenti un disegno di legge di quel tipo?

2) è giusto che il PD non abbia un organo decisionale centrale che stabilisca alcune priorità che siano quelle del Paese e che quindi diano forma e immagine del nostro partito come un partito vicino alla gente?

3) è corretto che quando si affronta il tema del welfare e delle protezioni non lo si faccia in modo coerente e complessivo, affrontando la vita di tutti i cittadini? Cosa possiamo raccontare a tutti i giovani che lavorano in nero non come amministratori ma come manovalanza dell’economia sommersa?

E’ di certo pura demagogia l’abbattimento degli stipendi dei politici se non si accompagna tutto con una politica di risparmio e di investimento in un welfare collettivo. Non abbiamo asili nido per tutti. Molte scuole pubbliche non sono funzionanti e vivibili. Le aziende chiudono. Moltissimi lavorano in nero, perché l’assenza di contratto è lo specchio di un’economia in decadenza, frutto di una politica industriale ed economica lasciata alla libera iniziativa degli imprenditori in sistema federale puro (ogni regione ha la sua economia da succhiare fino allo spasimo).

La politica sia rigore. Non si metta come priorità. Come dice qualcuno ci vogliono parole forti. E fatti forti che ne conseguano. Coraggio, umiltà, non accanimento. Sono certa che la proposta è stata fatta in buona fede. Ora però pensiamo alle vere priorità.