Il “suicidio demografico”

Di recente il cardinal Bagnasco è intervenuto sulla situazione delle famiglie italiane, rilevando l’abbassamento del tasso di natalità e il rischio di suicidio demografico. Le conclusioni politiche del suo intervento sono state la richiesta al governo di inserire il quoziente familiare. In poche parole uno “sconto” sulle tasse a seconda della numerosità familiare o addirittura un bonus bebé. Secondo il cardinale Bagnasco questa è la via per garantire alle famiglie italiane la possibilità di fare figli.

In realtà la posizione di Bagnasco, come di tutti coloro i quali sono a favore del quoziente famigliare non tiene conto della realtà:

1) Il quoziente famigliare aiuta le famiglie numerose già esistenti.

2) Non risulta essere affatto un incentivo alla natalità nelle giovani coppie già formate perché non è una cifra sufficiente a coprire le spese della nascita di un bimbo considerando per esempio solo il nutrimento, il vestiario e il costo dell’asilo nido (tenendo conto che una bassa percentuale dei bimbi tra 0 e 3 anni riesce ad accedere agli asili nido (per esempio a Roma solo l’11%.

3) La maggiore causa del “suicidio demografico” non solo economica, ma risiede nella carenza vergognosa di servizi sociali di assistenza all’infanzia che consentano ad entrambi i coniugi di lavorare e nello stesso tempo fare la bellissima scelta di mettere al mondo un bambino e assicurargli la crescita migliore.

4) Il quoziente famigliare ha insito nella sua stessa natura il principio che la donna deve sostanzialmente stare a casa ed è quindi un approccio al problema reazionario e tradizionalista e di sussidiarietà. Non è un intervento strutturale, ma di emergenza.

Cosa secondo me dovrebbe fare lo Stato e cosa la Chiesa:

1) lo Stato deve investire di più in servizi sociali. Questo ha ovviamente dei costi, ma sono dei costi di cui dobbiamo farci carico per limitare il “suicidio demografico” ed invertire la tendenza che giustamente preoccupa la Chiesa. La copertura va cercata con una migliore allocazione delle risorse e con la lotta all’evasione fiscale ancora elevatissima. L’Italia è ancora intrappolata in un’enorme inefficienza burocratica, negli sprechi e in un’evasione diffusa a tutti i livelli.

2) La Chiesa può, nell’immediato, dare un segnale fortissimo in questo senso abbattendo le rette dei propri, tantissimi, istituti e quindi consentire un più largo accesso.

Può sembrare una posizione idealista e irrealista. Eppure quando vedo al 27 maggio che un ristorante sulla costa laziale, in una delle mete turistiche più rinomate, ha strappato solo 430 ricevute (una media di 3 pasti al giorno, quando nei giorni feriali solo a pranzo l’ho sempre visto pieno), mi sorgono seri dubbi sulla nostra volontà di affrontare davvero il cancro che affligge questo paese.