Eva Dorme. Francesca Melandri, ed. Mondadori 2010

1 giugno 2010 § Lascia un commento


“Eva dov’è?”

“Eva Dorme.”

[cit.] L’ho perso come si perde al luna park, il contrario di quando tiri bene la palla di stracci, butti giù tutti i barattoli e poi ti danno il premio. Io ho tirato, ma non ho vinto. Non ho vinto un padre. [fine cit.]

Conosco l’autrice e questo mi ha fatto avvicinare al libro con la circospezione e l’imbarazzo che si ha quando si teme di dover concludere forzatamente che il libro è bello anche se non lo si pensa davvero. Non l’ho trovato in libreria per caso, avevo una missione che doveva compensare un mancato arrivo “dedicato” per un disguido postale. Forse nemmeno lo avrei comprato, magari, chissà.

C’ho inciampato. Ho inciampato nelle stelline che sono quelle che Francesca ha usato nei pochi pezzi di un mio lungo scritto e che lei ha letto, per dire che quel passaggio le piaceva, le suonava, andava giù come acqua di fonte.

Era pieno di stelline “Eva Dorme”.

E quando si inciampa ci si fa pure male, perché in certi punti ti salgono le lacrime, quelle dello stomaco, non quelle del cuore che vengono da talmente giù che non arrivano alle guance. Quelle che ricacci. Lo fa in modo delicato di colpirti tanto che quando accade ti senti stupido come se fossi cascato in un tranello, invece si è trattato solo di un ricordo che contenevi e che riemerge.

Non voglio dirvi nulla sulla trama. C’è persino, a me gradito, il racconto politico dell’Alto Adige che investe, si intreccia, uccide, separa i protagonisti della storia.

C’è l’infanzia. C’è la montagna. C’è la forza di una madre e poi c’è una storia d’amore, di quelle storie che non hanno ospitalità sulla terra, proprio non possono risolversi perché o tutto o niente, e che pure restano tra le dita, per sempre, le dita di chi le vive e le racconta. C’è l’abbandono forzato, quello di quando non si dovrebbe, ma non si può fare altro.

Ci sono enormi mancanze saziate.

Ci sono delle immagini mozzafiato come un reggiseno rosa, di notte, illuminato da un gatto delle nevi come dalle luci di un concerto rock.

E poi c’è una donna, Gerda, che dovete leggere anche dove non è scritta.

E poi c’è una donna, Eva, che dovete leggere anche dove non arriva.

Buona lettura.

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