La gestione di un Partito.


Farò una premessa a scanso di equivoci. Scrivo questa nota per riflettere ad alta voce, per dare “parola” a delle riflessioni che sono interne, ma hanno un inevitabile impatto con l’esterno, inteso come gli elettori e quindi Paese.

Un Partito è lo strumento attraverso il quale può avvenire una elaborazione politica coerente con le proprie linee guida, a loro volta concepite per definire una direzione, un progetto, un’idea di Paese.

Tutte le organizzazioni umane, tutte nessuna esclusa, prima di “organizzarsi”, sono state “movimento”, cioè aggregazione di persone accomunate da una visione, da un’idea e che ad un certo punto hanno sentito l’esigenza di organizzarsi per poter essere più incisivi e raggiungere in modo più facile e più veloce l’idea primordiale che li aveva inizialmente uniti. Il novecento è stato il secolo di questo fenomeno nel bene e nel male e spesso in entrambi i casi contemporaneamente.

Tutte le organizzazione umane tradizionali, nel passaggio tra il XX e il XXI secolo, attraversano una fase critica che chiameremo “burocratica”. La fase “burocratica” è l’anteporre la sopravvivenza della propria struttura a tutto il resto. Questa fase è vissuta da Partiti, da Sindacati e da Associazioni. Una fase gravissima, secondo connivente pilastro del rincoglionimento collettivo di questo quindicennio. Una fase che alimenta l’astensione, il disimpegno, l’antipolitica e la rivisitazione in senso negativo (cosa pericolosissima) dell’importanza dei sindacati e delle associazioni.

Il Partito Democratico, più ancora della trasformazione PCI-PDS e PDS-DS, nasceva per superare quella fase. Più di ogni altro partito (badate bene che tutti gli altri partiti portano un nome di qualcuno sul proprio simbolo o sono paragonabili a dei rotary club), nei suoi intenti, reclamava la propria osmoticità sociale. Un processo difficile. Da una parte una dirigenza partitica stanca, vecchia e burocratica (italianissima resistenza al cambiamento, quindi doppiamente affetta), gestita in modo bilanciato nei suoi correntismi di cui nessuno più ricorda le origini se non per motivi personali, dall’altra un elettorato incazzato, disorganizzato, incapace di comprendere tempi, modi e funzioni di un partito e innamorato del metodo movimentista: sfogo rapido, coscienza impegnata pulita, dovere politico assolto.

Ovviamente, come sempre, la verità sta nel mezzo.

Un Partito non può essere gestito come un movimento (a meno che non sia di proprietà di un capo popolo e qui mi fermo), ma un Partito non può essere gestito come un ministero (nel senso negativo dato a questa parola). Da una parte la sostanza senza forma. Dall’altra la forma senza sostanza.

Un partito non può essere avventato nelle sue decisioni, ma non deve nemmeno essere intrappolato e non decidere mai.

Un Partito possibilmente deve nominare la propria dirigenza guardando a chi merita per competenza pensando al Paese e non nominare per spartizione correntizia. Questa è burocrazia. Noi siamo attualmente, ancora, molto burocratici. Molto votati alla forma e poco alla sostanza tanto che in questo momento stiamo correndo l’altissimo rischio di perdere quei pezzi di “non partito” che si erano avvicinati con la loro competenza, mai misurata da nessuno e quindi mai apprezzata. Competenza guadagnata sul campo, sui luoghi di lavoro che però non viene considerata all’altezza dell’esperienza interna. Questo processo sta escludendo e sta premiando la fedeltà piuttosto che il merito. Cioè sta facendo sopravvivere il Partito e non sta pensando al Paese.

Penso ad alcune battaglie che ci aspettano, per esempio nel Lazio, tanto per parlare chiaro e non sembrare di stare a fare la teorica, ruolo che non mi compete per natura. In ordine sparso.

1)      nel 2011 si vota a Latina. Chi è ben informato sa cosa sta accadendo e chi del nostro Partito si sta muovendo per fare anche delle primarie fittizie, ma per non cambiare nulla. Voglio un segretario (in realtà voglio una segretaria!) regionale che da subito, appena eletta inizi a dialogare con la città di Latina ed accanto al Partito cominci una discussione aperta sui problemi della città. Voglio che vada lì una volta a settimana e poi individui una persona capace di agire, di parlare alla città e di portare consenso.

2)      Nel 2010, alle ultime regionali, abbiamo eletto 11 consiglieri uomini. Il governo Polverini non ha di meglio da fare che intervenire su consultori e RSU486. Due dei nostri consiglieri votano persino con la maggioranza. Voglio una segretaria donna, possibilmente non incancrenita nelle dinamiche di partito che richiami i consiglieri all’ordine e guidi una politica che tenga conto della differenza di genere. Ovviamente deve essere capace di muoversi dentro il Partito, di parlare a tutti, ma deve sapere parlare alla Regione: ai lavoratori, agli studenti, agli imprenditori, costruendo il tessuto che ci accompagni nelle sfide del 2011 e del 2013.

3)      Dobbiamo eleggere al più presto un segretario romano libero, indipendente, forte che sappia imporsi su tutte le componenti, dettare le linee guida per il 2013. Che parli alla città e non alle componenti di partito. Che sappia valicare la burocrazia, farsi corpo, organizzare il partito, ma essere punto di riferimento per i cittadini, anche senza passare per vecchi schemi.

In entrambi i casi chi guida deve sapere trovare il modo di gestire quelle che per me sono davvero le componenti del partito: donne, giovani, uomini, persone esperte di partito e persone che hanno competenze sociali. Ecco, questa deve essere l’alchimia meritocratica. Non bersaniani, mariniani, franceschiniani e qualche altra correntucola fantasma.

Aggiungo: badate bene, questo non è un post anti-bersani, ma anti correnti. Che è molto diverso.

p.s. all’elettore che arrivato fin qui penserà che il PD parla sempre e solo di se stesso e di come organizzarsi. Sappi che tutto questo è necessario proprio perché l’esercizio della democrazia è difficile e tortuoso e che io preferirò sempre un luogo di tutti dove parlano in tanti (ma poi si fa una sintesi e la dirigenza coordina e guida) rispetto ad un luogo dove parla uno e gli altri obbediscono.

17 pensieri riguardo “La gestione di un Partito.

  1. Ti seguo via Civati, questo è il primo post che leggo. Vorrei intervenire sulla questione femminile, in generale e nel nostro partito. Alle ultime regionali il PD a Brescia ha candidato 4 uomini e 4 donne. Risultato: le 4 donne in coda, ben distanziate dai 4 uomini. E’ ora di smettere di farci male da soli. Se ci sono poche donne che fanno politica (da me, benedette!) e quindi, giocoforza, la selezione tra queste è più debole, significa che avanzeranno donne mediocri che prenderanno il posto, ingiustamente, di uomini meno mediocri. La parità si raggiunge cercando di avvicinare le donne alla politica (oh, quanto servirebbe!) non con le leggi Panda.

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  2. Intanto Nichi va avanti. Senza partito (perchè SEL non esiste), senza dibattito interno, senza tutte le razze di star trek in cui il PD continua a dilaniarsi.
    Sembriamo 10 piccoli indiani o Highlander: alla fine ne resterà uno solo. Magari quello intelligente con i baffi e la barca, che continua a parlare di larghissime, vecchissime, intese.
    Gli unici che non intendiamo sono i nostri elettori che ci chiedono entusiasmo, coesione, innovazione. E invece noi siamo per la politica dei piccoli passi, così piccoli che certe volte quando il PD si sposta nemmeno te ne accorgi.
    Perchè sì d’accordo la tiritera contro i partiti carismatici e i rotary club, ma si voleva dare un senso a questa storia un anno fa. Un anno dopo io l’unico senso che provo, quando scopro che appoggiamo Lombardo in Sicilia, è un senso di nausea.

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  3. Filippo, non è così. Le donne ci sono, ma quelle che vedi sono quelle mediocri cooptate. Le donne italiane non possono essere più sceme di quelle danesi. mi rifiuto di pensarlo. Sono solo tenute fuori in un Paese ancora maschilista. Sono sempre stata contraria alle leggi Panda, ma in Italia è necessario farlo almeno per sbloccare la situazione….credimi.

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  4. Cristiana, sono contento che siamo d’accordo più di quanto sembri. Concordo al 100% che la politica è un’arte anche (ma forse soprattutto) femminile. Ci sono state donne pessime in politica (Condoleeza Rice) ma molte hanno fatto bene quando è stata data loro una opportunità.
    In Italia c’è un fattore ambientale (come è strutturata la famiglia, la mancanza di servizi – asili etc).
    Il mio segretario di circolo è una donna, una bravissima ragazza. E’ sposata ma non ha figli… temo che quando li avrà si allontanerà per un po’ dalla politica, vedremo.
    Rimango contrario alle leggi Panda, nella maniera rigida del 50% delle candidature. Facciamo, per dire, primarie per assegnare i posti in lista, e poi i primi si candidano, con l’eccezione magari di un posto se proprio son tutti maschi.
    Cosa facciamo nel PD quando i tempi saran maturi (tra poco), istituiamo la quota trans? Ridicolo no? E perché allora non appare ridicolo avere la quota 50% donne?
    Spero si capisca lo spirito di fondo di quanto esprimo (che so essere contro lo statuto) ma io credo che è meglio avere 10 uomini eletti e 2 donne (per dire) che 4 uomini eletti e 3 donne (nel PD ovvio). Anche per costruire una effettiva parità.
    Ho una figlia femmina (ulteriore precisazione)

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      1. uno dei tanti temi su cui nel PD a volte si parla bene ma si razzola … ! Io sono assolutamente favorevole alle quote rosa, è l’unico modo per attivare un circolo virtuoso. Certo, sarebbe bello se non fosse necessario, ma se non si applicano i nostri nipoti continueranno a vedere un parlamento fatto di uomini che ragionano da uomini …

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  5. Filippo vive in un mondo reale, quello in cui gli uomini fanno politica e le donne lavano e stirano, tirano su i bambini, puliscono il sedere ai vecchi. Le donne possono far politica, dopo aver lavato e stirato, messo al letto pupi e vecchi, se ne hanno l’energia.
    Il risultato è che il PD è un partito maschile più ancora del PDL, dove di donne ce ne sono tante (anche se sappiamo in che modo sono scelte).
    Il risultato, comunque, è lo stesso: niente potere alle donne, ed è un circolo vizioso che si autoalimenta.

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  6. Cristia’, c’è un’unica soluzione: il partito femminista. In Islanda l’hanno fatto e non è andato male. In Svezia l’hanno fatto, sembrava che sarebbe andato benissimo, poi si sono messe di mezzo le separatiste con proposte deliranti (volevano tassare ogni bambino maschio alla nascita, roba così) ed è andato tutto a carfagne.
    Mollate i vecchi str***i del PD ai loro senili deliri maschilisti e mettetevi in proprio, o al limite con Nichi.
    Ma sempre meglio sole: in Italia, se non hai un pugno di voti tuoi da buttare sul tavolo, non sei nessuno.

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    1. esattamente quali sarebbero, queste str…? Mi rendo conto che tu sia un esperto in materia, in quanto vecchio piddino aduso ad ogni sorta di compromesso.
      Tu e Cristiana siete eguali e contrari: entrambi cercate di violentare la logica per farci credere che il Pd sia un’altra cosa da quel che è. E tuttavia, basta portare fino in fondo al discorso perché le argomentazioni dei piddini, che sono basate su bugie, illusioni, ignoranza, crollino come le superstizioni dei pagani di fronte alla scienza.

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