La responsabilità di chi ha responsabilità (lettera alle associazioni,ai militanti LGBTQI ed ad Arcigay Roma in primis)

Scrivo questa nota di ritorno dal Settimo Cielo dove con le mie orecchie ho voluto ascoltare sia il racconto di Mustaphà che quello di Valerio De Santis, titolare della spiaggia, notoriamente gay friendly e frequentata da buona parte della comunità romana da anni.

In quella spiaggia, in questi anni, ho assistito a baci omosessuali, a baci etero, a nudisti ed anche ad effusioni più appassionate come ci sta quando si ha venti anni e gli ormoni in agguato si sia omosessuali o eterosessuali.

Se mi avessero raccontato una del genere, fossi stato il presidente di un’associazione gay mi sarei informato bene, avrei chiamato il titolare, ci sarei andato. Se davvero conoscessi la realtà romana, non ci avrei creduto e avrei approfondito. Cose che ai giornalisti non si possono più chiedere, quelli non gli pare vero di finire in prima pagina con la firma su pezzi che smuovono la noia estiva di un Paese in crisi e di un Governo allo sbando. Eh, già, che noia.

Per quale motivo una spiaggia che campa sulla comunità avrebbe dovuto censurare un bacio gay. Baci che, lo ripeto di nuovo, sono all’ordine del giorno? LI ho dati anche io. Confesso.

Ora dico a tutti noi che siamo chiamati, in questo momento così complesso e difficile a grandi responsabilità. Le responsabilità di chi è punto di riferimento per la stampa e per la comunità. Chi nei partiti, chi nelle associazioni, chi perché è voce autorevole della cultura. Ognuno di noi, adesso, deve essere in grado di individuare priorità e strumenti per condurre la battaglia.

Non si possono far passare due mortaretti (versione della polizia) per due molotov (versione della stampa): vedi attentato alla Gay Street dell’anno scorso e spaventare un’intera città. Non si può difendere un atto osceno in luogo pubblico (a meno che il nostro obiettivo non sia quello del sesso libero ovunque allora la storia è un’altra e io non ho capito). Si può difendere un bacio, certo. Perché è la libera espressione dell’amore e poi c’è bacio e bacio ma non voglio scadere nel moralismo, non lo sono. Ma ci conviene fare questa battaglia in questo modo? E’ la strada giusta per far passare l’omoaffettività questa? Non si può uscire sulla stampa raccontando dei luoghi di cruising dei preti e di essersi fatti un monsignore. Che senso ha? Sembriamo un branco di sessuomani. Ci piace fare sesso come al resto del mondo. Tanto quanto. A me moltissimo, ma se fossi etero, avrei la stessa voglia e sarebbero fatti miei, non devo fare alcuna battaglia politica per chiudermi in casa con una donna, anche una diversa ogni giorno o magari 3 insieme (questo giusto per non passare da moralista, eh).

Io voglio difendere i figli delle coppie omosessuali. Andiamo fuori dalle scuole a parlare di questo, non di sesso. Vorrei stare vicino agli anziani soli, alle coppie che non arrivano alla fine del mese, ma sono gay e non possono avere incentivi di qualche tipo. Le coppie a distanza che non possono ricongiungersi perché il contratto nazionale a noi, non ci prevede. L’estensione della 104 per i portatori di handicap al compagno o alla compagna. Sono queste le battaglie che dobbiamo fare, che sono battaglie culturali, che portano dietro a noi l’intero paese. E so che molti di voi è in questa direzione che vanno e che andranno. Concentriamoci. Non perdiamo la brocca per un pò di visibilità personale. Siamo, che lo vogliamo o no, responsabili di un’intera comunità. Ma non perché la comunità lo vuole. Non ci ha mai scelto nessuno. Ma perché ne abbiamo fatto la battaglia della vita, perché qualcuno doveva farlo. Non fanno notizia queste battaglie? E chi se ne frega. Fanno Paese, fanno cultura, fanno comunità. Fanno bene, per la miseria!

Ho taciuto in questi mesi davanti al personalismo di alcuni, alla ricerca smodata della telecamera. Ho taciuto perché ho la tessera di un Partito e poteva sembrare che venissi mal interpretata. Ma oggi sono incazzata. Sono incazzata perché questa smania di apparire, tutta individuale, ci danneggia tutti. E la prossima volta che succede qualcosa, qualcosa di grave, diranno che ce la siamo fatta da soli o la gente non ci crederà.

Un po’ di responsabilità. Per favore. Un pò di senso della misura. E tanta unità.

Grazie.

PD Lazio…yawn (parlando ad alta voce)

Qui Lucio D’Ubaldo che se la piglia con Nicola Zingaretti.
Conclusioni sbagliate, ma alcune riflessioni interessanti. Le conclusioni sono errate perché parlano di municipi romani, si scordano chi è stato eletto in Regione e cosa ci sia davvero da riequilibrare: parità di genere e laicità (No, Lucio, la Visentin non va bene anche se mi sta simpatica, ok?). Nicola è l’indubbio leader della nostra regione, ma fa il presidente di provincia e si tiene fuori, fa bene. Non come altri che sono in campagna elettorale permanente. Siamo orfani, certo. Avere un leader e non poterlo usare ed avere a che fare con altri che leader non sono è una tragedia che ci sta consumando. Se proprio devo dire la mia sarebbe bello qualcuno che non viene né dai DS né dai Popolari, ma poi dite che non capisce un cacchio di dinamiche interne. In ogni caso più che Nicola avrei bastonato gli Zinga Boys che all’ultima assemblea non si sono ben distinti e non credo che Nicola sia stato così contento.
Però, Lucio, se finisci tutti i ragionamenti politici chiedendo poltrone non sei credibile. Fai come me, pensa ad un nome che non sia della tua parte e che ti ispira fiducia. E’ poco democristiano, ma molto democratico.

La Roma che ci piace, quella NON omofoba.

Leggo qui con enorme piacere (come sapete non ci ho creduto nemmeno per un secondo, essendo quella la mia spiaggia e avendo assistito più volte a baci, nel luogo dove anche i nudisti se ne stanno tranquilli come se niente fosse e dove forse devo aver baciato qualcuno anche io) che la storia del bacio “cacciato” dal Settimo Cielo, famosa spiaggia gay, altro che gayfriendly, era solo l’ennesimo episodio di visibilità perpetrato in mancanza di altro (tipo proposte politiche più serie o fare le pulci ad Alemanno che se ne dorme sul bilancio).

Questa sera, poi, ci siamo infilate da San Callisto, storico caffé romano accanto a Piazza Santa Maria in Trastevere a mangiarci il gelato allo zabaione più bello di Roma. Io e due delle mie amiche sorelle (etero, se proprio volete saperlo).

Il gelataio, ci vede, tre ragazze (non aggiungo belle ma loro due lo sono), così da bravo romano fa il piacione (e che deve da fà un gelataio romano ad agosto?) e parte a raccontare una barzelletta, ma dice due parole e mi sembra stia per raccontare una barzelletta sui froci, così lo fermo, sorrido (mi sa che un pò di vino lo avevo bevuto, posso confessarlo ad agosto?) e gli dico:

“Non raccontarmi una barzelletta omofoba che sono lesbica!”

E lui: “Mica è una malattia.”

E la racconta ed è una bellissima barzelletta.

Poi ordino tutto zabaione con panna e mi fa la battuta ammiccando al trio e aggiunge:

“Complimenti, comunque.”

“Macché – gli faccio –  Sono sorelle che te pensi.”

Grasse risate collettive, come se tutto fosse normale, come se Roma fosse Madrid o Berlino o NY con un pizzico di coattaggine ma a noi, in fondo, Totti ce piace.

p.s. Ogni tanto le buone notizie fanno bene.