L’inefficienza della democrazia, anticamera della dittatura.

La democrazia è in pericolo e la colpa è tutta nostra.

Riflettevo sul fatto che sia Mussolini che Berlusconi sono stati investiti dal voto popolare. Non hanno conquistato il potere con la forza, con le armi, come in tutte le dittature che si rispettino. Certo poi l’hanno tenuta a modo loro chi con le squadracce e l’olio di ricino e la propaganda, chi, oggi, con la propaganda (quella non manca mai) e il ricatto a cui soggiace buona parte della classe politica. Invece di pestare gli oppositori (interni o esterni) sui punti fino a farli morire, si conservano vizi e scheletri nell’armadio della classe politica e li si fanno uscire ad orologeria. Lo sputtanamento mediatico, scredita e riporta l’occhio della gente invece che sulla brutta copia (il parlamentare con la piscina abusiva o quello con la casa a Montecarlo, sempre che entrambe le cose siano vere ed andate così come Minzo-Signorini ce le propinano) sull’originale, sua maestà mi-sono-fatto-da-solo.

Il voto popolare, che io non ritengo affatto idiota e non guardo con sguardo snob, anzi, ha sancito in questi 16 anni la vittoria di B. , tranne in due casi, vedi Prodi e con una parentesi triste di D’Alema, primo ex comunista al governo che per inaugurare questo fatto storico e dopo aver fatto la stampella numero due (la uno è Fini) a B. , ci mandò a combattere in Kossovo.

Eppure nel voto popolare negli ultimi anni è accaduto che un numero di italiani tra il 30 ed il 40% non si è presentato alle urne.

Ora ciò che viene imputato al PD, l’unico partito popolare e vasto (e non identitario, non costruito intorno ad un cognome, quindi più difficilmente governabile) del centro sinistra è di non essere chiaro, di essere titubante.

Il PD, contiene in se i germi della democrazia. I germi sani, ovviamente, che sono il dialogo, la decisione collettiva, la sintesi che è necessario fare quando si ha a che fare con 60 milioni di italiani, flussi migratori, i gay che chiedono il matrimonio, Santa Romana Chiesa piantata nel centro d’Italia, un nord ad una marcia diversa del sud, la mafia, l’industria fondata solo su un prodotto, le alpi, il mare, eccetera, eccetera.

Non facile.

Per questo adesso noi abbiamo un compito. Abbiamo un compito morale nei confronti del Paese che è quello di consentire alla democrazia di apparire agli italiani come un aspetto sano. La democrazia deve essere chiara, deve poter avere un programma chiaro, semplice ed attuabile. Non possiamo lasciare che alla fine nel DNA di ogni italiano, dall’Unità di Italia ad oggi, 150 anni dopo, si annidi il germe della rassegnazione che solo un uomo forte possa risolvere o tentare di farlo i problemi dell’Italia.

Noi dobbiamo ridare alla democrazia dignità. Farlo, significa consentire alla democrazia di funzionare. Di essere efficiente.

UDC NO.

Bersani mandi al diavolo l’UDC. Si faccia un fronte unitario e compatto: PD, SeL, IDV e quelli della Federazione comunista che vogliono prendersi responsabilità. Chiami i cristiani italiani, quelli che hanno a cuore lo stato e la legalità (non quelli dell’UDC quindi), dia un ultimatum al governo per cambiare la legge elettorale e quando l’appello andrà a vuoto convochi le folle in piazza a chiedere il voto.

Se andiamo al governo con l’UDC cosa cambiamo di questo paese? Solo il nome del premier? C’è da cambiare un sistema. Un sistema fondato sulla corruzione a tutti i livelli. Con l’UDC significa abbandonare il sud, di nuovo. Allora meglio altri 5 anni di B. e poi ripartire dalle macerie quando tutte le dirigenze, anche le nostre, saranno così decrepite da dover stare fuori per forza.

E i 5 punti li dettiamo noi….

1) efficienza dello Stato (no metodo Brunetta, ma incentivi ai dirigenti se no fuori e selezione non politica)

2) abbattimento delle tasse e penalizzazione dell’evasione fiscale fino al carcere

3) contratto di lavoro unico per tutti. Piano Industriale di riconversione su settori regionali potenzialmente sviluppabili con formazione e reinserimento della forza lavoro.

4) aumento dei servizi sociali (asili, scuole pubbliche con taglio di fondi alle scuole private che non hanno bisogno di sostegno) e potenziamento del trasporto pubblico, rimessa in sicurezza di tutte le infrastrutture di base, abbandono del Ponte di Messina, completamento della A3.

5) laicità dello Stato (matrimonio ed adozione per coppie omosessuali e single, testamento biologico, capovolgimento della legge 40, applicazione della 194 anche nel suo ruolo di diminuzione degli aborti)

Vabbé, scusate…magari nel 2020 può essere un programma a cui credere. Però è questa l’Italia che voglio, che ci posso fare?

Dejavù.

Forzando la mano delle istituzioni, con l’aiuto di atti di squadrismo e d’intimidazione politica che culminarono il 28 ottobre del 1922 con la Marcia su Roma, Mussolini ottenne l’incarico di costituire il Governo (30 ottobre). Dopo il contestato successo alle elezioni politiche del 1924, instaurò nel gennaio del 1925 la dittatura, risolvendo con forza la delicata situazione venutasi a creare dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti. Negli anni successivi consolidò il regime, affermando la supremazia del potere esecutivo, trasformando il sistema amministrativo e inquadrando le masse nelle organizzazioni di partito.