Altro che rottamazione…D’Alema va internato.

Le cose sono due.

O è in malafade da 16 anni oppure ormai ha la stessa follia senile di B.

Ma come si fa in un momento come questo a dire di voler fare un governo FLI+PD+UDC?

Noi: dovremmo ricordare al Paese che Fini ha supportato Berlusconi per 16 anni sapendo tutto. Delle donne, dei processi, tutto.

Noi: dovremmo avere un’idea di Paese. L’UDC e FLI ne hanno una diversa dalla nostra.

Noi: non dovremmo farci riprendere da Vendola che dice di anteporre i programmi. Anche lui parla di UDC. Ma noi sembriamo un pugile che le prende da tutti.

Ma perché dalla vocazione maggioritaria siamo passati alla vocazione al suicidio? Perché?

Oggi vorrei sentire Civati, Renzi, Scalfarotto, Serracchiani (e bla bla bla) e tutti noi dire a D’Alema: stai zitto.

Le primarie, il PD ovvero ancora su Latina e Torino e se volete anche Milano.

Ce l’hanno tutti con noi. E non è vittimismo.

Sono anni che succede. In parte chi ce l’ha con noi, non vota. In parte ha trovato in Sel un’alternativa di sinistra, ma ragionevole e persino carismatica. Identitaria. Un leader così forte ammutolisce ogni dissenso in un partito che comunque intorno a quel leader è nato. Qualcuno che proprio vuol punirci vota IDV o Movimento 5 Stelle. In ogni caso SeL, IDV e Mov 5 Stelle sono movimenti fortemente personalizzati, incarnati, identificati in un uomo soltanto.

E’ giusto? E’ necessario? C’è poco da interrogarsi in questo momento. E’ così. E’ l’altro volto del berlusconismo e forse è l’umanità stessa ad averne bisogno, è come un afflato religioso. In fondo siamo tutti impazziti dietro ad Obama e nessuno di noi sa neanche un nome della squadra di Obama.

A Milano vince Vendola, non Pisapia. Su Boeri non ero convinta. Troppo integrato nel sistema. Troppo casta. Troppo compromesso (non nel senso negativo). Troppo piddì anche se Boeri non era certo espressione di partito. Ma così è stato “sentito”.

E’ notizia di ieri sera che Profumo, il rettore del politecnico di Torino, in odore di investitura a candidato alle primarie a sindaco di Torino, ha detto no.

E ha detto di no in malo modo, facendo capire che lo avrebbe anche fatto di candidarsi, ma che il PD non lo ha messo in grado di farlo come avrebbe voluto. Un bel favore ci ha fatto Profumo. Siamo proprio bravi a darci le martellate dove non batte il sole.

Leggo oggi sulla Stampa che ci sono 4 nomi, tutti maschi di cui il più quotato sarebbe Piero Fassino.

Ieri passeggiavo per Torino, da Piazza Castello a San Salvario. Ho chiesto in giro. Dall’alto in basso, persino dai tetti occupati (sono intervenuti loro nella mia bacheca)e fino ad un locale dove accanto a noi due donne africane vestite all’africana bevevano vino.

Guardate che non c’è entusiasmo intorno al nome di Fassino. Ho anche detto…vabbé…Fassino non è mica Rutelli, alla fine vi tapperete il naso e lo voterete. No?

No.

Ah.

Di là si mormora che candideranno Coppola, assessore alla cultura della Regione Piemonte. 39 anni. 39 anni. 39 anni e pare anche in gamba.

Ma l’avete vista Torino? E’ una città che in 10 anni si è ringiovanita di 50. E’ una città che pulsa. Vive. Ha bisogno di giovani per mantenere questo entusiasmo. Chiamparino è forse l’ultimo dei vecchi del partito che ha saputo essere giovane dentro. Ci sono anche dei motivi. E’ uno che presenzia ad un matrimonio tra lesbiche. E’ uno che la città l’ha aperta del tutto e a tutti. Fassino non ha la stessa mentalità. E qui sbaglia Chiamparino a lanciarlo, ma si sa, spesso i rapporti personali vanno al di là della politica. A questo servono le primarie. Ma qualcuno si candidi. Ilda Curti, si candidi. Non solo per la città, ma per tutti noi.

La verità è che se Vendola scende in campo accanto ad un bravo chiunque le primarie le vince anche qui, a Torino. Perché quello che noi chiamiamo processo democratico, è un’insulso indecisionismo, un caminetto spento, lontano dalla città. Noi cerchiamo equilibri interni, tutti interni al partito, meccanismi premianti e certi che non rappresentano più il Paese. D’Alema, per esempio, dovrebbe tacere, perché sta facendo a livello nazionale quello che ha già fatto in Puglia 2 volte e quello che tutto il partito sta facendo ovunque. Perdere. L’alleanza con l’UDC e FLI? Ma D’Alema si è accorto che mezzo partito tra Bersani e Vendola vuol votare Vendola? No. Ormai vive nel suo limbo aristocratico, lontano ed attutito e la maggior parte dei nostri dirigenti con lui. Le nostre discussioni sono correntizie, prove muscolari interne. Manco esterne. Manco con il resto del centro sinistra. Volete salvare il PD? Modifichiamo la norma dello Statuto Nazionale che prevede che il segretario sia il candidato. E’ un suicidio. Il PD muore. So che D’Alema ne sarebbe felice. Io no, noi no.

Quello che accade a Latina è emblematico. Il primo a candidarsi è stato Claudio Moscardelli. Già candidato nel 2002 e perdente. Poi in Provincia. Poi nel listino alle Regionali. Ora di nuovo alle regionali. La sua candidatura ha bloccato una trattativa dell’intera coalizione, il tentativo di salvare Latina tutti insieme. Un partito serio lo avrebbe impedito per motivi di etica politica. Il partito, parte di esso, decine di dirigenti hanno scritto a Bersani implorandolo di prendere in mano la situazione in una città simbolica, fondata dal Duce e prima città del sud dopo Roma. Una battaglia che poteva essere il rilancio del centro sinistra a livello nazionale. Invece obblighiamo Latina all’ennesima battagliuccia tra baroni locali di destra e sinistra.

Non ci siamo più. Non “sentiamo” più. Siamo politicamente frigidi, prigionieri della tecnica e non delle emozioni e travolti da uno, Nichi Vendola, che va in giro facendo comizi e li chiama d’amore. C’è bisogno d’amore, maledizione. Il Paese ha bisogno di sentire che siamo credibili e la credibilità risponde alla parte emotiva della scelta, non ha perché, la si legge negli sguardi, nelle strette di mano, nell’artigianato della parola, non nei bei discorsi dei ghostwriter.

Uscite fuori. Giratevi i caffè, le università, gli uffici postali. Parlate con la gente, fate delle pre-primarie. I nomi che emozionano, che fanno tornare la gente a votare ci sono. Li abbiamo anche noi del PD.

p.s. scusate se insisto e martello.

La fiducia nel preservativo.

Voglio affrontare questo tema con tutta la calma del mondo, prescindendo per un attimo da ciò che penso personalmente, dalla tranquillità con la quale la nostra generazione considera quell’oggetto come un compagno fedele, proprio a proposito di fiducia. 

Non riesco a trovare l’estratto delle effettive parole del Papa, quindi mi sono andata a leggere tutti i commenti, anche sui giornali cattolici.

Proviamo a riassumere. 

Da ciò che ho capito, secondo il Papa, l’uso del preservativo può essere considerato come il primo passo di moralizzazione, il primo momento di consapevolezza e dell’esistenza dell’altro. Cioé, pensarci, fermarsi un attimo, proteggere l’altro da se stessi, è una specie di interruzione alla bieca carnalità, all’istinto senza controllo.

Rifletto. Forse il ricorso al razionale, durante l’atto sessuale, è il primo passo verso l’astensione, verso il fermarsi, verso la riflessione su quanto sta accadendo.

Il fatto è che noi, oggi, abbiamo un’idea del sesso ben diversa.

Quando una mia amica ha un’avventura, la prima cosa che le chiedo è se ha usato il preservativo per proteggersi. Non penso affatto ad una maternità indesiderata, ma penso alle malattie e fin qui ci siamo. Poi le chiedo se è stata bene (ed entro quel “sei stata bene?” c’è un “ti sei lasciata andare ed anche lui?”), se hanno fatto colazione, se le è piaciuto. Non so. Non drammattizziamo molto. Il sesso appare come un modo di comunicare, di entrare in intimità con l’altra persona, di emozionarsi. Non tutte le avventure delle mie amiche si sono trasformate in relazioni o in matrimoni. Qualcuna, però, sì. E il sesso è indiscutibilmente la cosa che “deve” funzionare, ma non perché sia un’ossessione del nostro tempo, ma perché abbiamo imparato “naturalmente” a ritenere che il sesso racconta tante cose dell’altra persona, racconta i suoi traumi, racconta le sue fragilità superabili o insormontabili. Racconta l’educazione, racconta l’egoismo, racconta l’altruismo, racconta l’attenzione e la sensibilità. Il sesso è difficile, complesso e dice un sacco di cose. Il sesso. Non raggiungere un orgasmo. Che sono due cose ben diverse.

Fare sesso è bello, non c’è niente di male. Si può dire? Secondo me tutti pensate di sì, ma nel modo di vivere il sesso, in questo paese, un pò della cultura della colpa accompagna tanti di noi, sempre.

Su una cosa sola, sono d’accordo con il Papa ed è che per alcuni è una forma di droga, una ricerca smodata e compulsiva che sazia voragini interiori. Accade questo, certo. Ma andrebbe tutto guardato alla radice, il sesso (e secondo me è sempre stato così) è solo la manifestazione più vera del genere umano. Quella che ci racconta meglio. Bisognerebbe badare alla fonte, non alla manifestazione.

Dorian Gray è indubbiamente il racconto laico di quella ricerca ossessiva del piacere. Persino un edonista come Oscar Wilde, sapeva che qualcosa, si rovina, si aggrava, si deturpa quando si cerca nei luoghi sbagliati, nei luoghi estetici piuttosto che in quelli etici. Qualcosa di molto profondo e nascosto, come il quadro dentro la soffita.

Eppure mi infastidisce il pensiero che la bestialità venga vista nell’individuo che si prostituisce, soprattutto di questi tempi di povertà e di schiavitù razziale. Perché è la prostituta che si redime e non il marito fedifrago che, anzi, infettandosi, può infettare la moglie ed altre donne? Vedo in questo atteggiamento la misura della distanza che personalmente ho messo tra me e la dottrina della Chiesa, quando sbattei la porta in faccia al mio catechista, ormai quasi 20 anni fa.

L’idea del sesso, la chiusura sulla questione della Famiglia, rappresentano la resistenza alle emozioni, il rifiuto dell’amore e finiscono per creare due fronti opposti: uno fortemente moralista ed un altro fortemente edonista.

Una forma di cattività globale in cui ognuno gioca con le proprie armi, umanamente misere. Spero non pensiate di queste parole che siano moraliste. Anzi. Sogno un mondo dove fare sesso sia bello, frequente e non debba per forza essere inizio di qualcosa. Ma forse mi piace pensare che la distinzione tra l’autoerotismo e fare sesso con qualcuno sta proprio nella maturità (non nella frequenza) con la quale affrontiamo un corpo estraneo, lo conosciamo, lo tocchiamo e lasciamo che faccia altrettanto con il nostro.

Si è perso il gusto di fare l’amore, questo forse è vero. Si è perso il gusto di dare piacere e di volerlo nella stessa misura, in un disequilibrio disumanizzato. Forse non siamo più nemmeno romantici e di certo a furia di cercare, non sappiamo più nemmeno trovare.

La bellezza è tornata ad essere un fattore puramente estetico che copre e giustifica tutto, tranne poi lasciare un amaro feroce in bocca.

Un’ultima riflessione. Il Papa sostiene che il preservativo, nelle situazioni da lui citate, sarebbe un principio di umanizzazione. Sorrido pensando che proprio l’abbandono del preservativo, nelle coppie più stabili (magari sostituito con la pillola) è la forma di umanizzazione che più mi viene raccontata dagli amici etero e gay maschi.

Fa bene l’Onu ad applaudire quest’uscita del Papa, perché tenta di tirare la questione sulla questione Aids ed Africa, una piaga autentica, eppure quest’uscita mi sembra l’ennesima affermazione dura e arcaica, l’intruduzione del pensiero, della pausa, tra due corpi che fanno del sesso. Esattamente ciò che nessuno di noi vorrebbe quando è preso bene mentre lo sta facendo.

Lettera ad Ignazio Marino sul congresso del PD romano.

Chiedo scusa agli elettori se ogni tanto qui si parla di congresso, ma la forma partito è importante, è il sale del partito più grande dell’opposizione e questa dinamica, volenti e nolenti, vi riguarda.

Caro Ignazio

ti scrivo per informarti di quanto sta accadendo al congresso romano. Hai scritto una bella lettera, di quelle ricche di entusiasmo e di passione politica in cui chiedi agli iscritti romani di votare la lista “Cambia Roma” che incarnerebbe i valori della mozione Marino, la mozione cioè, che costituimmo tutti insieme per votarti e farti votare come segretario del PD.

Chi ti scrive si sente ancora parte di quel percorso. Voterebbe di nuovo, tra te, Bersani e Franceschini: te. Non lo nego e lo ribadisco con orgoglio.

Quando cominciammo quel percorso imbarcammo una pluralità complessa che si componeva di nativi del PD che non trovavano spazio e rappresentanza nelle altre due mozioni fortemente di “apparato” se si escludono esperimenti come SemDem, lista che appoggiava Franceschini.

L’apparato non è una brutta cosa. E’ l’esperienza del partito, la storia, il radicamento e la competenza delle dinamiche interne e la mozione Marino ne ha una bella componente.

Il voto tra gli iscritti e gli elettori dimostrò infatti che proprio la tua candidatura era più capace delle altre di parlare “fuori”. Una ricchezza inestimabile.

Una ricchezza, caro Ignazio, che “Cambia l’Italia” doveva continuare a catalizzare e a favorire. Invece, forse per la forza e la difficoltà di staccarsi da certe dinamiche, la parte di apparato ha avuto la meglio anche per il fatto che dall’altra parte l’inesperienza delle dinamiche interne non favoriva i democratici di primo pelo, i nativi e tutti coloro i quali guardano al partito come un luogo di confronto continuo e non come il cristallizzarsi delle correnti.

Dire che lo spirito della mozione Marino è contenuto in Cambia Roma e basta, significa dire che oltre a coloro i quali sono candidati in quelle liste non c’è nessun altro da salvare. Lo dico perché io nei valori della “mozione marino” ci credo ancora come credevo nelle primarie per il segretario del PD Lazio e non all’accordo su Piero Latino che però la mozione Marino nel Lazio ha sostenuto. Alcuni di noi espressero parere contrario. Un grave reato pensarla diversamente dalla maggioranza, così grave che proprio quel giorno ho capito che eravamo proprio una corrente. E mi è stato tutto stretto.

Ti spiego perché.

Proprio nella “mozione Marino” pensavo che avremmo potuto far posto a tutti. Perché anche fuori dalla nostra “mozione“ ci sono un sacco di bravi democratici e li ho trovati in tutte le mozioni congressuali. La presunzione di essere i migliori e chi non fa parte della propria corrente, chi non è fedele alla linea è fuori…beh, proprio questo è quello che combattevamo delle correnti.

Anche perché, se fuori da una corrente tutti sono sbagliati, allora cosa stiamo insieme a fare? Siamo una coalizione? No, siamo un partito. Andare oltre le correnti significa, per me, che non esiste la fedeltà alla linea. Non esiste il pensiero unico. Non esiste la tattica, solo per posizionare i fedelissimi, non siamo i migliori di tutti, anzi, lo spirito che ci muoveva era quello per cui avrei voluto, un giorno che si arrivasse a promuovere non le “nostre” persone, ma i migliori.

Non era forse questo lo spirito della “Marino”? Piero Latino era il migliore per il PD Lazio? Secondo alcuni di noi, no. Secondo te, sì?

Non avevamo la libertà di scegliere in modo diverso? Almeno l’ho abbiamo fatto allo scoperto.
Caro Ignazio…la “mozione Marino” sta perdendo proprio quella parte di anime che ti somigliava di più e alle quali io vorrei tu tornassi senza paura. Tenere insieme quelle due anime e continuare ancora quel percorso era l’obiettivo che ci eravamo dati e proprio per questo a Roma molti, moltissimi che votarono la tua mozione, oggi stanno sostenendo Rigenerazione Democratica ed anzi avrebbero voluto che tutta la mozione Marino vi partecipasse con entusiasmo invece di chiudersi a riccio e cristallizzarsi su dinamiche che sono persino più vecchie del PD.

Caro Ignazio…la politica è fatta dalle persone e non dalle etichette.

Saresti pronto a giurare che chiunque si candida nella lista Cambia Roma incarna il tuo spirito e che invece chiunque non è in quella lista non lo incarna? Io dico di no e per questo ti chiedo di partecipare al congresso in modo laico, osservando la bella umanità di tutto il partito che si annida in tutte le mozioni congressuali. Come sempre.

Per questo ti invito a riflettere sul fatto che parte delle persone che hanno contribuito alla discussione e alla diffusione delle idee fondanti della mozione Marino, dalla scelta dei temi che rischiavano l’oblio, al rispetto delle regole e all’impostazione di nuove prassi politiche, di trasparenza e merito, oggi lavorano dentro Ri-Generazione democratica, dove si vuole costruire quello spirito ‘del 25 ottobre’ che tanto ci fu caro.

Quello che andava oltre le mozioni e proponeva un ricambio sano di persone, idee e pratiche.

Oggi alcune persone della Marino seguono quell’ideale di contaminazione che spero, in virtù del tuo e nostro primario impegno, vorrai continuare a sostenere.

p.s. Andando oltre Roma…sai cosa sta accadendo per esempio al congresso del PD di Latina? Lo sai che uno dei tuoi si è candidato a fare il segretario, vero outsider, in una provincia dilaniata dalla guerra correntizia?

L’epopea della lista di una generazione in fuga.

Ieri, ho ceduto anche io e me lo sono dovuto guardare per forza, come un dovere. Fazio e Saviano e il loro “Vieni via con me” che fa il verso a un libro famoso di un altro della nostra generazione, tale Ammaniti (forse uno dei migliori della sua annata, secondo me) che recitava: “Ti prendo e ti porto via.”

Le liste? Per favore vedere alla voce del verbo Nick Hornby (Alta Fedeltà) e persino alla voce Sandro Veronesi (Caos Calmo), insomma il riferimento letterario contemporaneo c’è, fa rima e stateci.

Bisognerebbe, piuttosto, riflettere sul senso di fuga o di voglia di essere rapiti che fin da E.T., attanaglia noi degli anni settanta, nati nei.

Ma i sociologi del caso sono ancora così anziani dallo studiare ancora gli effetti degli anni settanta su coloro i quali in quegli anni si sparavano per le strade. Fa parte della casta. Fa parte dell’Italia. Sta tutto sotto il tappo. Daje, continuate a spppppingere. Ccccccosì.

Dipollina ci dice che ieri il 43% dei laureati connessi alla tv non ha guardato Saviano e Fazio ed insinua la battuta sulla generazione Cepu, mi fa sorridere, che concetto radical pensare che un laureato (mi viene in mente Guccini qui, e sì, sono avvelenata) debba per forza guardare Saviano e Fazio.

Magari c’è gente che certe cose già le sa e si rilassa con il Grande Fratello e lo struscio seduttivo che, ci ricordano, andava in onda in contemporanea su Canale 5.  Insomma, come l’astensione al voto, anche l’astensione dalla messa laica non sempre è figlia dell’ignavia, spesso lo è della rabbia, del fastidio dell’essere quelli che da quando votano non hanno visto la luce, ma sempre e solo lui e sempre gli stessi dall’altra parte tra bicamerali, occhiolini, intercettazioni e bla bla bla. Volete chiamarla fuga? Ma guardate che qui e da molto che si fugge dal Paese, altro che dai canali televisivi.

Non è importante cosa guardiamo, che fastidio che mi date. Non sarà più importante “come” lo guardiamo?

Messe laiche, monologhi contenitore in cui noi popolo di sinistra ci ritroviamo a pregare che l’incubo finisca. Tutto qui.

Non spostano un voto.

Anzi, come al solito ieri, la scarsa performance televisiva del povero Bersani ha solo danneggiato il PD, sport nazionale a cui partecipa anche Santoro, complice Travaglio.

Dice il mio saggio: ma lui è così. E’ inutile criticarlo perché non è carismatico, è un uomo pratico e a me è piaciuto. Ma il mio saggio è un pratico anche lei e le emozioni sono fastidi da gestire. 🙂

Rispondo io che se devi fare una lista ogni cosa nella lista deve essere una botta. Deve essere un climax, la gente deve saltare sulla sedia e dire: sì, sì…ti prego così (e sì…se vi ricorda un orgasmo intendo proprio così).

Se tu continui a non poter dire sta santa cosa delle unioni civili (oggi facciamo grandi sconti, eh…il matrimonio lo teniamo per le grandi occasioni) sei un vecchio comunista non un moderno democratico. Cioé le cose che ha detto Bersani le dicevano anche Togliatti e forse quel vecchio stalinista di Mario Alicata. Quindi perché abbiamo cambiato nome 3 volte, dico 3 volte? Ma non volevo dire questo, anche se questo, c’entra. C’entra con la sinistra. C’entra con l’orgoglio e la speranza. C’entra con la forza, l’energia, l’entusiasmo, i bambini e il futuro.

Volevo dire che.

Ora la lista ve la faccio io.

Ci siamo stufati della passività da divano in cui assistiamo ad un officiante nostro simile che parla meglio (e guadagna di più) e ci dice le cose che sappiamo. E non attaccate con la polemica sullo stipendio dei conduttori. So tutto, il mercato bla bla bla…ma posso dire che se guadagni sulla consacrazione valoriale poi mi aspetto fatti anche da te? Posso? Grazie. Sono “fatti” fare quella trasmissione? Ok. Per favore voglio i sondaggi su Berlusconi prima e dopo Saviano. Ah…e allora. E no,  non è un attacco a Saviano, non mettetevi a guardare il dito di E.T., vi prego guardate l’astronave, per favore. Saviano fa il suo lavoro, ma che non sia una catarsi collettiva che ci solleva dal resto.

Ci siamo stufati che queste cose ce le diciamo tra di noi e che poi nei mercati gli schiaffi se li prendono quelli che vengono additati come poveri militanti imbecilli che ancora non hanno capito che la politica è una cosa sporca. Ma non si capisce l’alternativa. Diventare tutti conduttori TV in purezza?

Ci siamo stufati dell’intellettuale che arriva sul bivio, si affaccia all’abisso, però le mani sporcatele tu (e sì, citazione familiare…cosa volete, il sangue non mente).

Ci siamo stufati che poi la guerra su chi deve fare il sindaco a Latina la stiamo facendo in 4 scalmanati. Giusto perché qui non siamo solo stufi, siamo armati fino ai denti e le mani nella fanga le mettiamo eccome.

Ci siamo stufati. Punto.

E siccome si sa…la stanchezza è figlia della vecchiaia, prima che che questo stufarsi diventi arrostirsi, io direi che un bell’esempio lo hanno dato i dirigenti milanesi che hanno dato le dimissioni, unici in 16 anni dopo Occhetto e Veltroni che comunque rientra dalla finestra affacciata sull’Africa (Uoltèr, con tutto il bene che sempre ti voglio).

Ora vado a fare la lista della spesa. Che ho il frigo vuoto di nuovo.

A noi i ribelli piacciono. Tanto.

E questo qui proprio tantissimo….14 anni, americano, gay e…ribelle.

Fini: un passo avanti ed uno indietro.

Fini sull’Avvenire chiarisce bene il suo passo avanti sui diritti, facendone uno indietro o per lo meno “sgusciando” un pò:

“Da uomo politico e delle istituzioni ho sempre riconosciuto il valore fondante della famiglia, così come garantita dall’articolo 29 della Costituzione, e mi sono sempre opposto ad ogni ipotesi di parificazione di trattamento tra matrimonio e unioni di fatto, specie di quelle omosessuali. Ma non per questo ritengo giusto, di fronte all’insufficienza di forme ed istituti giuridici, ignorare alcune legittime esigenze che meritano di essere prese in considerazione dal nostro ordinamento in virtù di quella idea di “laicità positiva” intesa come punto di incontro tra diverse concezioni etiche presenti nella società.”

Questa cosa del voto cattolico è proprio una malattia collettiva che non risparmia né Vendola né Fini.

Però una cosa dobbiamo imparare noi. A comunicare. La differenza tra lui e Bersani e che Bersani NON tocca questi argomenti anche se il PD è molto più avanzato della proposta di cui sopra. E’ una differenza sostanziale perché sono temi che hanno bisogno di cittadinanza per prima cosa nelle parole della politica, del verbale quotidiano, perché l’omofobia si combatte modificando la cultura di un Paese, non facendo delle norme giuste di cui però ci si vergogna di parlare.