Scraping soon.

Non lo commento. Mi contengo. Tanto basta guardarlo.

Le “perdite” del PD e il bisogno disperato di politica vera.

In vista di prossime elezioni sembra che il PD perderà ancora qualche pezzo. Come sempre i giornali parlano di perdita di componenti moderate e quindi paventano un PD più piccolo e più di sinistra. So che questo è il sogno di molti nostalgici, ma non abbiamo costruito il PD per tornare dopo 2 anni a fare i DS (del cui partito io NON ho mai avuto la tessera). Gli elettori devono sapere come stanno le cose. I giornalisti sono poco capaci ad andare in profondità ultimamente (se si escludono pochi nomi e qualche blogger). Ritengo quindi necessario che si sappia come stanno le cose “dietro” queste dipartite o meglio, molto umilmente, che si possa dire cosa, secondo me e molti altri, sta in realtà accadendo.

Facciamo il punto della situazione sui fuoriusciti dal PD. Ne citerò alcuni, i più importanti e li dividerò in due gruppi.

Primo gruppo: quelli che se ne sono andati per motivi politici.

Binetti (forse l’unica coerente con se stessa. La Binetti ha sempre portato avanti un’idea di laicità, cioé una non idea di laicità. Quando ha visto che nel PD non c’era più spazio perché l’99% del partito era in aperto contrasto con i suoi estremismi se ne è andata).

Calearo (può starvi antipatico, ma era l’incarnazione dell’imprenditore. Purtroppo NON incarna né gli imprenditori né l’idea di impresa che il PD – secondo me – deve avere e che, comunque, ancora non ha).

Secondo Gruppo: quelli che adducendo motivazioni politiche che però non sono mai state portate nelle sedi preposte, se ne sono andati per motivi di convenienza: posti e poltrone. E’ vero che questo può apparire un mio giudizio personale, ma vi invito a nominarmi quante di queste persone hanno presentato piattaforme programmatice, ordini del giorno o altri noiosi documenti politici nelle sedi preposte e li hanno fatti mettere ai voti ai luoghi di democrazia decisionale di cui il PD si è fornito più che ampiamente.

Rutelli. Immagino non ci sia bisogno di commentare la parabola politica del giovane virgulto radicale ormai assurto ad estremista clericale (attenzione…non cattolico, che è altra cosa).

In questo gruppo ci sono alcuni amministratori locali di poco conto (a livello nazionale, ma con pacchetti di preferenze personali che si possono vendere al migliore offerente e questo lo trovo assurdo…io se dicessi ai miei elettori di votare Fini o Rutelli mi sputerebbero in faccia, ma capisco che non tutti hanno elettori seri) legati al Rutelli sindaco (vedete che dobbiamo uccidere il romacentrismo il prima possibile, Roma deve avere meno quote nazionali…è una città pericolosa).

In questo secondo gruppo, secondo me e per le motivazioni sopra chiarite, possiamo annoverare anche il gruppo di Riccardo Milana (http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/terremoto-pd-lazio-milana-prestipino-fli-670632/) che per due anni è stato il primo segretario (non eletto da primarie) a Roma.

Piccola nota sul secondo gruppo: non solo i partiti di centro accolgono questo tipo di fuoriuscite. Di Pietro per esempio in giro per l’Italia è maestro nell’intercettare questo tipo di baronetti locali e metterli a fianco a tanta gente in buona fede perché sa come funziona il voto clientelare e sa che in Italia si ha consenso elettorale anche così.

Alcune riflessioni.

Il Pd manca di pensiero identitario su alcune questioni fondamentali.

Molto prima che la questione omosessuale, usata in modo strumentale, anche le questioni fondanti sono prive di identità: pensate al lavoro (contratto unico o no? flessibilità o no?), pensate alla scuola (finanziare o no la scuola privata), pensate anche alla gestione delle scuole dell’infanzia. Sono moltissimi i temi che hanno impatto immediato sulla società ed alle quali dobbiamo dare risposte perché il paese versa in una crisi senza precedenti dal dopoguerra (solo che non tutti se ne sono accorti).

E’ necessario dotarci di luoghi di discussione dove si vada fino in fondo, dove nulla venga lasciato indiscusso per paura della divisione e sapete perché questo? Perché la priorità di un partito non è stare unito: è dare speranza al Paese. Può governare (cioé fare, agire, modificare la società, stravolgerla) un partito che non ha un’idea chiara fino all’ultimo passaggio dell’attuazione di un’idea di Paese? I nodi verranno al pettine prima o poi.

Quei luoghi di discussione sono mancati fino ad oggi, fino a che, appunto, siamo stati a combattere con quelli del secondo gruppo citato sopra che di tutto volevano discutere tranne che di politica. Una discussione necessaria perché rappresentativa del Paese, perché proprio quel dibattito sociale il PD, per sua natura e fondazione, voleva incarnare. Vocazione maggioritaria? No. Senso di responsabilità verso il Paese. Tutto ciò che non viene risolto nel PD, in fase di alleanza di governo, sarà argomento di discussione comunque. Se si vuole governare e non si pensa solo a vincere le elezioni.

A Roma si comincia ad intravedere la luce: avremo luoghi di discussione che saranno il dono più prezioso che potremo fare alla città. Lo sforzo sovrumano della discussione dovrà condurci a regalare a Roma (e al Lazio e poi al Paese) la nostra idea. Tieni, caro cittadino, ora decidi tu se è votabile o no. Noi siamo questi.

Con Milana ed i suoi (spero invece che Patrizia Prestipino NON se ne vada e ne prenda politicamente le distanze) per me non se ne vanno i moderati, dove per moderati si assume una laicità meno marcata e un liberismo più marcato. E i giornalisti farebbero bene a far bene il loro mestiere, cioé ad approfondire le reali motivazioni di questa dipartita se vogliono anche loro un pò di bene al Paese ed alla loro professionalità.

Nel PD c’è gente come Lucio D’Ubaldo o come Silvia Costa o, ancora Sarubbi e Bachelet, che vengono da una tradizione cattolica molto più marcata di quella dei rutelliani. Democratici puri con i quali è spesso complicato discutere di alcuni temi, ma con i quali si discute, appunto.

Ed ancora c’è gente nel PD come Marino che sui temi del lavoro è più vicino ad Ichino piuttosto che a Damiano e tiene insieme un bel pezzo di partito.

La gente è molto incazzata con noi. Il Paese è in crisi profonda. C’è bisogno di uscire da questo pantano e di liberarsi dalle zavorre. Il Paese premierà un’idea coraggiosa, non un accrocco di baroni del voto. Quest’ultimo è destinato a perdere se solleviamo l’Italia dall’incultura del “favore” e del “clientelismo”. E dobbiamo farlo in fretta…perché più la gente perde lavoro e stipendi, più si rivolgerà a chi può farle favori personali e non a chi invece si impegnerà per tutti.