Accordi industriali.


Qui trovate il testo completo dell’accordo di Pomigliano.

Ci sono degli aspetti sull’assenteismo che non mi sono ancora chiari ed è fumoso il passaggio in neretto soprattutto se i rappresentanti sindacali sono nominati dal sindacato e non eletti (anche se – se ha ragione Tito Boeri, il cui dibattito con Ichino sulla questione lo trovate qui, sarebbe l’unico modo di aggirare il controllo della camorra sullo stabilimento):

[…] Per contrastare forme anomale di assenteismo che si verifichino in occasione di particolari eventi non riconducibili a forme epidemiologiche, quali in via esemplificativa ma non esaustiva, astensioni collettive dal lavoro, manifestazioni esterne, messa in libertà per cause di forza maggiore o per mancanza di forniture, nel caso in cui la percentuale di assenteismo sia significativamente superiore alla media, viene individuata quale modalità efficace la non copertura retributiva a carico dell’azienda dei periodi di malattia correlati al periodo dell’evento. A tale proposito l’Azienda è disponibile a costituire una commissione paritetica, formata da un componente della RSU per ciascuna delle organizzazioni sindacali interessate e da responsabili aziendali, per esaminare i casi di particolare criticità a cui non applicare quanto sopra previsto. […]

C’è una domanda a cui vorrei rispondessimo tutti in modo non ideologico.

Perché in Italia non ci sono investimenti stranieri cospicui? E’ vero che è per la troppa sindacalizzazione? Io dico che abbiamo anche un problema di burocrazia, di racket e di carico fiscale.

Non ho mai nascosto che, secondo me, Marchionne stia provocando il terremoto per dare una scossa al sistema. Il fatto è che il sistema è dormiente o quasi morto. Una rivoluzione del contratto di lavoro in questo senso deve avere un seguito politico, sociale e culturale che l’Italia, come ci ricorda l’analisi acutissima del Censis (Il punto centrale dell’analisi è il parallelismo tra la legge e il desiderio, e quindi tra stato e società, in base al quale la mancanza di autorità e di autorevolezza toglie la voglia di sperare in qualcosa, cit.), non è pronta a fare.

Sono molto preoccupata perché si rischia di far pagare una classe sociale poco specializzata e quindi facilmente sostituibile e ricattabile lo scotto dell’incapacità politica di tirar fuori il Paese dalla crisi.

Fermo restando che quando sta accadendo sta assicurando il mantenimento di posti di lavoro e di investimenti in Italia.

Cosa vorrei? Che CGIL e FIOM si decidessero a partecipare al tavolo delle trattative senza paura. Migliorando l’accordo, firmandolo e facendolo funzionare al meglio proprio per il neretto sopra citato. LO sciopero generale recentemente invocato non funziona più. A meno di fare come in Francia o come qui, e bloccare l’intero Paese per giorni e giorni. E’ lo sciopero quotidiano che ci ha ammazzato. Meglio farne uno ogni dieci anni e portare a casa le rivoluzioni.

Ma io si sa, ho le visioni e come al solito sono per la terza via.

6 pensieri riguardo “Accordi industriali.

  1. sopratutto mi piacerebbe che nell’accordo non ci fosse scritto che è “un accordo integrativo del contratto individuale…” hai capito? integrativo di un contratto individuale…scossone all’immobilismo del sistema sì, ma ribalatare i rapporti gerachici delle fonti del diritto del lavoro fingendo che l’individuo (singolo operaio) sia una controparte alla pari per contrattare individualmente (e si da per scontato che se lo fosse lo farebbe a livelli infimi, più bassi di questo “integrativo”) tale che sia fonte di diritto (anche solo nel sinallagma che lo riguarda) da integrare è davvero una menata per il naso…che poi Fiom non ossa e non debba cercare di ribaltare risultati congressuali in CGIL che ha già perso sulla pelle degli operai FIAT è verità…ma che alla ragenevolezza della congiuntura e alle ragioni degli investimenti per il rilancio aziendale non si debba obbligatoriamente associare la cancellazione dei diritti e dei diritti di rappresentanza è ugualmente verità.
    Per questo credo che il PD debba lavorare per l’opera di mediazione che si impone e farsi interlocutore delle forze sociali e scuotere Sacconi…magari rovesciandone l’ottica (testa in giù va bene? così un pò di sangue contribuirebbe ad irrorare la sua pur scarsa materia grigia).

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  2. Diciamo che il grande assente, qui….è la politica. Non possiamo chiedere a Marchionne di fare Welfare (per esempio se qualcuno si occupasse di verificare chi diavolo fa i certificati medici falsi…)….è questo il vero, grande…immenso problema.

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    1. Come al solito sono completamente d’accordo con te.
      E aggiungo anche i miei dubbi nei confronti dell’onestà delle posizioni del sindacato.
      Lo dico da iscritto alla FIOM pur non essendo metalmeccanico.

      Si richiede la discussione da parte di tutti, fino a colpevolizzare (e come ti sbagli) il PD per le posizioni di Marchionne. Come mai, però, non ho sentito alcun dubbio sollevarsi sull’efficacia della politica sindacale?
      Perchè i sindacati non si interrogano MAI sulla loro effettiva rappresentatività dei lavoratori?
      Perchè nessuno dice che ad esempio nei grandi scandali delle municipalizzate romane, il sindacato ha grandi colpe perchè parte profondamente attiva in quella triste spartizione di potere?
      Ne va della loro credibilità. Questa situazione è anche il frutto di un mondo del lavoro completamente assuefatto alla mancanza di onestà nelle posizioni assunte nel tempo.

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  3. Cara Cristiana, Marchionne è una mano santa per gli operai italiani. Non perché non faccia il suo interesse (è il suo mestiere) ma perché li costringe a chiedersi da che sindacati sono rappresentati. Rispondo io per loro: ridicoli!
    Giusto anche quando osservi la mancanza della politica, direi io, del governo soprattutto.

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  4. Cara Cristiana,
    Credo che “far pagare a una classe sociale poco specializzata e quindi facilmente sostituibile e ricattabile lo scotto dell’incapacità politica di tirar fuori il Paese dalla crisi”, non sia un rischio ma una prassi consolidata. E’ sempre stato così, e questi due anni di crisi lo confermano. La novità è che ora a pagare sono anche le classi medie, ma solo perché l’ampiezza della crisi richiede una forchetta più ampia.
    Quanto alla vicenda FIAT, senza entrare nel merito del modello contrattuale (che magari si potrebbe rivelare un toccasana per lavoratori e Paese, o magari no), quello che mi colpisce è che nessuno tra i politici denunci il fatto che il referundum è stato (Pomigliano) e sarà (Mirafiori) solo una presa per i fondelli: quando non ci sono alternative, come in questi casi, non ci può essere scelta. La FIOM lo sa bene, e per questo non ha chiesto né chiederà ai suoi iscritti di votare contro.
    Sempre su questa vicenda, devo aggiungere che sono stato tristemente colpito dai funambolismi verbali di Bersani e dalle dotte analisi di Dalema, entrambi intervistati al TG3. Se questo è il PD, per quanto mi riguarda è venuto il tempo di guardare altrove.

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