Prevenzione Donna: l’ipocrisia di Renata Polverini

Ha ragione Lorenzo: “Con la mano sinistra regali mammografie, stringi centinaia di mani e accatasti migliaia di voti; con la mano destra chiudi consultori e ospedali, mandi centinaia di segnali e accatasti altre migliaia di voti. Renata “Floris” Polverini replicherà a gennaio, spostando i camper dai centri commerciali ai mercati rionali. Noialtri che si fa?”

Demagogia: lei stanzia il suo fondo di rappresentanza per conquistare favore personale (metodo di propaganda tipicamente di destra) e dall’altra parte le risorse della Regione vengono “chiuse” al pubblico.

Oliviero Toscani è uno stronzo.

Leggo il corriere di oggi.

E’ morta Isabelle Caro, 28 anni. Malata di anoressia.

Malata, caro Oliviero. L’anoressia è una malattia, non è una dieta.

Dire come dici tu che “…la sua anoressia era un’arma per essere famosa…” liquidando la ragazza come una delle tante selezionate dalla tua agenzia, significa, forse, voler diventare famoso dicendo stronzate. Non so se capisci il gioco di parole.

L’anoressia è una malattia gravissima che è fortemente legata all’ansia di prestazione e soddisfazione e perfezione. E certo…è legata all’aspetto fisico, ma in una maniera rovesciata. Insomma, se fotografi un’anoressica per fare una campagna contro l’anoressia, certe cose devi saperle. Devi sapere anche che forse anche la smania di essere famosi per forza è una conseguenza della malattia e non una causa.

Adesso è morta. Neanche adesso possiamo riconoscere che era malata? O morire a 28 anni di “non mangiare” ti consacra tra i giovani e belli, quelli che gli dei, si sa….si portano via prima? I malati di anoressia non guariscono quando riconoscono di essere malati. Credimi.

Sei davvero convinto che la colpa sia della stampa femminile? Accanto alla tua intervista c’è la sua storia. Una storia di qualcuno che scappava dalla famiglia e voleva un figlio. E’ una malattia del nostro tempo e dei nostri luoghi, non perché c’è la moda. Ma perché esistono delle dinamiche familiari nuove e diverse. Prima non c’erano aspettative sui figli. Se non di vita. Ora ce ne sono altre. Spesso massacranti.

Non ci sono foto su questo post. Per rispetto.

Il Metropolitan chiude.

Chiude tutto in Italia.

Tutto.

Leggete qui.

Mi ci portava la mia vecchia zia Zina al Metropolitan. Con quel suo cappotto con lo spillone, le scarpe antiche, il cappello che sembrava una donna in bianco e nero. E mi ricordava anche che al posto del MC Donald a piazza di Spagna c’era una bellissima sala da the.

E stasera:

Per lanciare l’ennesimo grido contro la chiusura del Metropolitan, Giovedi 30 dicembre, alle 19.00, il cinema con i sottotitoli lo teniamo aperto noi.
Almeno per una sera ancora, anche solo per un’ora.
Su pubblica via, davanti alle porte sbarrate del cinema. Perché il cinema è di tutti.

L’evento su FB è qui.