Perché la sinistra non è pronta e manca ancora tempo.

In questi giorni ho dato qualche testata contro i miei muri preferiti.

Ho girato e rigirato pezzi di partito, amministratori, leader, rottamatori, extraparlamentari. Tutto.

Verrà il tempo, ma non è oggi.

Ci sono due enormi questioni irrisolte e particolarmente annodate tra loro, che costringono la sinistra a morire di atomizzazione, atomizzazione i cui effluvi velenosi sono tutti quanti presenti nel PD.

I due nodi (annodati e confusi tra loro) sono i diritti sociali (lavoro) e quelli civili.

Tutti. Dalla sinistra DC a Rifondazione Comunista in realtà nel PD c’è tutto. API, Rifondazione e SeL potrebbero benissimo far parte del PD e non cambiare di una virgola tutto questo.

L’IDV è un partito di scontenti (a livello elettorale). Sfumerà e si distribuirà così come si è aggregato. Questione di tempo. Poco.

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Diritti Sociali.

Leggo Vendola e mi vengono i brividi: “Per me avere un giudizio di neutralità o addirittura di consenso nei confronti del modello Marchionne significa esser subalterni a una trasformazione autoritaria del capitalismo mondiale e nazionale”.

Leggo Di Pietro e penso che insegue Vendola su questo terreno (sempre e comunque anti-PD): “Trattative ed accordi sindacali possono mettere in discussione tutto, ma non la Costituzione repubblicana. Quello è un confine che non si può oltrepassare – scrive Di Pietro nel suo blog – .  Oggi Maurizio Landini e la Fiom combattono contro l’instaurazione di un regime e noi dell’Idv combatteremo questa battaglia con loro”.

Qui il progetto di riforma proposto da un gruppo cospicuo di esponenti PD (mariniani e veltroniani e torinesi). Intraducibili le parole di Stefano Fassina (bersaniano): la via d’uscita possibile è “un accordo interconfederale sulle regole per la rappresentanza, la validazione vincolante per tutti, il diritto alla rappresentanza sindacale per le minoranze in dissenso, la partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici alla vita delle imprese. Auspichiamo che all’inizio dell’anno le disponibilità manifestate nei giorni scorsi da tutti i sindacati e da Confindustria portino a passi avanti concreti”.. Non lo capisco. Ma gli voglio bene.

Poi capirete perché cito le “correnti” PD. Ha un senso farlo. Stavolta.

La cosa che mi meraviglia di tutta questa storia è la caciara delle competenze e l’ideologizzazione del dibattito.

Non voglio entrare nel merito delle cose che sono cambiate in Fiat. Ho uno sguardo evidentemente di parte (come i torinesi del PD).

Però mi stupisce che non ci sia da parte di Vendola e Di Pietro alcuna critica al sindacato. Un appiattimento sulla FIOM fideistico. Nessuna riflessione sul fatto che fino ad oggi il sistema malato che permette di ammalarsi per finta, di assentarsi in massa sotto elezioni sia anche colpa di chi non sa gestire la fabbrica da dentro.

Fare l’operaio non è bello. Andare in CIG non è bello. Eppure stiamo parlando di fabbriche altamente meccanizzate ed ergonomiche, di diritti che, il resto della manodopera italiana, non ha. Addirittura tanti impiegati di piccole aziende non hanno gli stessi diritti e le stesse condizioni. C’è gente che lavora al freddo. Che non ha la carta in bagno. Che non può fare figli. Insomma stiamo montando un caso (dove ci sono comunque delle rivendicazioni giuste, come è ovvio!!!!!) per una parte di lavoratori che ha e conserverà diritti che in Italia NON ha più nessuno. E non sto dicendo affatto che allora i diritti devono diminuire. Mi sto chiedendo chi combatte per gli altri lavoratori. Nessuno. Credetemi. Lo vedo con i miei occhi ogni giorno.

Mi stupisce che nessuno dica – al tavolo delle trattative – che non se ne fa niente finché non interviene la politica.

Io questo direi. Al tavolo, invece di guardare Marchionne, se fossi i sindacati, guarderei il rappresentante del Governo e direi: “ehi tu…noi non firmiamo finché tu non fai questo e quello”.

Perché questo andrebbe detto ora (bene perciò il PD che interviene con un DDL). Manca un piano di investimenti per consentire il re-impiego delle forze e rendere più competitivo chi lavora affinché non sia carne da macello.  Manca un controllo dei medici che falsificano certificati. Manca un piano strategico sulla mobilità in Italia che sappia quante macchine ancora e di che tipo e con quale carburante. Cioé la Fiat sta nel XXI secolo, la FIOM nel XX e la politica non esiste proprio. Sono tutti in errore, in ogni caso. Fiat non andrà nel nuovo millennio senza FIOM e tutte e due saranno lì, bloccate, se la politica non prende in mano il timone. Manca la riforma fiscale. Manca il welfare. Questo accordo industriale non è rivoluzionario. E’ una toppa nella falla Italia. Anche raffazzonata alla meglio.

Il centro sinistra NON è pronto. Non è d’accordo. I due partiti (+ la terza via che non sta né da una parte né dall’altra) sulla questione lavoro, in realtà, vedono un pezzo di PD più vicino al terzo polo e un pezzo di PD più vicino a IDV e SeL.

Diritti civili.

Inutile dilungarsi oltre su questo tema svolto su questo blog da anni. Un pezzo di PD è più vicino al terzo polo e non ha nessuna intenzione di considerare importante la modernizzazione in questo campo. Non è priorità ed, anzi, fa paura. Per assurdo qui si rimischiano le carte. Veltroni è più avanzato di Bersani in questo. Ma scrive il documento dei 75 con Fioroni. Marino è più vicino a Vendola ed IDV, ma sui diritti sociali ha idee diverse (vedere sopra).

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La sinistra risulta così essere divisa in 3 grandi parti.

1) una parte più vicina al centro cattolico liberista che vede i diritti civili con il fumo negli occhi e tende ad avere una posizione troppo filo-confindustriale. Praticamente imbrigliata tra la Chiesa e l’impresa. Per carità.

2) una parte che si definisce di sinistra e si oppone alla modernizzazione non accorgendosi che tutto intorno si sta tornando davvero alla servitù della gleba e che questo NON riguarda le multinazionali, ma le piccole e medie imprese e ha un impatto pesantissimo soprattutto sulle nuove generazioni. Una parte che non comprende che non si tratta di una resa cambiare le cose, ma si tratta di avere coraggio. Una parte che si incazzerà leggendo questo post, ma NON lo leggerà attentamente e dirà: tu stai con i padroni. Questa parte è a favore dei diritti civili. Almeno a parole. Bisogna vedere se questo aspetto sarà comunque sacrificabile per altre cose. Al tempo dei DICO nessuno si strappò i capelli degli amici e compagni.

3) Una parte senza patria. Ancora. Quel parte che vuole un paese moderno, ma vuole un forte welfare. Vuole attrarre investimenti esteri, aiutare le imprese, ma difendere i lavoratori e creare per loro le migliori condizioni di vita e contrattuali (esempio stupidissimo: asili pubblici o libri di scuola gratuiti o mutui agevolati al di sotto di certi redditi- che sono provvedimenti politici – sarebbero più redditizi degli aumenti di stipendio di cui si sta parlando in maniera ridicola in questi giorni). Una parte che vuole ridare freschezza al paese anche liberandolo dai lacci “clericali”. Un paese dove i gay si sposano è un paese più felice. Un paese dove l’energia scorre e la creatività produce. Un Paese dove si lavora di più e meglio (ampiamente dimostrato in tutti i paesi dove accade). Una parte che non farà sconti e per la quale i diritti civili non sono elargizioni di beneficenza. Sono olio per rilanciare un Paese. Chi non lo comprende o è in mala fede o vada studiare.

Io sto con la terza parte.

Si diceva proprio ieri che in realtà il “mio” partito NON esiste. O meglio…è frammentato un po’ ovunque nel centro sinistra e sogno che un giorno nasca. Il PD doveva essere questo.

Oggi è un po’ lontano da quello spirito (il PD), ma resteremo per farlo diventare così. Mi ripeto – lo so – quando dico che guarda caso…Torino è stato il laboratorio di quello spirito che ha sposato in maniera indissolubile entrambi i campi dello sviluppo. Chiamparino ha fatto solo due errori: non avere raccontato al Paese cosa faceva a Torino (chi non è stato a Torino non può saperlo e questo, purtroppo, è un limite tutto sabaudo) e, oggi, appoggiare Fassino che in realtà è uno di cui al punto 1.

Su Fiat Chiamparino e Fassino sembrano avere la stessa idea. In realtà a Fassino manca tutto il paracadute intorno.

E’ complicato. E ci sarebbero ancora tante cose da dire. L’unica cosa che vi chiedo è di riflettere. Mettetevi il cappello dell’operaio. Poi mettetevi quello dell’imprenditore. Poi quello del governo. Ci vuole senso di responsabilità per distinguere un ricatto da un accordo, una necessità da un’angheria. Proviamoci.

Però buon 2011.