I nuovi valori del cristianesimo?????

Si sa. In democrazia si può abusare di tutto anche della…ehm…buona fede.

Ma questo è troppo. Davvero. E’ troppo. Mi fa venire voglia, stanotte, di scriverci sopra qualcosa, con la vernice. Mi sovvengono battute di una pesantezza che me le tengo.

Un pò di contegno, Santo Cielo. Un pò di dignità.

Ehm…gli amici cattolici che “dicheno”? Lasciano fare?

Io intanto questo me lo segno come il diavolo per la futura memoria di qualsivoglia alleanze. Ah…vi prego di notare la famigliola etero con due figli come valore primario. La famiglia.

Eh. La famiglia. Ma proprio non avete alcun pudore. Alcuna vergogna. Servi che non siete altro. Meglio zoccola che Mazzocchi, che quella è la vera prostituzione.

 

Mi ricorda qualcosa.

Nic e Jules sono sposate e vivono in un’accogliente casetta fuori città nella California del Sud insieme ai loro figli adolescenti, Joni e Laser. Nic e Jules – o, come vengono soprannominate al plurale da Joni, “Moms” – hanno fatto nascere, hanno cresciuto i loro figli e sono riuscite a creare una vera famiglia composta da loro quattro. Ma quando Joni si prepara ad andarsene per frequentare il college, il fratello quindicenne Laser la convince a fargli un grande favore. Vuole che Joni, ora diciottenne, lo aiuti a rintracciare il loro padre biologico; i due adolescenti sono stati concepiti infatti grazie all’inseminazione artificiale.
Sebbene poco convinta, Joni mantiene fede alla promessa fatta al fratello e riesce a prendere contatti con il loro “bio-papà” Paul, uno spensierato ristoratore. I due ragazzi resteranno molto affascinati dallo stile di vita indipendente, da vero scapolo incallito, di Paul. Anche Jules, che sta cercando di iniziare una nuova carriera come progettista di giardini, sentirà il desiderio di essere amica di Paul. Ma quando Paul farà il suo ingresso nella vita dell’atipico quartetto, inizierà per tutti loro un nuovo, inaspettato capitolo, in cui i legami di famiglia dovranno essere definiti, ridefiniti e ri-ri-definiti ancora.

Se non ora quando.

Volevo scrivere qualcosa.

Ma poi mi sono ricordata che l’avevo già scritto il 15 settembre del 2009, rispondendo ad una sollecitazione di Maria Laura Rodotà, qui.

Aggiungo solo che manifestare è bello. Fa bene. Ma scordiamoci che fa cascare i governi. Serve a ricaricare le energie di chi non vede la fine del tunnel, a farci incontrare. Sono 17 anni che manifesto. Da sola. In compagnia. Coi partiti, senza partiti, a testa in giù e in ogni possibile posizione che vi viene in mente.

Ho visto anche il Popolo Viola implodere in se stesso.

Il fatto è che la rabbia va canalizzata ed organizzata se deve essere incisiva. Non è un caso che i popoli si ribellano e poi gli eserciti prendono il potere (che pare quasi un ossimoro, se ci pensate).

E quindi da oggi ci va lo sforzo di organizzare il dissenso. O di farlo nelle sedi organizzate. In ogni caso di trasformare questa energia in cambiamento: in gente che NON lo voti più o che possa votare altro.