La striscia di dittatori che proteggeva l’Europa

Non mi intendo di politica estera. Lo ammetto.

Oggi siamo tutti scandalizzati perché Berlusconi bacia le mani di Gheddafi e forse ha imparato da lui il Bunga Bunga in una specie di esercizio antico, in cui si i re si scambiavano usi e costumi.

Ma lo stesso rapporto di amicizia lo ha tenuto anche Massimo D’Alema.

Anche Craxi che in Tunisia, addirittura, ha finito i suoi giorni.

Da giorni un sedicente cattolico tempesta il mio profilo di FB avvertendoci che il crollo delle dittature rovescierà orde di disperati e terroristi sulle nostre coste. Che la democrazia (se mai accadrà, io ho alcuni dubbi su chi gioverà di queste rivoluzioni) comporterà che non si potrà più sparare o rimandare indietro i camminatori della speranza.

Già.

Ma cosa accade, dietro quella striscia? Siamo tutti attaccati al nord Africa, perché il web riesce a parlarcene.

In Eritrea, dove molti imprenditori lombardi da anni fanno affari con cognomi illustri (Berlusconi, per esempio), da tempo ci sono truppe sul confine che sparano a chi vuole uscire dall’Eritrea.  Ho le prove. Ieri una famiglia italiana piangeva una cugina morta sul quel confine. E’ tutto vero. Accade.

E’ così che si contiene l’immigrazione, miei cari concittadini.

E’ questo lo scotto umano che i nostri governanti di ogni colore hanno pagato per la nostra ricchezza?

Cosa faremo adesso? Metteremo un’altra striscia “amica” a contenere l’esodo? Profughi che fuggono di dittatura in dittatura fino a sbarcare a Lampedusa? Dittature, come quelle eritree, nemmeno riconosciute dal nostro Paese e non solo?

Non si potrebbe stabilizzare il nord Africa? Offrire aiuto ed istituire una specie di corridoio della felicità dove costruire case, infrastrutture ed ospitare i profughi? Insegnare loro un mestiere, ridare loro la vita in attesa di poter tornare a casa loro o di scegliere, sulla base di un mestiere e di un’identità dove andare?

La soluzione va trovata e va trovata subito. Attendere è pericoloso per tutti. Per l’Africa e per l’Europa.