Proviamo a cambiare?


Io sono in vena di cambiamenti. Lo siamo in tanti. Che non significa sbattere porte, ma riaprirle tutte.

Sento tanta amarezza per la lentezza con cui spesso “interpretiamo” il cambiamento, spesso cercando di limitarlo, imbrigliarlo o peggio, impedirlo. Ho l’impressione che tanta parte del PD stia facendo “resistenza” ai segnali che il Paese sta mandando con forza.

I cambiamenti non vanno temuti. Vanno assecondati e governati, ma lasciando che avvengano e senza provare a far credere che lo si stia facendo se non si è davvero convinti. Per parte mia ho delle scuse da fare a me e a voi. Un po’ per il silenzio di queste settimane…di solito rifletto ad alta voce, per trasparenza e per atteggiamento.

Eppure troppe cose stanno venendo al pettine e sono nodi complicati. E molto noiosi.

Da sapere c’è che da una parte credo ancora nel primato della politica nei partiti, dall’altra non ho nessuna voglia di farmi imbrigliare in discussioni interminabili sulla forma partito che mi impediscono, ci impediscono, di fare poi politica, cioè di stare sul pezzo delle cose, della vita. Troppo spesso mi trovo a fare discussioni che hanno più a che fare con equilibri interni che con i problemi reali. Ora devo trovare la forma da dare a questa esigenza: fare politica in un partito senza farmi triturare dalle dinamiche interne e senza strappare la tessera. Il limite tra riuscire nell’impresa PD e l’antipolitica (sbattere la porta con un sonoro “vaffa”) è sottile. Purtroppo. Lo sento nelle parole dei molti “nativi”, di quelli che hanno creduto nella capacità di osmosi del partito democratico e oggi si scontrano con una melma burocratica e con un “primato” del “noi siamo qui da prima di te” e quindi “ne sappiamo più di te”. Bisogna resistere (in questo caso, sì) e tornare a usare la testa, in particolare i numeri. I numeri che raccontano della crisi, dei posti negli asili, delle coppie omosessuali che vogliono sposarsi o brigano dietro ai figli, del numero di disoccupati e di quello dei precari. Il resto è fuffa buona per chi fa politica per fedeltà. Per cui non ci appartiene.

E quindi…

Il 15-16 e 17 luglio proviamo a riflettere sul cambiamento, in modo anticonvenzionale: http://www.changesfest.net/

Con noi ci saranno anche:

A Changes ci saranno, tra gli altri:
Cristiana Alicata • Enzo Amendola • Giovanni Bachelet • Beatrice Biagini • Francesco Bilotta • Claudio Camarca • Pippo Civati • Luca Corsolini • Ilda Curti • Concita De Gregorio • Marco Esposito • Francesca Fornario • Giuliano Gasparotti • Sandro Gozi • Rosaria Iardino • Matteo Lepore • Estella Marino • Emanuela Marchiafava • Pierfrancesco Majorino • Ettore Martinelli • Gianfranco Mascia • Francesca Melandri • Francesca Paci • Paolo Patanè• Emidio Picariello • Francesca Puglisi • Marco Rossi Doria • Ernesto Maria Ruffini • Andrea Sarubbi • Sandra Savaglio • Luca Sofri • Mila Spicola • Jean Lèonard Touadi • Delia Vaccarello • Vittorio Veltroni • Nicola Zingaretti

2 pensieri riguardo “Proviamo a cambiare?

  1. Per te e per qualche altra verrei, ma ci sono alcuni impresentabili che proprio non sopporto. Se il cambiamento nel partito deve essere fatto con una generazione di nuovi conservatori, dico passo.

    E dunque no, grazie, ma volevo dirti che ho apprezzato l’inivito.

    Buone cose.

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  2. La battaglia “culturale” più strenua che porto a vanti quando in molti mi domandano se sono PD , è rispondere che io “voglio” “desidero” far parte di un partito “di massa”, cioè candidato a contenere tutti ma proprio tutti e soprattutto destinato a rivolgersi e governare tutti ma proprio tutti. Credo che la sfida, per chi vuole portare dei cambiamenti nel Pd, grossa immensa, sia proprio questa, fare noi lo sforzo di sopportare loro (i pesanti conservatorismi) e allenarci in questo modo a gestire rapporti di forza con minoranze e maggioranze. Questo è il governo reale, pieno di contraddizioni e cose che non ci piacciono. Ma la festa sarà bellissima, al di là dei particolari di sempre, vale accorrere…

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