Pantelleria tra abbandono e silenzio.

6 agosto 2011 § 8 commenti


Quando scrivi un libro e lo ambienti in un luogo, praticamente dimori in quel luogo per tutto il periodo della scrittura. E’ per questo che mentre volo sul piccolo ATR ad eliche di Meridiana ho quasi l’impressione di tornare a casa e non di andare in vacanza. Mi è tutto familiare come se non fossi mai andata via.

Il pilota sbaglia il primo atterraggio e risale. L’isola è coperta di nuvole. La hostess, un’improbabile hostess vikinga e tarchiata di origini tedesche ci annuncia che non è stato possibile atterrare. Mi accorgo solo ora che davanti a noi viaggia un ministro perché gode di un’informazione riservata da parte del comandante. Forse delle scuse.

Ci riproviamo. L’effetto dell’atterraggio è che un istante sei a duecento metri da terra e poi non sei tu che scendi ma la montagna che è al tuo livello. La pista è cortissima, si tocca terra e poi si frena.

Terra. Pantelleria. Quel nome che quando lo dici subito tutti pensano ad una vacanza da ricchi. Mi fa sorridere questa cosa. Per la verità l’impressione che ho è che Pantelleria versi in stato di parziale abbandono e affermalo il 5 agosto è inquietante. Non  certo per i turisti, quanto per chi ci abita tutto l’anno.

Capire Pantelleria non è semplice. C’è anche chi è venuto fin qui e non sapeva che non esistono spiagge e così, alla fine, preferendo la comodità della sabbia agli spigoli degli scogli, negli anni successivi preferisce altre mete.  Qui non arrivano nemmeno i barconi dei profughi. Non c’è dove attraccare, ma da qui ogni giorno la Capitaneria di Porto va ad aiutare quella di Lampedusa. Anche a raccogliere i cadaveri, come ieri.

Sul volo Palermo Pantelleria (che per la cronaca costa un centinaio di euro, a costare un po’ di più è la tratta Continente-Sicilia, alla faccia della promozione turistica, sia che si voli, sia che si venga in nave, sia che si sia così folli di scendere in macchina come stavo per fare io alla fine) la rivista di Meridiana mi annuncia ogni tre pagine della vendita di appartamenti in resort mozzafiato, ville “pezzo unico” in Sardegna. Porto Cervo. Con tanto di foto e rendering. Sostanzialmente la confessione di una cementificazione selvaggia su carta patinata. La costa sarda. E sappiamo anche chi, come cosa e quando.

A Pantelleria questo non può accadere. Nessun folle verrebbe a costruire ville e resort qui. Non ci sono accessi comodi al mare. L’isola ti rifiuta, è repulsiva. Non possono nemmeno inventarsi una spiaggia finta con villaggio come hanno fatto a Favignana.

A., che ci affitta la macchina, ci fa notare che stanno ricostruendo l’aereoporto.

“Che bisogno c’era di allargare l’aereoporto che viene usato, se va bene, due mesi all’anno. Con tutte le cose che servirebbero.”

“Cosa servirebbe?” Chiedo.

Sorride, scuote la testa.

“Aggiustare certe strade, costruire servizi….anche per i turisti. Qui d’inverno non c’è nulla. Il niente.”

A Pantelleria d’inverno, mi dice una ragazza, poi la sera, c’è solo il carnevale che si balla il liscio. E io che scrivo un libro, ma è un pensiero distratto, ironico, incondivisibile. Talmente cretino da non essere nemmeno narcisistico.

“A chi piace, però. Se non ti piace il liscio resta solo il karaoke.”

Lei ha studiato a Napoli. Ovviamente non ha trovato lavoro e ovviamente è tornata qui.

La verità è che a Pantelleria ci sono pochissimi turisti. Qualcuno dice che è colpa del costo dei voli. Qualcuno, la ragazza della trattoria, dice che “No, non sono i voli che costano troppo. E’ l’isola che non va più bene.”

Mi verrebbe da dire che non va più bene per i tempi che corrono, per i tempi in cui un luogo di vacanza deve avere una discoteca con il buttafuori e la lista e il privè. O per lo meno con il milanese che è rimasto qui, ha aperto un locale e fa l’aperitivo la sera e se non ci vai sei out. Qualche bar fighetto e ristrutturato. Niente. Qui non c’è nulla di tutto questo se si esclude la Nicchia a Pantelleria e O Friscu a Scauri.

Alla fine ho rinunciato alla presentazione del libro al Castello. Optato per un incontro ristretto e deciso che tornerò in inverno, alle soglie della primavera, almeno per coerenza con il titolo che ho dato al libro. Così la facciamo per l’isola e non per i turisti.

Il primo tratto di perimetrale è un necrologio di cemento e alluminio anodizzato. Vento e mare provano a buttarli giù con l’effetto che il tutto sembra diroccato e in stato di abbandono.

Sulla strada decine di dammusi in vendita. Eppure, questa solitudine turistica (ora arrivano le due settimane centrali di agosto e le cose cambieranno) non riesce a rendermi felice come dovrebbe perché l’impatto sull’economia locale è evidente e stride con l’idea che tutti hanno di quest’isola.

La verità è che la natura dell’isola ha attratto, tra i vip, gente sobria e senza troppe manie di grandezza. Persino Armani, l’ospite più ingombrante dell’isola per “nome”, viene qui per rifugiarsi e stare in pace, certo non per fare feste o far parlare di se. Sull’isola tutti lo amano, anche perché ha pagato un bel pezzo di ospedale tra cui l’attrezzatura per la Tac e per le mammografie che significa che le fai qui e non in Sicilia. Sobrietà e calma. Il piccolo alimentari di Rekhale è gestito sempre dalla stessa vecchia signora. Che le suona il telefono e si intrattiene con qualcuno dall’altra parte mentre c’è una piccola fila di tre clienti. Domanda. Risponde. Si informa di salute e di studi. A nessuno di noi salta nemmeno in mente guardando la vecchia cornetta del telefono della SIP di metterle fretta. Qui è così. E te lo devi fare andare bene.

La luce, il blu intenso, il verde. Soprattutto un silenzio profondo, che si annida ovunque.

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§ 8 risposte a Pantelleria tra abbandono e silenzio.

  • Anonimo ha detto:

    Sono tornata da Pantelleria domenica scorsa, dopo tre settimane di soggiorno
    E’ il quarto anno che ci andiamo, mio marito ed io, a casa di amici in parte ed in un piccolo residence per un’altra parte
    Mi sono portata il tuo libro, per godermelo sull’isola….carino ed originale, complimenti

    Oggi vedere la bellissima foto di Scauri sul tuo blog mi emoziona ancora perchè Pantelleria è magica ma, come dici tu, ti respinge, non riesce a sedurti, se non dopo parecchio tempo che ci vivi, l’isola va capita ed apprezzata ma
    perchè questo avvenga occorre davvero lasciarsi andare ai suoi tempi ed a quelli della sua gente, ai suoi colori ed alla sua luce, soprattutto all’alba e al tramonto
    Se l’abbandono riesce…. si sentono le batterie del nostro essere che si ricaricano e si torna a casa con una nuova energia, altrimenti rischi di odiarla e di vederne solo le negatività…..
    Purtroppo abbiamo notato anche noi lo sfascio incombente ed il degrado che aumenta…..si vive bene solo nelle case private e c’è veramente poca attenzione alla cosa pubblica
    L’ampliamento dell’aereoporto è assurdo a mio parere e davvero occorrerebbe privilegiare altre prospettive partendo dalla pulizia e dalla manutenzione delle strade..andando verso Martingana da Scauri la strada è una buca continua, con limiti alti di pericolosità…per non parlare della discesa verso la balata dei Turchi (il mio luogo preferito)…..quest’anno veramente ridotta malissimo…ecc ecc
    Abbiamo avuto modo anche noi di sentire le lamentele per il calo di turisti di questa estate ma Pantelleria è cara, costa il volo, costa l’affitto delle case, costa tantissimo l’affitto dell’auto o dello scooter e quindi è per pochi o per un breve periodo
    Mi rendo conto che non è cosa facile riuscire a rendere Pantelleria più “accogliente” senza alterarne la natura selvaggia e aspra ma confido in chi la ama ed ha le possibilità per operare…
    Buon soggiorno

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    • cristiana alicata ha detto:

      E’ caro il volo a meno di non prenotarlo per tempo visto che ora arrivano anche le low cost. Se si cerca bene si trovano dammusi a poco (anche 500€ a settimana per 3 persone!!) e se si fa la spesa dai contadini si mangia bene e si spende poco. Il vino? 2 euro al litro. Un bottiglia di passito 10€! Oggi in sette abbiamo preso un barchino a meno di 20€ a testa.

      Grazie delle belle parole sul libro.

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  • Luigi ha detto:

    Il tuo bel pezzo di diario estivo mi spinge a lasciarti questa mia testimonianza.

    Pantelleria….o la ami o la odi dicono i panteschi…ed è vero!
    Arrivato per caso sull’isola mi sono innamorato. Non pensavo ci si potesse innamorare di un luogo così come ci si innamora di una persona, stessi sintomi stesso travaglio emotivo e pratico. Così non ho potuto fare ameno di tornarci più volte nonostante la lontananza e poi con fortuna e molte difficoltà ho trovato casa, poi è nato il progetto di lasciare la città…e di andarci a vivere almeno sei sei mesi all’anno…

    Negli ultimi 15 anni ho fatto il libraio e ho lavorato nel mondo culturale ed editoriale…dove impera uno sfrenato bisogno di apparire. Ma le cose stanno cambiando… Poi ho incontrato Pantelleria, isola di confine e luogo dove tutto è più autentico, dove ho sentito l’anima del mondo. Qui, a parte i vip, trovi panteschi e gente del nord e centro Italia che abita molti mesi all’anno e che è in ottima sintonia con i locali.

    Chissà…forse aprirò una piccola libreria, per fare “vera” cultura ed accettare la sfida di mettermi al servizio di una realtà sociale ed ambientale da cui imparare e a cui poter dare in semplicità.
    Pantelleria è una metafora di autenticità in un’epoca in cui l’oggetto ha divorato la persona, è metafora dell’essere e non dell’apparire.
    Meglio il buio per vedere le stelle, le strade strette ed altre piccole o grandi disfunzioni, che comunque qui alla fine si risolvono sempre.
    Quello che conta è che Pantelleria è (anche come natura) una “piccola Italia”, un microcosmo sociale dove ancora molti valori sono intatti e dove si può ancora imparare un nuovo modo di stare nel mondo.

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  • Anonimo ha detto:

    ….ma se non ti è poi così piaciuta perchè tornarci?..con tutti i posti del mondo non penso che abbiamo bisogno di quelli come te

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  • Gianni Gabriele ha detto:

    … Ci tornero’ un giorno: spero presto! Alla ricerca delle origini. Papà ci è nato la’.
    Il vino buonissimo, il forte profumo del mare e i sapori della cucina pantesca.
    Dappertutto nella terra, i resti della battaglia. Bossoli e addirittura elmetti arrugginiti. Nel 42 lì si è scatenato l’inferno e ha lasciato parecchi segni.
    Spero di rivederla Pantelleria, e magari di tornarci con Papà per ritrovare i parenti…

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  • Sono arrivato a Pantelleria 30 anni fa…e quest’anno abbiamo comprato una casa pantesca a Kamma Fuori con terreno e mare in lontananza. Mia moglie ed io speriamo di trasferirci tra un paio di anni. Ristruttureremo la casa secondo i dettami della tradizione, senza i dettagli estremi che marchiano a fuoco le case dei non panteschi. Da sempre abbiamo avuto amici pescatori e contadini ma anche professionisti che vivono 360 gg sull’isola, ci sono problemi certo ma tant’è…Hic rhodus, hic salta…a noi interessa il mare, i viottoli della montagna, la pesca, il silenzio, il buon vino..certo fosse più semplice e meno costoso arrivarci..

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