Tra le macerie di un Paese in festa.


Molti di noi hanno il volto tumefatto e stanco, metaforicamente parlando. La sensazione di una passeggiata tra le macerie, la prima dopo la fine dei bombardamenti. La guerra è finita, ma adesso bisogna ricostruire tutto e la cosa difficile è capire da dove si comincia. Non esagero. Per chi come me vota dal 1994 e aveva visto in Berlusconi già allora quello che sarebbe stato -ed eravamo molti – oggi è un giorno di compita soddisfazione accompagnata da una triste consapevolezza. Avere perso il treno della giovinezza. Possiamo sperare in età adulta di avere un governo sobrio, attento al bene comune, stabile. Sì, ho sorriso ieri, ho fatto persino un pugno nostalgico cantando Bella Ciao. Ho gridato l’inno nazionale.

Ma poi….continua sul blog de IMille.

10 pensieri riguardo “Tra le macerie di un Paese in festa.

  1. Questo non è un commento da pubblicare ma solo un avviso, nel caso ti interessasse. Il mio collega di blog, Uolly, “molto meno radicale di me” ti ha risposto sul nostro sito e quel che dice potrebbe interessarti…o perlomeno sarei curioso io di sapere cosa ne pensi. Ciao,

    Scialuppe-Luigi

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  2. ho paura di no Cristiana, dubito che potremo ancora sperare in un governo sobrio. Siamo e saremo sempre commissariati dal potere europeo (anche se vincesse Vendola sarebbe così), l’economia al centro del nostro mondo e così tecnicamente lontana dalla conoscenza dei cittadini. Tu che ne pensi di questo paradosso? I temi economici sono talmente distanti dal vivere comune, anche dal punto di vista tecnico, come possono i comuni cittadini decidere “direttamente” sulle manovre da compiere? Hai visto quanto terrore avevano della consultazione referendaria in Grecia? Eppure era il popolo sovrano, bombardiamo paesi e uccidiamo civili per costringerli a portare al potere il popolo e poi? A casa nostra? Cosa facciamo?
    Democrazie così estese e complicate funzionano solo grazie alla “lontana rappresentanza”, non possiamo decidere di nulla perchè non ne saremmo nemmeno capaci, per questo lo fanno i rappresentanti che dovrebbero essere tecnicamente più competenti.
    Credo, a questo punto, che la democrazia (con la D maiuscola) funzioni solamente in ambiti ristretti e controllabili in cui si decide tutti assieme direttamente sul proprio destino e su cose di ogni giorno. Lo spread non è affar nostr nostro 🙂
    Bel blog! Eh eh anche a me piacerebbe fare un po’ lo scrittore 🙂 ma lungi dal riuscirci!

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    1. io penso che la lezione marxista dicesse: l’economia ha un suo flusso che non deve essere arrestato. ci sono dei processi e dobbiamo passarci tutti, senza forzare le cose. solo il compimento del capitalismo porta ad una nuova società. e il capitalismo globale non è ancora compiuto. per assurdo oggi ci rendiamo conto che la trasformazione del cittadino passa per la transizione consumista. poi implode. più capitalismo in cina porterà più diritti. quando tutti avranno diritti si accorgeranno che il sistema non funziona….per esempio…della nostra generazione chi avrà la pensione? ma mica solo in Italia. e che si fa tra 40 anni? senza pensione non si consuma e saremo in molti ad essere vecchi.. si dovrà evolvere. lo stato deve o dovrà costruire la cortina di ferro del welfare. ma credo di avere dato una visione superficiale…spero di aver espresso più o meno il mio pensiero…

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      1. Cristiana non è un atteggiamento troppo passivo?
        Se io tento di uscire autonomamente dalla logica del consumo e lo faccio insieme a tanti altri, devo per forza attendere che il processo si compia sino alla fine?
        La tua risposta mi pone un dubbio serio, hai centrato il problema, però è vero che i sistemi sociali li fanno le persone, se voglio un mondo migliore provo a costruirlo attorno a me prima di cambiare quello degli altri. Se la cosa si allarga a macchia d’olio non servono nemmeno le crisi sistemiche di cui parli per fare un mondo nuovo. La crisi viene da sé quando togliamo il nostro supporto diretto.

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        1. sì, ma.

          ma deve essere un processo di massa. tu fai parte di una elite. le brigate rosse (dico per assurdo) avevano ragione (facciamo finta), ma era in 4. antidemocratiche. minoritarie. e quindi la lotta era terrorismo, non battaglia civile. I partigiani interpretavano quello che ormai voleva il paese giusto o sbagliato. azzardato, ma è per capirci.

          quindi: noi usciamo da questo sistema economico. ricicliamo, acquistiamo in modo diverso per quanto possiamo. facciamo crescere un’economia alternativa…a km0 e biologica e ben pagata. ma non spostiamo nulla nel macro adesso….ma un giorno accadrà. secondo me.

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        2. non voglio monopolizzare il tuo blog 😛 ma la discussione è interessante… quindi perdonami se ti tedio

          ho paura che il pianeta non abbia tempo per crisi sistemiche, l’ultima vera crisi sistemica c’è stata con la Rivoluzione Industriale e caduta del sistema aristocratico e medievale (punto di rottura è probabilmente la Rivoluzione Francese almeno a livello politico), questa volta però le risorse finiranno molto prima e quando finiranno sarà inutile fare il KM0, non ci sarà proprio più nulla per nessuno

          ma quindi non si può fare nulla? dobbiamo solo stare a guardare il treno che va contro la parete?

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      2. resta inteso che la teoria sui cicli sistemici ed il loro compimento mi ha sempre affascinato, soprattutto quando andavo all’università, un’idea molto simile alla “psicostoria” di Asimov.
        Hai risvegliato “vecchie” riflessioni! E’ un argomento decisamente interessante

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  3. Posso? (Oggi son bloccato in casa con un sacco di tempo vuoto da aspettare)
    La rivoluzione russa è stata preparata anche da decenni di attentati nichilisti e propaganda rivoluzionaria “coi fatti” di decine di gruppuscoli minoritari, prima che il popolo decidesse di sollevarsi. Stessa cosa la rivoluzione spagnola.

    È vero che non spostiamo il macro, ma il macro si sposta da solo e anzi si sta già spostando: la domanda è se ci faremo trovare impreparati quando accadrà o se avremo pronti i mezzi per affrontare la nuova situazione (che dubito sarà una situazione piacevole ma magari mi sbaglio).

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  4. (sorry, poi smetto). Non intendo che dobbiamo iniziare a fare attentati. Intendo che prepararsi ad un ribaltamento di paradigma è un’operazione lunga. Ci vuole molto tempo e molti GAS per abituare la gente all’idea di vivere in modo sostenibile, prima che ci sia costretta dalla realtà.
    Buona settimana,

    S.

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