Rosalinda Celentano.

La pensavo così anche io. Però avevo 16 anni e non sapevo nemmeno che esistessero altre persone come me.

Qualcuno la aiuti a liberarsi dagli enormi fardelli che ha, in ogni caso Rosalinda, oggi nel 2011 III millennio, rappresenta tutto il male che questa società può fare a chi è diverso. Di sicuro essere figlia di un personaggio così famoso ed ingombrante non deve averla aiutata.

La sofferenza di Rosalinda Celentano va oltre il gossip. La più alta percentuale di suicidi tra gli adolescenti si radica nella difficolta’ di scoprirsi ed accettarsi omosessuali. Parlarne, capire cosa sbaglia questa societa’ e’ un dovere morale di tutti. Di chi fa politica, di chi milita nella comunita’ omosessuale e di vuole un’Italia diversa: giusta ed accogliente con tutti i cittadini.

A proposito di fascisti.

Che rivestiti e in giacca cravatta tolleriamo fin troppo, fino a farli diventare vicepresidenti di Regione.

E poi succede questo.

Sempre attendendo l’esito delle indagini. Certo. Ma giusto per dire in Italia dobbiamo cominciare a ricordare e fare in modo che la gente sappia, e sapendo, possa discernere quando vota.

Riflessione sull’antifascismo del III millennio.

Questo post nasce da un dibattito nato su facebook per l’uscita del libro di Emanuele Toscano Daniele Di Nunzio “Dentro e fuori Casa Pound. Capire il fascismo del III millennio.”

E’ giusto o no parlare oggi di una delle realta’ di estrema destra a Roma? Anche alcuni fotografi della Contrasto hanno viaggiato nei riti e nei volti di qualcosa (non solo Casa Pound) che a Roma esiste, ha un seguito e a volte e’ molto più complessa di come la immaginiamo e spesso lo e’ anche peggio. Ridurre solo ai pestaggi l’estrema destra romana e’ persino pericoloso, perche’ se ne trascura e minimizza l’impatto culturale che essa ha e ha avuto in una citta’ culturalmente allo sbando, priva di cultura diffusa, di esperimenti sociali davvero aperti, a basso costo, geograficamente distribuiti (vedere post sul Modello culturale romano Rutelli-Veltroni)

Emanuele e’ un sociologo che studia le masse e alcuni fenomeni e ha avvicinato la realta’ di Casa Pound proprio per capirne l’attrattiva. Qualcuno lo accusava che un libro diventa apologetico solo in quanto libro e quindi ne discuteva l’utilita’.

Vengo da una famiglia di partigiani, sono profondamente antifascista, mi e’ stato insegnato che la conoscenza e’ il miglior modo di disinnescare l’avversario. Non ho paura di far conoscere, perche’ la vera conoscenza porta al discernimento. Mi preoccupa la gioventu’ romana che si avvicina al loro marchio, il senso di forza e di appartenenza. Mi preoccupa la nostra cecita’ davanti alla nostra incapacita’ di comprendere certe esigenze, accoglierle, non escluderle. Il concetto di forza racchiuso in un modello muscolare, di branco. Quale concetto alternativo stiamo proponendo a sinistra? Chi siamo noi, oggi? La nostra scarsa identita’ diviene messaggio debole, scarsamente recepito.

Mi preoccupano anche quanti non sanno, non conoscono, minimizzano…quelli si’.

Ma anche chi ritiene che il silenzio sia una tomba. Il silenzio, la censura dell’esistente non ha funzionato mai. Nel bene e nel male. Anzi. Il silenzio ha vittimizzato, accresciuto. Non e’ con il silenzio secondo me che possiamo sconfiggere le idee che autorizzano la violenza, la discriminazione, il razzismo, l’antisemitismo, l’omofobia. E’ solo portando a casa la consapevolezza collettiva con un profondo lavoro culturale, che passa anche doverosamente per la conoscenza, che noi siamo profondamente e realmente, oggi, antifascisti.

Offrendo gli strumenti del discernimento.

Lo dico facendo parte dell’unica minoranza in Italia per cui non e’ prevista l’estensione della legge Mancino.

E sottopongo questa provocatoria domanda:

“Quando voi parlate con un cattolico praticante, parlate con qualcuno la cui esistenza giustifica cio’ che e’ scritto nel catechismo: noi siamo malati. Ho ritrovato a Berlino, nella sua storia, tante somiglianza nell’omofobia di oggi con l’antisemitismo dei primi anni trenta: la caricatura, l’accusa di lobbismo. L’omofobia e’ come il razzismo, come l’antisemitismo. Eppure e’ tollerata meglio.

Eppure so che non e’ conducendo una battaglia contro il cattolicesimo tutto che cambiero’ il mondo per la mia comunita’. So che alla nostra comunita’ spetta il compito arduo di agire senza una legge che ci protegga se non con un aggravante penale. Un’azione tutta culturale.

Andiamo forse dai preti a dirgli di rinnegare il Catechismo? Non e’ altrettando grave, quanto il definirsi fascisti, dire che i gay sono malati?”

E’ tollerabile questo nel nostro Paese? Eppure lo tolleriamo. Questo lo tolleriamo. Perche’?

Lo tolleriamo e lo combattiamo con le mani nude della cultura, con la luce della modernita’ contro il buio dell’oscurantismo medievale. Dove modernita’ non significa anarchia degli egoismi e dove non tutta la Chiesa coltiva intolleranza.

Si conosce e si discerne. E’ un mestiere più faticoso che vietare. E’ un lavoro che dovrebbe fare un Governo. Speriamo venga il tempo di un Governo cosi’, davvero antifascista, cosi’ antifascista dal riconoscere e combattere tutti i fascismi tra cui vi abita, oggi, libero e felice anche quello dell’omofobia.

Sto dicendo queste cose per farci riflettere. Per tornare a dialogare tra noi senza ritenere l’altro in malafede. Siamo tutti antifascisti. Discutiamo solo di come combattere meglio, oggi, il fascismo. Ridefiniamo il fascismo per ridefinirci antifascisti. Questa ridefinizione e’ uno dei passaggi obbligati della crescita della nostra democrazia. Secondo me, ovviamente.