Noi che siamo stati fascisti.

24 aprile 2012 § 13 commenti


In queste settimane come ogni anno si radicalizzano le parole tra due fronti opposti. Da una parte (giusto per fare un esempio) l’Anpi che non invita Polverini ed Alemanno. Cosa che condivido perché supera le ipocrisie istituzionali. Dall’altra giovani virgulti della destra fascista, soprattutto romana, che contestano l’assenza di dibattito in una scuola che ospita un partigiano. Oppure i manifesti appesi sulla saracinesca del PD di Piazza Verbano, luogo simbolo, in cui si inneggia ai ragazzi di Salò come a voler trovare una cittadinanza, un riconoscimento provocatorio nel giorno in cui si festeggia la Liberazione dal Nazifascismo.

La storia la fa chi vince dice chi perde, ma ci sono cose che non sono discutibili e che ancora non fanno parte del patrimonio comune.

Non è accettabile invocare le Foibe (fenomenale l’imitazione di Casa Pau di Caterina Guzzanti) quando non si hanno altri argomenti.

Il regime fascista ha promulgato le leggi razziali.

Il regime fascista era una dittatura.

Il regime fascista ha collaborato con quello nazista e Mussolini non poteva non sapere. Se non sapeva era un inetto.

Il regime fascista ci ha condotto in guerre senza senso mandando a morire noi e massacrando popoli per lo più inermi e nessuna strada o scuola o lebbrosario o ospedale può giustificarlo. Punto.

Il regime fascista ha bonificato l’agro pontino e riusciva a costruire tutto ciò che voleva nei tempi che voleva. Certo. Sono le cose che competono alle dittature e che complicano le democrazie. Non sono meriti. Sono caratteristiche.

Non ci sono discussioni.

Non ha importanza se qualche partigiano si è regolato i conti della terra approfittando di una pseudo guerra civile. Quello compete alla natura dell’individuo, non alla natura di un regime e quindi di un’istituzione. Sono due dimensioni che non possono essere confrontate ed è per questo che dobbiamo ammetterlo senza temere che questo diminuisca ed impoverisca il valore di chi ha combattuto. Come non si sente mai abbastanza parlare del ruolo della mafia nello sbarco, vero autentico ponte con gli USA e la comunità italiana.  E che spiega anche tante cose della Sicilia di oggi, della DC e persino di Lombardo. Ma questa è un’altra storia ancora.

Un Paese che dopo 67 anni è ancora diviso su cosa è stato davvero il fascismo deve festeggiare ancora il 25 aprile.

Ancora e ancora e ancora.

Ma deve anche sapere comprendere cosa c’era nel mezzo, non solo chi stava l’un contro l’altro armato. Il fascismo cresceva in quel mezzo più che in ogni altro luogo. L’Italia è stata fascista e non va dimenticato e rimosso.

L’errore atavico della sinistra è stato appropriarsi in modo famelico e cannibale e spesso puramente commemorativo della Resistenza. Annullare in modo semplicistico il fatto che per venti anni siamo stati fascisti. E lo dice la nipote di uno che nel 1943 era a Regina Coeli, la cui madre di cognome faceva Genova e la cui sorella maggiore durante la liberazione di Roma faceva la spola tra un ponte e l’altro sul Tevere che i tedeschi minacciavano di far saltare e la cui sorella minore stava nelle fogne di Bologna insieme a Mario Socrate ispanista recentemente scomparso.

L’errore di chi scrive la storia senza l’elaborazione della colpa è quello di semplificare, estremizzare, commemorare ed infine rendere finti dei valori che invece, per essere masticabili, debbono essere resi in tutta la loro complessità.

L’Italia non si è mai guardata allo specchio. Molti sono passati dalla tessera fascista a quella della DC ed alcuni a quella del PCI perché erano fascisti pensando che il fascismo fosse una forma di socialismo. Semplifico, lo so. Ma ho visto i tedeschi. La loro elaborazione. Non c’è tedesco che non viva questa colpa e non c’è parte della Germania che non evidenzi la voglia di espiazione. Noi no. Pensiamo davvero che Casa Pound o Forza Nuova o quelli de La Destra di Storace siano gli unici a dovere essere additati come fascisti? Sarebbe bello se fosse così. Non sono forse fascisti molti leghisti? Non sono fascisti molti di quelli che impongono la loro idea, il loro pensiero unico passando persino per alcune parti della Chiesa Cattolica? E allora usiamo la giornata di domani per essere antifascisti fino in fondo, anche con noi stessi.

Nessuno di noi è immune dalla malattia, perché l’umanità stessa non ne è immune ed è nel coraggio di riconoscere questa debolezza di popolo che noi possiamo davvero onorare i valori della Resistenza.

Il confine che va tracciato, va tracciato ogni giorno sugli atteggiamenti e non solo sulle sigle. Semplificare è pericoloso ed è parte del problema quando i fascismi rinascono anche sotto mentite spoglie.

Vi prego di credere che questo mio pensiero non vuole affatto offendere o confondere, ma vuole essere una riflessione su un certo nostro modo riduttivo di rimuovere le questioni.

Buon 25 aprile a tutti. Evviva la libertà, W la Liberazione.

 

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§ 13 risposte a Noi che siamo stati fascisti.

  • Emanuele Toscano ha detto:

    Brava Cristiana! sono molto d’accordo con la tua analisi!

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  • incambiodituttoquesto e inestremasintesi ha detto:

    E’ passato il Galaxy Express 999 dal mio click telematico.
    Impetuoso, sofferto, ma voluto.
    Sono alle mie ultime conclusioni, e come puoi ben notare, il tempo, le sue risposte sa veicolarle, in ogni caso.
    Anche per chi non vuol vedere.
    Perdona il flashback.
    Obbligato.
    6 gennaio ….. è festa dell’epifania, la befana porta nel mio sacco un amicizia virtuale, così cita faccia libro.
    1 aprile ……s’insinua un pessimo pesce d’aprile, e finisce irrimediabilmente un amicizia virtuale, così cita faccia libro.
    Nella realtà’ niente e’ mai nato. Niente si e’ mai compiuto (… senza volerlo ho toccato la mia patologia).
    Nel frammezzo e’ esistito qualcuno.
    Però.
    Più’ di uno.
    Due di Due, come direbbe Andrea De Carlo.
    La percezione iniziale la conosci.
    I voli pindarici e le destabilizzazioni emotive pure.
    Inclusi i dissidi interiori.
    Non sono mai riuscita a collocarti e a collocarmi. Non posizionavo il laccio.
    Perché’ un laccio e’ esistito, figlio e padre del tuo (non il contrario).
    In tal senso Conservi innumerevoli testimonianze allo stomaco…
    Esposizioni Indirette. Deboli. Cattiverie gratuite.
    Ad un certo punto e’ arrivato lo schiaffo. Forte. Fortissimo. Dalla stessa mano che scriveva il romanzo.
    E’ stato come svegliarsi all’improvviso da un torpore emotivo ancora troppo vivo dentro me…non ero pronta a quel click istintivo, …forse neppure te.
    Il manoscritto non aveva l’intenzione. Lo so. La copertina già raccontava il pois di un messaggio da denudare.
    L’ossessione…
    Come la seconda pagina, e l’ultima. Doverose, a prescindere, nel tuo caso. (…giuste dal mio punto di vista!).
    L’ho letto tutto d’un fiato. Io amo le tue mani, le tue bugie.
    D’altra parte quando ho incontrato Viola, mi sono sentita tradita.

    Non ho mai avuto un ruolo nella tua vita, c’erano contingenze esterne, importanti, ed “ufficiali” ad impedirlo…In tal senso non ti ho mai nascosto nulla, al contrario il continuo ribadire certe posizioni hanno quasi scritturato una sentenza definitiva, da subito.
    Non senza frustrazione.
    Proprio per questo non capivo il significato di “quell’inverno” pieno di lacci mischiati…orfani di una vita poco autentica.
    La Viola concreta, era una storia esistita realmente, nel tentativo di essere recuperata, ancora, (da parte tua), la Viola idealizzata era la povera Biancaneve …nel tentativo di azzannare la mela rossa di un’identità’ mai vestita (dal tuo punto di vista)!
    Il libro, era come una canna a due ami: vibrava da una lato verso un pesciolino oramai perso, contemporaneamente inseguiva l’anguilla ballerina, quell’anguilla di inafferrabilita’, il mai avuto (…e senza volerlo ho toccato la tua patologia).
    Non mi importava quanti lacci tu avessi sparsi per il mondo, o quanta fame insaziabile anelasse la scatola vuota, era nella tua sacrosanta libertà’ riempirla di 1000 trastulli.
    Potevi dire. Bastava dire.
    Volevo solo testa e sincerità’.
    Mischiato alla polvere del passato, c’era un presente reale. Fine a se stesso, perché’ quando una cosa e’ tra le proprie mani non ha più’ lo stesso valore di prima, questo lo sappiamo entrambi[…]
    In tal senso il nostro incontro e’ stato illuminante per il mio percorso …
    Con una differenza pero’.
    Nei due anni dietro le spalle….di scambi “paranormali” mi hai avanzato richieste specifiche, a cui ho sempre risposto con dichiarazioni inequivocabili, e da qui la conclamata impossibilita’ a viverci!
    La “sincerità'” dello scambio, era “la casa” che aspettavo.
    La famiglia dell’abbandono.
    Ho accolto censure pesanti sulla mia vita, mentre incassavo la tua poca autenticità’.
    Gli scritti che ho ripercorso a posteriori, fumosi, equivoci, bilaterali, adattabili a chiunque, hanno sortito l’effetto desiderato: tessere la rete dei “contatti”.
    [La ragnatela non e’ mia, e’ mia ancora la tessitura. Sta sfilacciandosi, lentamente. D’altronde non si sceglie d’entrare e neppure d’uscire].
    Paradossalmente mi hai scagliato addosso pietre di rabbia, ossimori gratuiti.
    Violentavi l’intimità’ delle mie confidenze, e davanti a tutto il mondo abilmente hai venduto “ME” come tua molestatrice!
    Sei così convinta che io incarni l’individuo e tu la società’?
    La menzogna parte da dentro e si dilaga fuori, oltre le etichette.
    Volevi il filo-conduttore per esercitare il potere, sputavi sopra il conducente per sfamare il tuo cinismo………è una scena già’ vista?
    Una vittima atavica, un muro che non si scalfisce, uno specchio rotto. Sono protagonisti già incontrati?
    Ad un certo punto sono diventata il vomitatoio della tua rabbia antica e tu il mio confessionale caustico.
    Il laccio in tal senso si è irrobustito… almeno da parte mia!
    Abbiamo dialogato senza parlare, abbiamo provato senza toccare, abbiamo aspettato senza avere aspettative,

    e “soprattutto ci siamo avute senza avere avuto niente”. Un paradosso spiegabile.

    Questa e’ la nostra follia, lo scheletro nell’armadio…lo specchio rotto che tu non vuoi prendere in mano, ed io tento tristemente di guardare…ogni volta “in una stanza tutta per me”[…]
    Mi hai demonizzata per non essere uscita fuori, ovvero per lo stesso comportamento che non hai agito “te” nei miei riguardi!
    Eppure …Per un dialogo a due non serviva che facessi un coming out. Quello sarebbe stato il premio del tuo trofeo. E’ un’altra storia, successiva forse!
    Lo specchio rotto ad un certo punto e’ stato talmente trasparente per entrambi… che… io “concettualmente”non te ne voglio. Non posso.
    Non sputo mai sopra i piatti che saziano la fame blu!
    L’inciampo e’ avvenuto con me stessa, tuttavia Saro’ sempre in difesa nei tuoi confronti.
    Mi hai ferita. Arditamente. Hai maltrattato la nostra libertà’ di pensiero, il mio sentirti nelle profondità’.
    Per questo i tuoi occhi non si trattengono mai a lungo dentro i miei.
    Non ti ho semplicemente guardata, ho respirato e sofferto con te come Jean-Paul Charles Aymard Sartre e Simone de Beauvoir …
    Chissa perché’ li ho sempre associati…a noi due
    Nel tuo libro hai messo tutti “gli esseri umani” e tutte le situazioni sullo stesso piano.
    Hai mischiato troppo!!!!! E Ti sei giocata “tutto”…o meglio tutte le persone da cui volevi “certe risposte”.
    Certe tipologie di risposte. Senza scarti.
    Non ho potuto accettarlo.
    Non ho accolto “la motivazione mafiosa” del tuo “nasconderti” dietro ai discorsi politici. Il nascondiglio era la protezione per entrambi.
    Come L’abusivismo virtuale che recrimini ancora, nonostante ti abbia parlato a cuore aperto.

    E tu? Dov’eri in tutto questo? Seduta in poltrona a spingere i pulsanti del relativismo cosmico?
    Oppure a recuperare una storia già’ finita, un interruttore ancora acceso…. E taciuto.
    Le omissioni non sono bugie…
    Quasi Sempre.
    Potevi essere chiara. Non avevamo vincoli! Neppure di realtà’………………….
    In questi due anni non ho avuto una sola spiegazione da parte tua ….Soltanto una sollecitazione continua a prendere decisioni importanti e di coraggio.
    Mi chiedo se oggi staremmo in 4 o 5!!!!
    Gia’ …il tuo concetto di famiglia allargata!
    Allòra….solo allora e’ arrivata la mia chiusura “telematica”, …… .. prima o poi forse sarebbe stata fisiologica, dopo una tazzina di caffè’.
    I giorni successivi pensavo di impazzire, mi mancava l’ossigeno. Il mio piatto quotidiano.
    Mi hai portato via IL NOSTRO IPERURANIO…
    L’IDEA PLATONICA.
    Poi sono stata a guardare. e ti ho aspettata.
    Seduta sopra atteggiamenti di chiusura vera, laboriosa.
    Eppure Non riuscivo ad archiviare. Era troppo presto.
    Quante cose ho assaggiato e fiutato!!! Quanti imprevisti e colpi di scena.
    Sei caduta in piedi, … lo sapevo.
    E Ho sorriso di fronte il tuo paracadute verbale.
    “Specularmente” hai raccontato a te stessa che avevo bisogno di chiudere, raggirando l’evidenza… per atterrare senza ferirti e senza ferire.
    D’altronde tu sei l’unica interlocutrice pulita in questa guerra tra poveri, giusto?
    La verità’ e’ che non hai mai guardato “me” come guardavi “te” e i tuoi bisogni!!
    Sono stata talmente trasparente nelle intenzioni, a volte così poco diplomatica……che mi aspettavo addirittura una rottura da parte tua …invece no….
    Inizialmente ne ero lusingata.
    Pensavo di essere invisibilmente speciale, appiccicata alle guance rosse della tua emotività’!!
    Ho compreso dopo, molto tempo dopo, che tu raccogli tutto…senza scarti…poco importa se lo utilizzerai.
    Il motto e’ …
    “mi basta sapere che ci sei, in qualunque forma!”
    Ed ora finalmente lo so. E sono in pace.
    Al diavolo le tue gratificazioni!!!!!
    Speravo di capirTI per generosità’ delle tue mani, ma erano troppo occupate a trattenere fili sparsi!!

    E giusto o sbagliato che sia, io ho bisogno di rispondere alla mia interiorità’.
    Sentivo che non mi stavo più’ rispettando. E quel che e’ peggio….. non mi fidavo più’ della tua onesta’ intellettuale
    Su una cosa debbo ringraziarti.
    Di certo ….Non della fatica che ho adoperato per comprendere e metabolizzare.
    Il mio grazie va al rumore di quello schiaffo.
    Il tuo libro e’ stato un tentativo di verità’ smembrate ……come il click della porta che si chiude alle spalle …capisci no?
    E’ lo stesso click!!!
    Ho provato la stessa sensazione di “abbandono”!
    Tu non hai avuto la minima comprensione verso le mie problematiche di vita. Ignorandole in toto. E mi hai abbandonata due volte!
    Probabilmente per motivi “più’ urgenti” dei miei! Chissa’!
    Ho visto negli ultimi mesi tirare sassolini dalla tua mano ad altri esseri umani, con quei filtri ingannevoli, gli stessi usati con me, ed ho sorriso di nuovo.
    Senza tensione stavolta. Sapevo dove non volevo essere.
    Ma Conoscere le dinamiche rasserena!Parecchio.
    …………..
    Ho impattato con una realtà’ tangibile, non voluta da noi, stravolta dalla distanza degli occhi e degli spazi.
    La stessa distanza che ogni santo giorno, l’uomo esercita per sopravvivere con se stesso.
    Ho toccato con lenti reali chi siamo, nel rispetto di quello che siamo.
    Non Chiederò altrettanto.
    L’assioma più’ importante e’ tratto: non ci amiamo abbastanza.
    Non ci siamo mai amate abbastanza.
    E Questa volta non allaccio un noi ipotetico, ….intendo ognuna per proprio conto, ognuna per lontananze diverse!
    Ora che ho terminato l’ennesimo monologo, avrei voglia di urlare, o di ringraziare Dio…ma sono lontana anche da lui.
    Un dialogo diretto tra di noi sarebbe perfettamente inutile. E romperebbe un equilibrio di ombre!
    Non esiste fiducia reciproca. Non c’e’ niente di incompiuto…
    “Oggi”….
    Le nostre vite hanno camminato e sono felice di saperti in compagnia di un’altra persona.
    Avevo il bisogno di contraddire quello che …”noi non possiamo dirCI”.!
    Siamo state due bellissime emotività’, due mocciose incazzate, orfane di una simbiosi atipica, due manipolatrici deliranti, figlie di un’alchima pregiata, due bisogni inespressi, tenuti in piedi da un bastone d’orgoglio, due vittime e carnefici di se stesse.
    Due di due.
    Aveva ragione Andrea De Carlo.
    Perché’ almeno la lettura e la scrittura ci hanno davvero amate.
    La testa ha intuito quello che la pancia vomita ancora senza controllo.
    Passera’.
    … E quando avverrà’ non potrò’ nasconderlo.
    Esattamente questo mi manchera’ piu’ di ogni altra cosa. La presa diretta, senza fili. Rara, preziosa, irripetibile.
    Sei uno sbaglio evitato, una scommessa mancata.
    E adesso sputami tutto addosso, Sono il tuo specchio no?

    Mi firmerei volentieri, ma valgo più’ di un atto di vanità’.

    25 aprile……e’ festa della liberazione.
    Scientemente.

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  • Comandante Lupo ha detto:

    Concordo, anche se devo dire che a differenza di noi la Germania ha vissuto un Processo di Norimberga, noi l’amnistia di Togliatti. Mi si può obiettare che c’era bisogno di pacificazione, ma la nostra liberazione è stata molto lunga. Mentre parte dell’Italia ricominciava a vivere nella rimanente si passava un’altro inverno di guerra, di paura, di eccidi. Poi perchè non parlare della restaurazione avvenuta nell’immediato dopoguerra? I prefetti erano prevalentemente quelli precedenti alla liberazione anche se giurarono fedeltà alla Repubblica la loro formazione era quella fascista. Senza parlare della Memoria, che forse volutamente è stata messa da parte per essere utilizzata solo nelle ricorrenze.

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  • inestremasintesi ha detto:

    “Ognuno ha il proprio passato chiuso dentro di sé come le pagine di un libro imparato a memoria e di cui gli amici possono solo leggere il titolo.” Virginia Woolf

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  • Giuseppe ha detto:

    gentilissima autrice, io sono nato nel 1976, e non ho partecipato alla guerra. Né io, né i miei genitori, né i miei nonni siamo mai stati fascisti. Cosa dovrei espiare? Se i tedeschi miei coetanei ritengono di dover espiare qualcosa, peggio per loro, perché ciò vuol dire che credono in responsabilità collettive ed ereditarie. Io credo alle responsabilità individuali e dovute alle nostre proprie azioni personali. Gentilissima autrice, ognuno è libero (o libera) di trovarsi le proprie croci da portare. L’occidente ne ha di gravissime, che ancora continuano a pesare sul terzo mondo. Ma a quelle nessuno pensa: di quelle ci siamo sgravati come se niente fosse. In compenso, veniamo esortati a continuare a pensare a una tragedia, certo enorme, ma ormai superata. Mi chiedo perché. Il perché sta in un riflesso condizionato del pensiero europeo: la ‘scena-madre’ del pentimento con lacrime e preghiere, consumato in sacrestia. La sacrestia è stata sostituita, per i laici, dal tribunale, ma il riflesso condizionato della scena-madre resta. Gentilissima autrice, voglio dirle che la scena-madre in chiesa non serve a nulla. Serve rimboccarci le maniche per risolvere i problemi presenti: NON stare sempre a pretendere che chi, come me, è nato nel 1976, debba sentirsi in colpa per crimini che non ha mai commesso.

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    • calicata ha detto:

      La storia serve a non commettere altri errori e a far bene nel presente. La mancanza di rielaborazione del proprio passato secondo me, comporta una scarsa capacità di “fare” il presente

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    • calicata ha detto:

      Comunque non c’è alcuna scena madre cattolica nele mie parole, anzi. È un principio laico.

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    • Comandante Lupo ha detto:

      Il problema non è avere o non avere commesso crimini, avere o non avere parenti che si sono macchiati di colpe. La storia è fatta per insegnarci, per non commettere più gli errori del passato. Ma onestamente sia vaccinati contro quegli errori? Nel secolo scorso gli ebrei sono stati gli eletti della paura della diversità quelli che hanno espiato più di tutti l’indifferenza sia in Germani che in Italia (600.000 deportati di cui ne sono tornati solo 10.000) e non solo loro tutti quelli che erano considerati “razze” inferiori sia per etnia sia per modo di vivere. Oggi nonostante le belle parole del MAI PIU’ abbiamo esponenti politici (?) che si augurano la separazione sui mezzi pubblici tra italiani e stranieri. Allora scusa la domanda a cosa è servito il passato?

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  • Fabrizio Falvo ha detto:

    a me sembra banale aria fritta.

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  • Giuseppe ha detto:

    Nessuno sarà mai vaccinato da ricadute in questi crimini, perché la tendenza a ‘segregare’ il presunto capro espiatorio fa parte della natura dell’umanità. Ma oggi a rischio non ci sono gli ebrei. Ci sono altre etnie. Fissare l’attenzione sui traumi passati serve a produrre nuovi traumi di diverso tipo, oggi. Anche le modalità sono cambiate. Fissare l’attenzione su quelle del passato serve a distrarci da quelle del presente. Il discorso che Lei fa serve solo a rinforzare cordoni ombelicali che ci legano al XX secolo. Le sfide sono cambiate.

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  • Giuseppe ha detto:

    Insomma, il Suo discorso è proprio il contrario di ciò che servirebbe per una sana elaborazione del male. Si è elaborato il male commesso, quando si sa come fare per non ricommetterlo in circostanze MUTATE e contro ALTRE possibili vittime. Lei invece ci esorta a fissarci sulle circostanze e le vittime di 70 anni fa.

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