Scout e omosessualità, riflessioni e un invito (al Pride)

9 maggio 2012 § 52 commenti


Dopo l’articolo di Marco Pasqua che ha messo in evidenzia la recente pubblicazione sul sito di Agesci di un convegno di qualche mese fa ho ricevuto telefonate e mail e letto interventi sui vari blog in difesa degli scout, in ultimo una quantità di persone incredibile e disparata mi ha segnalato questa comunicazione ai capi Agesci pubblicata dall’Agesci, sempre sul sito, dopo le polemiche seguite all’articolo di Marco Pasqua. 

Avendo militato nei Giovani Francescani ed essendo, almeno sulla carta, cattolica (avendo ricevuto la Cresima) so benissimo come funzionano gli ambienti cattolici “buoni”, ma so anche dove non funzionano essendomene andata dopo il mio coming out. Non si deve dire, ma si deve esercitare ipocritamente il silenzio. 

Da parte mia non c’è alcuna demonizzazione a priori nei confronti degli scout e non faccio parte di quelli che in questi giorni hanno fatto di tutta un’erba un fascio e hanno offeso l’ontologia scout in tutta la sua interezza (fermo restando che continuo a ritenere le cose scritte in quegli atti e pubblicate sul sito di Agesci vicine a posizioni di gruppi di estrema destra) e aggiungo, se possibile, che manderei mio figlio o mia figlia negli scout (previa verifica del gruppo in cui finirebbe e del suo capo scout) perché trovo che l’esperienza scout può essere formativa dal punto di vista della socializzazione per un bambino. 

Detto questo però ho la necessità di mettere alcuni puntini sulle i, alcune basi fondamentali che riguardano una democrazia matura, il rispetto totale dell’essere umano e la crescita del Paese, ovvero dei nostri giovani. 

La religione è e deve essere un fatto privato. Riconosciuto questo, voglio vivere in un Paese dove nemmeno un centesimo viene dato a chiunque professi una religione in contesti educativi. Ripeto: nemmeno un centesimo di denaro pubblico. Vale per le scuole e per gli scout. 

Per questo tutta questa diatriba sul fatto che non dovremmo stupirci se i capi scout possono essere solo cattolici e ai quali quindi viene impartita una lezione di formazione che racconta l’idea della Chiesa sull’omosessualità la trovo fuori tema, inutile, sterile. 

Il fatto è che esistono degli educatori a cui le famiglie affidano i figli. Ecco. Chi tutela quei figli? Chi si prende cura, nel caso, se un figlio gay cresce con un messaggio di negatività su se stesso da parte di educatori e genitori? Chi impedisce che si impicchi in cantina come accade spesso? Lo Stato deve essere attore anche di questo altrimenti ci sono dei cittadini il cui diritto al’infanzia felice viene violato con la consegu8enza che sarà un adulto insano. Badate bene, per fortuna non tutti i cattolici dicono le cose che sono scritte nel Catechismo e cioè che l’omosessualità è una malattia. So benissimo che per fortuna non tutti i capo scout che sulla carta sono cattolici sono fedeli alla dottrina della Chiesa sul tema. Per fortuna. Ma questo non vi fa pensare? Non fa pensare a tutti che c’è qualcosa che non va? Che la regola è essere cattolici, quindi considerare l’omosessualità una malattia e quasi nessuno tra gli scout lo pensa (così mi dite)? Però sulla carta, nei convegni si afferma questo. Puoi essere gay, ma non devi dirlo, perché l’eterosessualità è il modello educativo buono, migliore. Scrive Agesci che non sono linee guida. Allora non capisco perché fare formazione. E perché non invitare anche altri relatori. 

Ma la domanda da farsi, ancora è questa. Cosa c’è di male ad essere omosessuale? Cosa cambia? Voi dite che dobbiamo capire i cattolici. Io capisco tutto finché non viene imposto nulla. Finché la vostra idea non diventa superiore alla mia. Io dico che dovete avere cura dei giovani. Della loro infanzia. 

I figli non appartengono ai genitori, almeno secondo me, e quindi lo Stato deve consentire uno sviluppo il più possibile uguale a quello degli altri, non nel senso “crescerli uguali”, ma di crescere tutti con le stesse possibilità. Stesse possibilità significa: stesse opportunità, stessa preparazione, stesso senso critico, stessa capacità di discernere. Considero intollerabile che possano esistere luoghi dove si insegna ad essere omosessuali finanziati dai soldi pubblici e così considero intollerabile che possano esistere luoghi dove l’eterosessualità venga espressa come la strada giusta, dove l’essere gay è tollerato anche se non si deve dire: che equivale a non esserlo, a violentarsi, a depauperarsi della propria essenza che non ha nulla a che fare con il sesso, ma con l’affettività. Un omosessuale non è un maschio che vuole fare sesso con un maschio. O una femmina con una femmina. E’ un essere umano completo e sano che prova affettività nei confronti di un altro essere umano. L’amore procreativo a cui abbiamo dato il primato come moto di conservazione della specie è l’amore elementare con cui l’uomo si è diffuso sulla terra, ma che non sarebbe bastato se l’uomo non fosse dotato anche di altre caratteristiche procreative legate alla vita e non solo alla sopravvivenza. E tralascio di aprire un tema tutto contemporaneo sulla genitorialità omosessuale. Se oggi due omosessuali possono metter su famiglia anche l’ultimo dubbio (quello che se fossimo tutti gay il mondo non sopravvivrebbe) cade. 

In questi giorni di delirio dialettico mi hanno raccontato tantissimi episodi bellissimi della vita scout che già sapevo e che non oso mettere in dubbio. E’ come quando io racconto degli iscritti del PD ai miei amici gay. E loro mi rispondono che però finché non lo dice Bersani il PD non è come loro vorrebbero. Ecco. E’ questo che vi dico. Finché non appare sul sito di Agesci (per esempio) che essere omosessuali è come essere eterosessuali per me l’Agesci resta una associazione omofoba come la Chiesa. Dite che non devo stupirmi che sia così? Va benissimo, allora le considero associazioni private che non devono essere sostenute dallo Stato in alcun modo. 

Perdonatemi, ma deve essere così, non può essere altrimenti. Io non vi discrimino. Non dirò mai che essere cattolici è sbagliato, che andare negli scout è da cretini. La nostra rabbia non è  discriminazione nei vostro confronti, ma è difesa. Siete voi che nel 2012 invitate ancora relatori reazionari e in malafede su questo tema, rifiutando la disponibilità di soggetti come Nuova Proposta, gay cattolici a cui Agesci non ha mai risposto quando voleva partecipare proprio a quel convegno. E’ come se a parlare di resistenza si invitassero Freda e Kappler. Trovate forte il paragone? Io trovo forti ed intollerabili le parole a senso unico di quel convegno. Le ho trovate violente. Brutte. Dolorose.

Chiudo questa riflessione invitandovi al Pride. Venite con le vostre divise, con i vostri gruppi, con i vostri colori. 

Vi accorgerete della nostra accoglienza e sarà una bella passeggiata di marcia per l’uguaglianza.

Dimostrateci che ci siamo sbagliati. Dimostrateci che non abbiamo capito nulla degli Scout. Dimostrateci che il vostro passo è anche il nostro, quello dei diritti e dell’uguaglianza. Dimostrateci che siete davvero l’avanguardia che tutti dicono.

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§ 52 risposte a Scout e omosessualità, riflessioni e un invito (al Pride)

  • Filippo Filippini ha detto:

    Trovo invece che la religione sia un fatto pubblico, e che si possano dare tranquillamente finanziamenti ad associazioni (ad esempio Scuole Materne o Asili Nido) di ispirazione cattolica, a patto che non ci siano discriminazioni e non si facciano differenze. Il principio è il riconoscimento e l’accettazione delle differenze. E’ un principio di civiltà, esistono le scuole parificate e la struttura della Riforma si ispirava – guarda un po’ – agli asili di Reggio Emilia e Modena delle cooperative.

    Il tema dell’accettazione, del bullismo, dei suicidi è drammatico ed anche sul mio blog è trattato: aprire il contraddittorio così è al limite della strawmankind, un filo sotto perché è appunto un tema dannatamente reale e presente ma che non aiuta di un niente un approccio ad una discussione serena. Chi va convinto non sono io (che già vengo criticato molto, quasi sempre) ma chi ha idee poco progressiste o tradizionali.

    Questo per dire: due questo 1-2 i tuoi possibili interlocutori se ne sono già andati e non proseguiranno più nella lettura del post. Inutile, no?, parlare ai convertiti.

    Esistono dei codici di comportamento (anche dei dress-code), penso che un capo scout ad esempio non possa avere l’anello al naso o il piercing alla lingua (niente contro, adoro i Punkreas per dire); ma anche niente giacca o cravatta, credo, li ho sempre visti in bermuda. Ostentare la propria sessualità (anche la propria eterosessualità) forse non fa parte del codice comportamentale scout e non è opportuno farlo.

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    • antonella ha detto:

      Brava Cristiana, condivido ogni parola. A Filippo: non vedo come una scuola cattolica di qualsivoglia grado possa non discriminare, visto che il cattolicesimo e i suoi precetti rappresentano il fulcro educativo su cui
      si basa. Se nel catechismo cattolico fosse scritto che chiunque ha un’allitterazione tra nome e cognome è per questo una persona dalla condotta morale disordinata, forse capiresti l’assurdità e il danno di certe affermazioni.

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      • Filippo Filippini ha detto:

        Ma che mi importa di chi pensa queste sciocchezze, una volta che ho i miei diritti. Vogliamo concentrarci sui diritti?

        BTW una scuola di ispirazione cattolica non discrimina, te lo dico per esperienza personale e ti porto se vuoi la testimonianza indiretta dei miei figli e di decine di bambini non cattolici che la frequentano.

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        • antonella ha detto:

          Mi concentro talmente sui diritti che combatto chi vuole negarmeli. Che a questo punto io specifichi: ‘la chiesa cattolica’ sarebbe veramente un insulto alla tua intelligenza, quindi non leggere. Delle testimonianze sulla non discriminazione non so cosa dirti, mi sembra che non ci intendiamo nemmeno su cosa sia, la discriminazione.

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    • calicata ha detto:

      Ostentare? Un capo scout non puo’ dire “sono uscito a pranzo con mia moglie”? Puo’ o non puo’? Ostenta o no la propria sessualita’? Perche’ lui ostenta affettivita’ e i gay sessualita’? Abbi pazienza.

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  • Cristiana, io ho avuto a che fare sia col gifra che con gli scout e posso dirti che si tratta di due movimenti ben diversi: i secondi nascono interconfessionali, nel mondo, e mantengono quella vocazione anche dove sono stati cattolicizzati come da noi.
    Per quanto riguarda il tuo invito finale, poi, posso assicurarti che il Gay Pride torinese di qualche anno fa (mi pare fosse il 2009) era pieno di scout, anche se non in uniforme.
    L’uso dell’uniforme (non chiamarla divisa) in manifestazioni pubbliche non è ovviamente consigliato, in quanto si tratta di un’associazione che non ha colore politico e non può schierarsi apertamente se non per difendere quelli che sono i suoi valori fondanti (ad esempio la legalità che ci fa sfilare con Libera o il pacifismo che ci fa marciare verso Assisi). Certo, fra i valori c’è anche l’antifascismo, e in nome di questo posso concordare con te che sarebbe possibile sfilare in nome dell’uguaglianza. L’accostamento fra il fascismo e il no alle unioni omosessuali, su cui posso anche convenire con te, non è però purtroppo così evidente a livello sociale, a meno di voler considerare fascisti gli stati uniti di Obama che per questioni elettorali sfugge alla questione a livello federale (nonostante l’ottima apertura di Biden di qualche giorno fa). Sfilare in uniforme farebbe schierare l’Agesci da una parte, e non è quello che lo scoutismo deve fare. Lo scoutismo forma ragazzi in grado di capire e scegliere con la propria testa, ragazzi a cui non viene detto cosa pensare. Anzi, il momento forse più bello per un capo è quando riceve le prime contestazioni aperte e fondate da parte di quelli che sono alla fine del loro percorso. Il momento in cui il ragazzo può dire “non ho più niente da chiedere a questa comunità, è il momento di camminare con le mie gambe”. E arriva alla fine del percorso sempre, indipendentemente da quali siano le sue idee, la sua scelta di fede, le sue inclinazioni e le sue vocazioni. Gli viene solo chiesto di scegliere, e di prendersi la responsabilità di farlo.
    Questo è il motivo per cui non può esserci il comunicato che chiedevate, e non potrà esserci un gay pride in uniforme. Perché si educa alla scelta, non a cosa scegliere.
    Poi internamente l’associazione si interroga sull’esempio da dare coi suoi capi, e probabilmente potrebbe farlo meglio, ma come già accoglie fra i ragazzi persone di altre confessioni e fra i capi altre con situazioni altrove considerate oltre i limiti cattolici (divorziati, conviventi, etc.) son fiducioso sul fatto che arriverà un’accoglienza anche verso l’omosessualità (accoglienza che, de facto, già esiste).
    Una cosa però di questa tua lunga lettera m’ha colpito, e per quanto l’abbia letta mille volte anche da altri non mi rassegnerò mai ad accettarla. Si tratta di una tua premessa.
    La presunzione per cui la religione deve essere un fatto privato.
    La fede, per chi ci crede, pervade ogni aspetto della tua vita, non è un fatto privato che resta fra le mura di una chiesa. Non te ne rendi conto e non ve ne rendete conto, ma si tratta di un razzismo uguale e contrario a quelli che non si dicono omofobi, purché l’omosessualità resti chiusa in camera da letto. Non è così e non può essere così, in entrambi i casi.
    Poi si può discutere sull’opportunità di finanziamenti pubblici, che in tal caso col 5 per mille sono pure volontari (se a te non piacciono gli scout, puoi dar soldi a tanti altri, e sarei anche curioso di sapere a quanto ammonta il totale) e dunque è un falso problema. Tra l’altro questa possibilità c’è solo da qualche anno, per quasi un secolo gli scout son sopravvissuti con le sole loro forze e in alcuni momenti storici anche in ostilità con lo stato stesso.
    Ma posso anche esser d’accordo all’esclusione di qualunque associazione religiosa da qualunque tipo di aiuto statale, davvero. A patto che ci siano alternative aconfessionali a quello che tante associazioni cattoliche fanno, servendosi esclusivamente di volontari. Un 5 per mille agli scout o l’IMU risparmiata a un oratorio allo stato, nella situazione attuale, conviene.

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    • calicata ha detto:

      Prendo atto che i diritti civili sono di parte e la causa ebraica o nera no. Ok. Il resto e’ condimento. Il succo che hai detto e’ questo.

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      • Ho detto tante altre cose (fra cui quella a cui tengo di più è quella sul ridurre la religione a fatto privato), ma non quella che tu dici sia il succo del mio discorso, anche se so che lo straw man argument ti piace, soprattutto nella variante della reductio ad hitlerum.
        Ho detto che ad oggi alcuni diritti non sono garantiti in nazioni che di certo non si possono definire fasciste, e dunque è argomento di discussione se siano diritti universali o no.
        Per me lo sono, ma non tutti sono della stessa opinione. In USA il don’t ask don’t tell è stato abolito l’altro ieri, e (qui mi correggo rispetto al precedente commento) solo domani – novità dell’ultima ora – sarà trasmessa un’intervista di Obama a favore dei matrimoni gay. Le cose, lentamente, si muovono. E anche nell’Agesci si muovono lentamente, col tempo che serve a discutere di quello che, per quanto necessario, è comunque un cambiamento epocale. Se a chi sta cambiando la sua opinione dici che prima era un fascista, di certo non lo aiuti a venire dalla tua parte.

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        • calicata ha detto:

          Davide quindi siccome qualcuno ancora pensa che i neri siano un grado intermedio tra i bianchi e le scimmie e gli ebrei inferiori ogni posizione sul tema e’ di parte. Giusto?

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  • Cristiana, qui o si discute o continui con le iperboli.
    Il razzismo è fortunatamente non più socialmente accettato, oggi, ma non era così solo mezzo secolo fa. Il divorzio e l’aborto son state anche quelle grandissime battaglie di una parte, la parte giusta, a cui la storia e il tempo ha dato ragione. Ma finché il dibattito è in corso, per quanto io come te sia convinto che la nostra sia la parte per cui combattere, un’associazione che si occupa di educare i ragazzi alla scelta (altro aspetto che hai bellamente ignorato, ed è invece l’elemento fondamentale per capire la differenza degli scout da altre associazioni giovanili, e il perché dagli scout possano uscire un Marino o un Bachelet o tanti altri) non prende posizione ufficiale sulla questione scendendo nell’agone politico. I singoli possono farlo, anzi devono, che la responsabilità politica di ognuno fa parte dei valori di uno scout. L’associazione non sceglie per loro.

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    • calicata ha detto:

      Non era cosi’ ma la gente come te (che io voglio bene) invece di discutere con me discuteva dall’altra parte. E dai…continui fuori tema. Con affetto parlando. Non ce l’ho con te. Con le tue idee si’.

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    • calicata ha detto:

      P.s. Scelta? Quale scelta? Si sceglie di essere lesbica o gay????? Cosa dici????? Cosa stai dicendo????? E’ questo il madornale megagalattico errore. Riconosco gay e lesbiche a 3 anni. Credimi. Lo troverai scandaloso ma l’unica cosa che devi fare e’ amare quel bimbo o quella bimba. Santo cielo…nelle cose che ho scritto c’e’ proprio la centralita’ del diritto all’infanzia felice. Ma d’altronde cosa puoi saperne.

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      • Filippo Filippini ha detto:

        Dai non si possono dire cose del genere (riconosco gay a 3 anni). Stai dicendo che esiste il gene della gaytudine, implicitamente.

        Psicologia e psicanalisi e scienze comportamentali sono ben lungi dall’essere scienza (come del resto la medicina, davanti alla quale mi inchino ma che non è “ancora” compiutamente scienza) ma mi rifiuto di credere che esista una predisposizione “genetica” per le propensioni sessuali. Come molte cose è un fatto secondo me “culturale”, cioè che ci forma nelle nostre esperienze, un integrale sulla vita (e perciò è semplicemente idiota pensare di “curare” un gay o una lesbica).

        Io, se mi credi, non ho mai avuto una pulsione omo (ho sentito etero dire che nella preadolescenza tutti si passa una fase “omo” ed erano molto convinti di ciò che dicevano, e sostenevano di averla sperimentata: mi sembrava una sciocchezza perché io non ho avuto questa cosiddetta e fantomatica “fase”).
        Però credo possibile e non escludo di poter diventare un giorno omosessuale, e non ci vedo niente di male: semplicemente lo ritengo altamente improbabile.

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  • len\y ha detto:

    scusa, ma tutto quello che scrivi è semplicemente offensivo. Non si tratta di metter puntini sulle ‘i’, è qualcosa di più complesso. Concordo questa volta con Filippini quando dice che la religione non è un fatto privato ma pubblico, anche se poi si contraddice tirando in ballo il dress code (ma per piacere).
    1) Dei figli si dovrebbero prendere cura i genitori prima di tutto. E’ chiaro questo o no? Dal tuo intervento sembri tirare in ballo lo stato, poi gli stessi scout o la chiesa. Scusa ma non sei pronta per avere un figlio. Cerchi altre istituzioni che possano tranquillizzarlo diciamo, sull’omosessualità. (Malissimo)
    2) Questo atteggiamento che viene fuori dal tuo post, è esattamente quello che fa di te una piddina. Tristissimo quello che scrivi: ’ come quando io racconto degli iscritti del PD ai miei amici gay. Ma che amici hai? Scusa. Ancora aspettano Bersani? E tu che militi nel PD sei convinta o no?
    3) Questa storia degli scout tutta all’italiana, mostra bene la contraddizione del PD, e la tua contraddizione: stare nel mezzo, aspettare un’autorità religiosa o laica che ti riconosca, la quale come tu dici deve dimostrarti che sei sbagliata.
    E’ uno step che tanti hanno già superato. Di più, è totalmente inutile. perché non avviene tramite un gay pride allegro nel quale anche gli scout partecipano, perché non avverrà tramite il benestare di Bersani o chi per lui. Avviene nella vita reale…Te ne sei accorta o no?

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  • Cristiana,
    ti voglio bene anch’io, ma (sicuramente per mia incapacità a esprimermi) non riusciamo proprio a capirci, e fa male sentire ancora esagerazioni come “la gente come te discuteva dall’altra parte”. Io son qui e ora a parlare con te, mi sembra un dato di fatto.
    E sulla questione “scelta” (parola scout importantissima, che ho usato con leggerezza senza pensare a cosa poteva anche significare) c’è stata un’incomprensione enorme.
    Non ti parlo della scelta di essere lesbica o gay (che scelta non è e siam d’accordo) ma della scelta di combattere per matrimoni omosessuali e tutto il resto che viene chiesto al gay pride, visto il tuo invito a sfilare con loro in uniforme.
    Questo un’associazione educativa non lo può fare, come non lo fa una prof di scuola: si possono dare ai ragazzi gli strumenti per capire, che è quello che si cerca di fare, ma le opinioni devono formarsele loro liberamente.
    Qui sta la differenza col gifra (che per quanto liberi hanno una metodologia diversa, diciamo meno maieutica), e qui sta il punto su cui credo non ci capiamo.
    Poi il fatto che i ragazzi vadano amati e abbiano il diritto di essere chi sono, ognuno con le sue specificità e differenze, è esattamente quello che si prova a fare indipendentemente dalle differenze di genere. Anzi, l’Agesci è stata la prima associazione a mettere insieme maschi e femmine sin da quando è nata, in un’Italia (e una chiesa) che ancora non era pronta e ha considerato il tutto rivoluzionario (ci fu uno scisma, e un’associazione che perpetua la divisione fra ragazzi e ragazze esiste ancora). Son sicuro che anche la questione di cui si sta discutendo ora sia un nodo epocale di quel tipo, e fiducioso che l’esperienza sul terrritorio di migliaia di capi varrà molto di più delle parole effettivamente oscene di quel convegno. Insultare chi fa un passo nella tua direzione non è il modo migliore per convincerlo che ha fatto bene a intraprender quella strada.

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  • PS: il “cosa puoi saperne” te lo rigiro amichevolmente, con un estratto del regolamento associativo su quello che è il punto d’arrivo dello scoutismo, forse l’unica associazione che ha come obiettivo quello di far dire ai ragazzi “basta, vado via”.

    “Tra i 20 e i 21 anni le scolte e i rover chiedono che i capi e l’assistente ecclesiastico della comunità riconoscano che per essi è giunto il momento di abbandonare il clan/fuoco ed attuare al di fuori della comunitàR/S le proprie scelte di vita, rispondendo in tal modo alla propria vocazione.
    Termina così l’itinerario educativo proposto dallo scautismo e comincia quello di educazione permanente dell’adulto (assunzione piena della responsabilità).”

    Si parla di scelte autonome e responsabilità individuale, e tutto il percorso scout sin dai lupetti mira a questo obiettivo. Ai ragazzi non gli si dice cosa fare, son loro a dover scegliere la loro strada. Il capo può e deve testimoniare quello in cui crede, ma lo fa a titolo personale. Ai miei ragazzi non ho nascosto l’esser in prima fila ad alcune manifestazioni, hanno visto me e tanti altri al gay pride torinese, hanno sentito la contestazione a Poletto sull’astensione al referendum. Ma tutto questo non è mai stato fatto a nome dell’associazione, ed è giusto che sia così. Per il resto, c’è la giovanile di partito (che ai ragazzi fa male quanto CL e chiunque ti dica cosa pensare).

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    • Ale ha detto:

      Gentile sig. Andriolo,
      quando Cristiana dice che la fede è un fatto privato non vuol dire che è qualcosa da nascondere tra le quattro mura di casa, come invece secondo voi l’essere omosessuale, ma che si tratta di qualcosa che non può essere imposto ad altri che quella fede non la condividono. Invece la chiesa cattolica non fa altro dalla mattina alla sera, instigando continuamente e pesantemente alla discriminazione e stigmatizzando delle persone per quello che sono (non ci prendiamo in giro con la storia del “si condanna il peccato, ma non il peccatore” applicato ai gay, è un gesuitismo vergognoso per chi lo usa e insulta l’intelligenza di chi lo ascolta). E le persone come Lei e i capi Agesci che hanno invitato alla riunione degli omofobi fatti e rifiniti, siete/sono i complici di questa opera di discriminazione e stigmatizzazione. Ma Lei non ci pensa mai ai ragazzi gay che si uccidono? E non si sente neanche un briciolo responsabile per creare l’atmosfera che li porta al suicidio?

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  • Davide perché pensi che andare al gay pride voglia necessariamente significare scegliere una parte politica? Tu parli di libera scelta ma io non posso scegliere liberamente né di sposarmi tanto meno avere figli con la mia compagna perché qualcuno ha scelto per me. Non c’è movente politico ( non per tutti almeno) nel partecipare al gay pride, anzi, c’è la voglia di testimoniare che tutti hanno diritto alla libera scelta. Il fatto che vi partecipino persone in divisa riconoscibile (anche solo la maglietta di un’associazione) sta ad indicare che l’appoggio a questa ed altre cause, è condiviso da molti.
    Poi posso aggiungere una cosa? Per formare i ragazzi basterebbe usare di piú e meglio un’attività che in Italia sta morendo lentamente: lo sport. Con progetti e finanziamenti seri e reali alle realtà che esistono in ogni paese e che non hanno niente a che fare con la politica e la religione che, sono d’accordo con Cristiana, deve essere un fatto privato!

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  • Ale,
    per me l’essere omosessuale non è una cosa da nascondere fra le mura di casa, dunque non capisco quel voi. Io sostengo la necessità di metterci al passo coi tempi, legislativamente parlando, in quanto uno stato deve garantire i diritti di tutti i cittadini.
    Sono anche convinto che chiunque sbagli quando discrimina, anche se ha una tunica addosso, e anzi in quel caso venga anche meno al suo ruolo pastorale che dovrebbe essere inclusivo. Ma chiesa non è la gerarchia: chiesa (ecclesia, comunità) è l’insieme di tutti i credenti. Credenti come me o come Marino (che è anche scout, fra l’altro), che è stato l’unico candidato a portare avanti certi temi alle primarie scorse.
    Poi se ti ( uso il tu, non il voi ne il lei impersonale, che sono entrambi alla base di qualunque discriminazione, basta leggere un po’ di cose sull’olocausto per saperlo) piace accusare per il solo fatto di esser cattolico, non ti discosti molto da quella discriminazione che dici di voler combattere. Come non ti discosti se preferisci non ascoltare le opinioni altrui, come l’Agesci ha fatto, anche se quell’uno ha detto (e l’ha fatto, e concordo) solenni stronzate. Non invitarli però non è la via. L’Agesci sta facendo un percorso per capire, proprio perché le situazioni di quei ragazzi le vive (mica spara sentenze da dietro una tastiera) e sa che rispetto al magistero della chiesa, a cui la c d cattolici in agesci rimanda, è necessario fare riflessioni ulteriori.
    L’agesci l’ha già fatto in passato, questo percorso: è nata essendo la prima a mettere insieme maschi e femmine a fare attività, cosa all’epoca rivoluzionaria.
    Son fiducioso che ancora una volta saprà trovare la sua via. Creare una polemica per un convegno, un passo all’interno di un lungo percorso, ha fatto certamente contenti i polemisti di professione come il giornalista di Repubblica (che tempo fa aveva accusato ingiustamente un docente di antisemitismo) ma non risolve certo la situazione. Anzi, ostacola un percorso che stava muovendo i primi passi, e rende ancora più difficoltosa la vita a quei ragazzi, che leggendo Repubblica potevano credere, cosa non vera, di essere malvisti dentro l’associazione. Fortunatamente i loro capi sapranno ascoltarli e chiarire con loro, come han sempre fatto con coscienza ed onestà (almeno la maggioranza, su migliaia di volontari non escludo la possibilità di eccezioni). Se poi esistono casi di giovani che si sono uccisi perché discriminati agli scout, in italia, fatemeli conoscere.

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    • aplife ha detto:

      Nel caso non potrebbe conoscerli perché sarebbero morti purtroppo.

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    • Ale ha detto:

      eh sì, certo “fatemeli conoscere”… Ma hai letto bene quello che ho scritto? Ho detto che gli scout sono i soli responsabili? Ho scritto che siete corresposabili dell’atmosfera che porta questi ragazzi a suicidarsi. Tutti voi cattolici, sì, che quando il papa o un vescovo tuonano contro i gay ve ne state in silenzio invece di fischiarli in piena Piazza San Pietro, invece di fare una lettera aperta sui giornali, come associazione, per chiedere che cambino idea, invece di fare una catena umana, insomma, quello che ti pare. No, ti pare? Quando parla il pastore, il gregge delle pecorelle tace (sono immagini ecclesiastiche ed evangeliche, non mie, nota bene!). Io ne ho conosciuti almeno due di ragazzi che si sono suicidati per i sensi di colpa instillati in loro dall’ambiente cattolico in cui siamo cresciuti insieme (anch’io ero scout, come uno di loro). Posso provarti che si sono uccisi perché discriminati dagli scout? Cosa vuoi, una lettera del tipo “mi uccido perché il capogruppo mi ha dato di busone”? Capisco però che non voglia assumerti le tua responsabilità, lo fanno tanti in Italia…

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      • Ale, sarei io che non mi assumo le mie responsabilità? fossi in te, più che prendersela con chi commenta su un blog o con cattolici lontani se un mio amico (o anche più d’uno, nel tuo caso, almeno da ciò che racconti) arrivasse al suicidio prima di puntare il dito verso gli altri mi farei due domande io stesso. Poi se erano discriminati agli scout, o se come dici eri scout ed eri discriminato anche tu, denuncia la cosa. Non nego che su migliaia di capi possano esserci anche situazioni grigie, ma sono quelle che vanno denunciate. Capisco che questa cosa di separare il bene dal male sia difficile, oggi, e che sia più facile sparare a zero su tutto e tutti.
        Anche sparando sentenze senza saperne: l’immagine del pastore e delle pecore c’è, nel vangelo, ma dimmi dove sta scritto che “il gregge di pecore tace”, oltre che nella tua testa. Il pastore lascia il gregge per andare a recuperare la pecorella smarrita, la metafora è tutt’altra. E chi ha orecchie per intendere, in tenda! (vecchio calembour scout)

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        • calicata ha detto:

          Davide denunciare cosa e a chi? Che non c’e’ il reato proprio grazie alla Chiesa!!!

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        • Cristiana, se un ragazzino viene discriminato all’interno di un gruppo scout fino al doversi ammazzare (cosa che non è propriamente così, Ale ha ritrattato) tu quel gruppo lo puoi denunciare, e indipendentemente dal fatto che la discriminazione sia avvenuta perché quel ragazzo era gay o perché timido e vittima di bullismo.
          Anzi, se fornite il gruppo e il nome dei capi sarà l’Agesci stessa a provvedere alla denuncia. In altri casi tristi è già successo.

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        • Ale ha detto:

          Allora, io non ho ritrattato un bel niente, caro Davide, ma che dici?
          Io dovrei sentirmi responsabile? Dunque, stiamo parlando di un ragazzo di quattordici anni, che si uccide perché gay e perché viene da un ambiente cattolico (non fondamentalista, anzi, i suoi sono di quei genitori cattolici anni Settanta, che frequentano una parrocchia “alternativa” col prete che gira in borghese, la musica rock alla messa, le missioni ecc.), va agli scout in un gruppo Agesci di fine anni settanta, quindi non la FSE (che all’epoca manco esiste, mi sa, boh). Il cardinale della parrocchia (siamo a Roma) è uno di quei vecchi incartapecoriti che giustifica lo shoah con il fatto che gli ebrei hanno ucciso Gesù (sentita con le mie orecchie alla predica della Domenica delle Palme a chiesa strapiena) e una predica sì e l’altra no parla di sessualità (non solo omo). Il padre spirituale del gruppo (il Baloo, insomma) gli fa eco. Una volta a una messa al campo, di quelle dove le letture dell’AT sono fatte scegliere, il capo reparto sceglie Sodoma e Gomorra. Segue pippone del prete sulla sessualità “giusta” e quella “oggettivamente sbagliata”, si prende pure la briga di spiegare che significa “oggettivamente” dicendo due castronerie sulla natura, la riproduzione ecc. (la visione sessuale della chiesa è quanto di più beceramente materialista ci sia: alla fine tutto si riduce al sesso per riproduzione, perché se l’affetto fosse centrale, dovrebbero riconoscere pari dignità anche al sesso omosessuale; allora mettono al centro l’unico differenziale, la riproduzione appunto – neanche il darwininano ottocentesco più scientista difenderebbe una posizione così riduttivamente materialista). La sera, il capo riparto chiama da parte ‘sto ragazzino e ci parla a lungo. Noi andiamo “in tenda” prima che ritorni e manco lo sentiamo rientrare. Il suicidio avviene un paio di mesi dopo. E tu vuoi che io, all’epoca tredicenne, che ho capito quello che era successo solo anni dopo, mi senta responsabile per non averlo aiutato? E il capo reparto, e Baloo, e il cardinale, e i genitori che lo hanno messo nelle mani di questa gente, tutta ben intenzionata, convinta di aiutarlo a crescere nella maniera “giusta”, nell’unica maniera giusta, quella indicata dalla Chiesa?
          Tu sei complice di questo sistema, sei complice di un’istituzione assolutista che pretende di indicare l’unica maniera giusta di vivere alle persone, che rovina la vita di migliaia di giovani. Vedi, sto usando la seconda persona singolare, non quella plurale. Tu, proprio tu, fai parte di questo sistema e, nel tuo piccolo, gli permetti di continuare a funzionare in questo modo. In effetti, hai ragione, le pecore non sono complici del pastore. Avrei dovuto parlare dei cani da pastore, forse, la metafora sarebbe stata più appropriata. Vorrei augurarti buona strada, ma tanto so che per te esiste solo quella approvata dalla tua chiesa.

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        • Ale, dunque parliamo di un episodio avvenuto negli anni ’70, in un periodo che di certo era molto diverso da oggi (l’Agesci era nata nel ’74 con obiettivo di rinnovamento ma non accettato da tutti al suo interno, tanto che nel giro di qualche anno sarebbe nata l’FSE), e di un suicidio i cui motivi non li conosci con certezza e li hai supposti solo anni dopo, decidendo che la colpa era tutta di un capo scout che ha fatto una chiacchierata col ragazzo, senza sapere neanche cosa gli ha detto.
          Io nei miei anni da capo ho fatto ore di chiacchiere notturne, e di solito proprio coi ragazzi che per colpa dell’ambiente circostante si sentivano più in difficoltà, spronandoli a non mollare ed esser se stessi, e anzi mettere a frutto le loro unicità.
          Poi se l’ambiente era omofobo mi dispiace, sarà che nella mia parrocchia non c’era un cardinale (e neanche un baloo al reparto, a dire il vero).
          Se le cose sono andate come supponi tu convengo con te che siano orribili, ma quello che a te (e a Mersault negli altri commenti, che si diverte a sparare a zero contro chiunque creda, lasciamolo divertire) risulta difficile vedere è che la tua visione (ormai non più evangelica, ma la metafora è comprensibile ed era chiaro dall’inizio che lì volevi andare a pararare) su pecore e pastori, oltre ad essere offensiva nei confronti di persone che neanche conosci è palesemente falsa. Dimmi tu dove sarei complice di tutto questo. Dimmi tu dove ho detto che il prete del MASCI che ha parlato a quel convegno aveva ragione. Dimmi tu dove ho detto che non sia giusto lottare. Ho anche postato qui nei commenti una bella lettera di alcuni capi, che Cristiana ha ripreso in un altro post, e mi spiace non esser più capo perché l’avrei firmata anch’io. Il buona strada che non mi hai augurato te lo auguro io, che vuol dire camminare e guardarsi intorno. Occhio, che quando si corre a testa bassa si rischia di perder di vista il contorno delle cose.

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  • Meursault ha detto:

    Chiunque abbia la presunzione di porsi come dialogante partendo da una convinzione trascendentale su base epidermica e irrazionale mente e inganna l’interlocutore. Tanto per rispolverare le ovvietà. In aggiunta c’è da notare come la Chiesa Cattolica, e le associazioni che ci gravitano intorno, sia attualmente, mentre in passato fungeva da potente ostacolo, a rimorchio delle nuove concezioni sociali e mediche. Nel suggestivo percorso sociale, zeus ce ne scampi, che propone la ecclesia c’è sempre un timido adeguarsi al secolo precedente all’attuale senza mai farsi carico non dico del cambiamento, ma almeno della stringente attualità.
    Gratta gratta la scorza dell’illuminato lupetto e ci trovi il bigotto conservatore che ancora pensa che si scelga consapevolmente di essere gay e che bisognerebbe, perbacco, vivere con moderatezza e “discrezione” la propria condizione omosessuale. Pungi sotto la superficie appena scoperta ed esce fuori il relativismo, stavolta sì, più sparigliante. Capisco tutto, e capisco anche l’Agesci che, poveri loro, deve trovare la chiave di volta tra il magistero e il buon senso. Ardimenti epici degni di nota per il solo palesarsi tali. Quello che non capisco è come si pensi, tanta per Cristiana, di poter trovare un riscontro laico e di buon senso con persone che, nella migliore delle ipotesi, vivono il dualismo statoforselaico-religionefattopubblicolarispostadituttoècomunquecristo. Consiglierei, tra un ballo e un falò, di risolversi prima di tentare di risolvere alcunché.

    p.s. Filippini aggiornati, l’ignavia veltroniana non paga. Hai visto le amministrative? Prendi una decisione e seguila, tutti pregheremo affinché non sia continuare ad ammorbare coi tuoi maanche. Da ultimo: la coerenza dell’incoerenza nell’afferrabile ineffabilità del tessuto non tessuto sociopolitico a te sembra un orgasmo mentale, agli altri un delirio e poco mistico pure. Alla prossima limitati a: “so ma potrei anche non sapere”, così risparmiamo spazio.

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  • Aplife, dunque non possiamo conoscere nessun episodio storico in quanto son tutti morti. Si capiscono tante cose sull’ignoranza, leggendo.
    E ripeto per capire la domanda, non è difficile: ci son stati casi di ragazzi suicidi per le discriminazioni subite agli scout, in italia? O quella dell’accusa di istigazione al suicidio è l’ennesima iperbole di chi non ha altri argomenti per nascondere la sua, di intolleranza, nei confronti di chi crede?
    Almeno Mersault è più chiaro, qui in basso: lui coi cattolici non parla (e non li legge neanche, che la parola scelta è stata già abbondantemente spiegata, tanto per fare un esempio fra i suoi mille luoghi comuni: fortuna non si parlava di ebrei altrimenti ci aggiungeva il naso acquilino)

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    • Meursault ha detto:

      In effetti parlare con chi dialogando deve considerare sempre una muta risposta del cielo, e trovare un’impossibile mediazione, è come lavare l’asino. Quindi posso considerare il bisogno filiale dei cattolici ma non rassicurarli, quello si fa solo coi bambini. Al prossimo giro, magari, si esce dalla pubertà.

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      • Mersault, in effetti parlare con chi ha un’idea dei cattolici così stereotipata e macchiettistica non è come lavare l’asino, è come tentare di parlarci.
        Posso considerare il tuo desiderio di considerarti il centro del mondo attorno a cui tutto ruota e se vuoi ti rassicuro anche. Poi si esce dalla fase neonatale, però.

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        • Meursault ha detto:

          No in effetti il centro e re del mondo è un falegname di un paio di millenni fa. A scelta abbiamo anche il Mago Galbusera.
          Ginocchioni ginocchioni è difficile parlare. Detto questo vale tutto, anche professarsi no global e poi farsi assumere da Mc Donald’s magari perché si giocava da bambini nel parcheggio. Far fare agli altri la rivoluzione mentre si hanno le spalle coperte è sempre un italianissimo e comodo modo di fare. Purtroppo la consuetudine, soprattutto quella religiosa, è nemica della logica comune.

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        • Credo che il signor Mc Donald sia stata una persona con cui era certamente più piacevole parlare, e sicuro molto più intelligente di chi vede il mondo come un enorme cartone animato popolato da marionette, credendosi l’unico depositario della verità. Auguri, e goditi gli happy meal finché ne hai l’età

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        • Meursault ha detto:

          E’ curioso come chi crede in una cosmogonia di angeli, vergini che partoriscono, falegnami che risorgono attribuisca ingenuità e piglio naif a chi non lo fa. Un caso di proiezione da manuale. 🙂

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        • Meursault ha detto:

          p.s. Ancora più spassoso il riferimento all’età fatto da chi porta i calzoncini fino a 50 anni e va schitarrando “canta la gioia” disintegrando i … a chiunque si trovi a tiro. Su su il trono del regressivo non te lo toglie nessuno, tranquillo. 😉

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        • E te pareva che non arrivava la battuta sui calzoncini corti.
          Manca la vecchietta a cui far attraversar la strada, dai, se vuoi posso suggerirtene anche altre.
          D’altronte, il conformismo si vede anche da questi particolari.
          Sarà che i calzoncini mi posso permettere di metterli anche al lavoro, mentre i bimbi obbedienti si fanno annodare la cravatta da papà, ma non me la prendo.
          So che c’è differenza fra i capi che insegnano ai ragazzi attraverso il gioco (e insegnano come prima cosa lo stare insieme) e i bimbi capricciosi che si credono al centro del mondo nella loro solitudine. Si impara a non prendersela quando gli insulti arrivano in strada, non ce la si prende neanche se arrivano ancora più pavidamente da dietro una tastiera.

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    • aplife ha detto:

      Quello che intendevo dire è che in Italia ci sono più suicidi tra i giovani a causa delle discriminazioni di genere di quanto ne leggiamo e sappiamo. Uno stato deve tutelare e proteggere i suoi cittadini, non discriminarli e indurli a potenziali suicidi. Quello che fa arrabbiare è che l’omosessualità esiste, è appurato che esista no? Ecco, cittadini omosessuali chiedono diritti, chiedono di non essere discriminati, chiedono di non essersi offesi. La Chiesa discrimina e offende questi cittadini, italiani quanto gli altri cittadini italiani, che pagano le tasse come gli altri cittadini italiani, che si innamorano e si lasciano come gli altri cittadini italiani, che prendono l’autobus e lavorano (o non lavorano come gli altri cittadini italiani). Sono meno italiani? Uno stato perché viene formato se non per tutelare i cittadini al suo interno? Che gioco è diventato. Io vorrei maturità. Vorrei vivere in uno stato maturo.

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      • Meursault ha detto:

        Esatto, chiaro e lineare.
        Il fatto è che serve un minimo di coraggio per tagliare i ponti con la consuetudine che non è tradizione ma semplicemente vizio abitudinale.
        Questi “cattolici” sulla carta in consessi molto limitati rivendicano posizioni completamente contrarie al magistero, ma se lo facessero pubblicamente senza mediare (e mediare sul razzismo, si sa, è pratica pericolosa) verrebbero accompagnati alla porta. Chi è contrario alle linee guida del catechismo vigente, cattolico non è. Non si tratta quindi di peccare ed essere perdonati previo quattro glorialpadre, ma di contrastare il fondamento stesso del culto che si dice di professare. Ecco perché gli scout cattolici che si dichiarano sommessamente pro-diritti non sono credibili. A parola imbellettano una realtà discriminatoria che poi sposano de facto. Anche il regime nazista, iperbolica similitudine – ma manco tanto, era gremito di gerarchi e tenenti critici e dubbiosi, ma il loro contributo alla piramide e alla causa centrale è valso tanto quanto quello degli imperturbabili. Il valore della dissociazione è una realtà poco praticata in Italia, perché vince sempre la durata, la comodità e il sentimentalismo infantile. La Chiesa non è una realtà inclusiva e democratica (serviva ribadirlo?) e tollera solo qualche piccola voce che non si arma per diventare azione. Le tiepide e compostissime obiezioni in seno alla Chiesa vanno dal progressismo timido stile Martini a quello paleonazista stile Lefebvre fino all’agitato don Gallo. Tutti interni però, tutti allineati e al soldo. Chi fa concretamente un atto di protesta e finanche d’amore, leggasi Don Barbero, viene defenestrato. Quindi è ovvio e normale aspettarsi discriminazione sul campo e qualche parola di apertura che è circostanziale. E’ un dualismo tipico di chi vive la separazione che c’è tra associazionismo coatto e visione individuale e plurale o anche tra logica collettiva di buon senso e arcaiche verità, pardon Verità, rivelate.
        Non ho mai visto un ingessato giocare a tennis.

        p.s. la prova del nove? Chi pensa che l’Agesci sfilerà al Pride per unirsi alla richiesta di diritti alzi la mano. Al massimo manderanno qualche anima bella a snocciolare parole di teorica e personalissima adesione.

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  • In tutto questo discorso tra scout e (omo)sessualità credo che sia giusto evidenziare che gli scout in Italia non sono “solo” di ispirazione cattolica (AGESCI).
    Ci sono anche quelli laici (www.cngei.it) che non sono toccati da questa polemica ma che, per riflesso, potrebbero risentirne se nei discorsi che fanno si parla genericamente di “Scout”.

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  • Filippo Filippini ha detto:

    Evviva il relativismo, per inciso. Se tutti lo fossero non ci sarebbero più problemi. Scoprire fautori della causa LGBTQ non relativisti è comunque sorprendente, possiamo limitarci a chiamarli massimalisti o si va verso il talebano? (non mi riferisco certo a Cristiana).

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  • simone ha detto:

    il CNGEI non è un’associazione riconosciuta dall’Associazione Mondiale dello Scoutismo.
    In Italia sono riconosciute solo l’AGESCI e la FSE (peggio me sento).

    Tagliando la testa al toro, dall’AGESCI è uscito Lusi. Punto.

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    • cheremone ha detto:

      -> simone, il CNGEI è riconosciuto a livello mondiale, la FSE no (questo perché a livello mondiale per ogni paese si riconosce una sola associazione laica ed una per credo religioso; essendo l’FSE uscita dall’AGESCI negli anni ’70, si riconoscono nella Federazione Italiana dello Scoutismo solo l’AGESCI, cattolica, ed il CNGEI, aconfessionale).

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    • Ma la smettiamo di dire cose non vere, quei? L’associazione Mondiale dello Scoutismo riconosce in Italia la FIS (Federazione Italiano dello Scautismo), che racchiude sotto un’unica sigla AGESCI e CNGEI.
      L’FSE fa invece parte dell’Unione Internazionale delle Guide e Scouts d’Europa. Così, giusto perché in questa discussione ognuno pare poter entrare dicendo cose non vere.

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  • ariafrizzante ha detto:

    Ciao Cristiana,
    quel convegno è l’inizio ufficiale di un percorso che – se Dio vuole – arriverà molto lontano. Vedrai che quando la discussione passerà alle comunità capi, usciranno visioni diverse, più ampie (qualcuna anche più becera, vedrai, ma tante saranno invece aperte), dalle quali poi l’associazione farà sintesi.

    Sarà un percorso difficile perché questa discussione va a toccare uno dei tabù più grandi della Chiesa, e quindi non sarà facile. Per di più lo fa un’associazione di cattolici e quindi la cosa è significativa.

    Io però sarei contento che si è aperto questo discorso in maniera così pubblica…
    Un saluto!
    Stefano Blasi

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