Giornata mondiale contro la omotransfobia. Siate felici. (Dalla postfazione di Verrai a Trovarmi d’inverno)

17 maggio 2012 § 3 commenti


Dovrei scrivere un altro libro per raccontare la storia di Verrai a trovarmi d’inverno.

Ma ci sono cose che l’autore è meglio trattenga per sé, che fanno parte dell’involucro in cui nasce un libro. La placenta non interessa a chi abbraccia il bambino: è un affare soltanto materno. […]

Verrai a trovarmi d’inverno, è stato l’esercizio di raccontare le difficoltà che non ho mai avuto nel dirmi lesbica e di dirlo al mondo, di infilarmi nell’essenza dell’altro da me e, infine, comprenderla. A te, lettore, chiedo di compiere lo stesso esercizio, anche se la realtà è spesso molto meno dolce di come ve l’ho propinata.

Liz è dedicata a tutte le persone transessuali coraggiose del mondo, a chi nasce bozzolo e vuole diventare farfalla e se lo merita, di volare. Dalle persone transessuali è cominciato il movimento di liberazione della nostra comunità. Non dimentichiamolo mai.

Elena è dedicata a tutti i giovani omosessuali che sanno cosa prova il brutto anatroccolo e ai quali chiedo di resistere perché un giorno incontreranno un branco di cigni ad accoglierli e con i quali dovranno costruire quella comunità omosessuale di cui si sente sempre più il bisogno e che una volta c’era. Il tasso di suicidi degli adolescenti che si scoprono omosessuali è altissimo e la nostra comunità ha il dovere morale di farsi presenza e di sopperire alle mancanze delle famiglie e delle istituzioni. Dobbiamo. Un omosessuale non nasce in una famiglia di omosessuali come accade a chi porta incisa una diversità ereditaria: il colore della pelle, un credo religioso. Tutti i razzismi sono insopportabili, ma il ritorno tra le mura di casa è, in generale, sempre protettivo ed identitario. Esiste un luogo familiare e di cui si conosce la strada di ritorno, dove altri coltivano un orgoglio per ciò per cui si è discriminati fuori. Un bambino o un adolescente che si scopra omosessuale, non ritrova la stessa diversità in casa. A volte questa voragine diventa insanabile fino alla rottura interiore. È per questo deve esistere e che serve una forte comunità omosessuale. Dobbiamo essere una famiglia dove essere “simili” – quel luogo in più rispetto alla propria, di provenienza – dove completare il senso ultimo dell’appartenenza, dove essersi solidali, dove accogliersi dopo il viaggio della rinascita. Perché di questo si parla, parlando di noi. Senza pietismo. Questa è solo l’analisi dura e cruda di ciò che accade a quella solitudine.  […]

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