Bisogna dire a Gramellini…


…che è scivolato su una banalità estiva (“Faccio un tifo affettuoso per le ragazze coi nastri e le clavette, eppure non posso evitare di domandarmi: siamo alle Olimpiadi o al circo Togni?”) che se i calciatori imparassero dalle ragazze della ginnastica ritmica a passarsi la palla e a stopparla come hanno fatto loro nell’esercizio di oggi, vedremmo del gran bel calcio.

Mi sfugge poi come si distingue uno sport da un gioco. Non a caso si gioca a calcio o a rugby e si chiamano Giochi Olimpici.

Firmato: una ragazza che voleva giocare a calcio, ma fece 4 anni di ginnastica ritmica e che adora Gramellini giornalista e scrittore (tranne questa volta)

6 pensieri riguardo “Bisogna dire a Gramellini…

  1. Uh il fascismo gramelliano, che delizia. Non manca nemmeno una punta di misoginia, tanto per gradire. Tra le righe leggo che lo “sport” è una cosa da maschi che amabilmente si discute nel bar sport sotto casa. Ma perché quando è di brutto umore Gramellini non fa una passeggiata?

    Tra l’altro una ginnasta del genere mette nel proprio lavoro un’abnegazione, una capacità e un controllo che è sconosciuto a tanti ragazzotti che calciano un pallone. La ginnastica ritmica è una condizione totalizzante che, haimè, porta in termini di guadagno a poco o a niente, sicuramente non crea eserciti di veline sbavanti dietro a sgrammaticati calciatori con compiacenti cronisti al seguito. Forse è tempo che Gramellini lasci la curva sud e smetta d’intonare l’inno.

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