Le intercettazioni e i due pesi e le due misure.

18 agosto 2012 § 10 commenti


Il mio pensiero sulle intercettazioni non cambia.
Che riguardino Napolitano o Berlusconi.
Se lo Stato ha cose da nascondere questa non e’ una democrazia. Poi possiamo discutere su cosa e’ una democrazia, come dovrebbe essere, se l’Italia in fondo e’ semplicemente specchio di se stessa e della propria gente. Mafia compresa. Trattativa con lo Stato compresa. Chiesa inclusa.

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§ 10 risposte a Le intercettazioni e i due pesi e le due misure.

  • lenita ha detto:

    Queste prese di posizione molto legate all’umore del momento non mi convincono affatto… le intercettazioni sono uno strumento prezioso ed insostituibile e secondo me la nostra legislazione in materia è tra le più avanzate e ben coniuga diritti della difesa ed esigenze investigative e di ricerca della prova e lotta ai reati…. tuttavia l’Istituzione Presidenza della Repubblica (e non Napolitano!) gode, volenti o nolenti, di una immunità TOTALE per ogni reato ad eccezione di quelli indicati nella nostra Carta Costituzionale. Pertanto a mio sommesso parere non credo che ci sia alcun diritto a conoscere quello che un Presidente della Repubblica dice al telefono nell’esercizio delle sue funzioni con altri uomini di stato, tanto meno né hanno diritto i boss della malavita nel contraddittorio di un’udienza Gip…. io dico solo di non cavalcare sempre e comunque l’onda della polemica per far presa sull’opinione pubblica…. ragioniamo sulla base delle regole del nostro ordinamento… poi se non ci piace proviamo a cambiare le regole con gli strumenti previsti. Ridurre tutto alla semplicistica frase slogan: non più segreti di stato, mi sembra molto, troppo massimalista e riduttivo.

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    • calicata ha detto:

      Punto di vista istituzionale e corretto.

      Ma.

      C’e’ un ma.

      se c’e’ stata una trattativa stato mafia per far smettere gli attentati e’ reato o e’ giusto?

      E cosa ha dato lo stato in cambio?

      Esiste sempre e comunque la possibilita’ che alcune cose non siano state giuste.

      O no?

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      • lenita ha detto:

        Non conosco il contenuto di quelle intercettazioni per cui non sappiamo che cosa abbia detto il Presidente della Repubblica durante le conversazioni. Tuttavia mi chiedo: e se Napolitano al telefono con Mancino abbia parlato ad esempio del fatto che i servizi segreti gli avessero riferito di un imminente tentativo di colpo di stato in Ucraina? E se il tenore della telefonata riguradava ad esempio notizie per cui gli Usa stavano per attaccare l’Iran? …. Mi chiedo, ma è giusto che queste delicatissime questioni posssano essere riportate sui media e messe a conoscenza dei boss mafiosi o in generale dell’opinione pubblica? La Presidenza della Repubblica ha su di sé una seri infinita di contrapposti e delicati interessi, appunto, ed è proprio per questo che il Presidente non è perseguibile nell’esercizio delle sue funzioni se non per attentato alla costituzione e alto tradimento…. allora di che reato parliamo? Negli Usa se il Presidente viene intercettato tutto viene immediatamente interrotto e sospeso, non si arriva nemmeno a registrare…. e noi stiamo qui a parlare di bianco e nero quando la vita delle Istituzioni di un paese, certo democratico, è, (omaggio a me e alla padrona del blog) arcobaleno. I Pm di Palermo parlano di questione giuridica e il problema che pongono è in questi termini: le intercettazioni riguardavano altre utenze e il Presidente non era intercettato direttamente ma tutto è accaduto indirettamente. Ora prima di distruggere quelle intercettazioni occorre un’udienza innanzi al GIP con gli imputati e i loro difensori a garanzia della difesa che, preso visione di tutto il contenuto e nel contraddittorio con la Pubblica Accusa, potrà fare come il PM istanze per chiedere lo stralcio di quanto non interessa per i reati per cui si procede…. poi il GIP decide…. ecco tutto. E allora e di nuovo, se quelle conversazioni riguardano altre problematiche di Stato (noi non sappiamo di cosa si tratta) è giusto, ripeto, che lo si venga a sapere?
        Dico solo che la questione va ragionata un pò più a freddo, e dico anche che per me (un pò di diritto lo mastico da tempo) quelle intercettazioni andavano distrutte, senza l’attesa di un’udienza filtro…. per me…. buona domenica a tutti.

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    • Lorenzo Tondi ha detto:

      il nodo del contendere è tutto politico. il problema non è certo giuridico: napolitano da quel punto di vista ha ragione. dobbiamo invece chiederci: la decisione di napolitano è opportuna? secondo me no, è un attacco che con pretesti da azzeccagarbugli indebolisce la magistratura e solleva un conflitto istituzionale di cui non si vedeva affatto il bisogno.

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      • Dome ha detto:

        Non ho gli strumenti per capire quella decisione. Il solo fatto che non abbia detto ai magistrati “vi do’ tutto quello che vi serve, compresi ponti d’oro e tappeti di velluto” mi ha convinto immediatamente che non e’ il mio presidente.
        Ci sara’ pure un vuoto normativo relativo alla gestione delle intercettazioni del presidente ma deve proprio risolverlo ora? Non poteva risolverlo prima, che c’era anche quel coglione B? Ora e’ tardi, e’ evidente che si sta aggrappando agli ultimi cavilli.

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    • Dome ha detto:

      Giusto ieri ho letto un articolo (perche’ non lo trovo piu’…?). La sostanza diceva che questa immunita’ totale e’ solo un’interpretazione (condivisa da Napolitano) del vuoto normativo a riguardo. L’altra interpretazione e’ che, in mancanza di specifiche indicazioni, il presidente sia soggetto ne’ piu’ ne’ meno che un normale cittadino (che cosa implichi questo nel discorso delle intercettazioni ancora mi sfugge).

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  • Dome ha detto:

    Premetto che per me privacy e liberta’ vanno a braccetto, qualsiasi persona ha il sacrosanto diritto di comunicare senza che qualcun’altro origli.

    Il discorso quindi si sposta sulla disponibilita’ e accessibilita’ degli strumenti per fare cio’ e, udite udite, se vengono scelti gli strumenti sbagliati (il telefono e’ tra questi, chiaro?) la comunicazione non e’ affatto privata, a questo punto, per definizione. Finche’ non ci rendiamo conto che questa liberta’, come al solito, ce la dobbiamo guadagnare da noi, siamo destinati a vivere in un mondo di illusioni, ora che abbiamo tutti questi mezzi di comunicazione piu’ che mai.

    In tutto questo discorso non riesco a vedere nulla di speciale per alcuna carica politica. Ovviamente non pretendo di poter ascoltare le telefonate riservate tra capi di stato, che peraltro avvengono su canali un po’ piu’ discreti che un normale telefono. Spero.

    La magistratura? Deve poter fare tutto quanto possibile per indagare rimanendo consistente con i principi costituzionali etc etc. In pieno conflitto, se vogliamo, con le liberta’ individuali. E’ una tensione che non possiamo evitare, chi ci ricama su vuole solo alzare la caciara.

    La mia natura eversiva poi mi fa dire cose del tipo “caro mio, se alla tua privacy non ci pensi tu, di certo non ci penso io. quindi quello che hai detto l’hai detto, ora ascoltiamolo” e nella mia testa “se non hai nulla da nascondere, allora lascia perdere le sviolinate di principio e facci vedere”.

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  • seiovesdi ha detto:

    Raramente ho letto in rete argomenti di una tristezza paragonabile a quelli di Lenita. Che schifo. Il funzionamento dello Stato (rigorosamente con la maiuscola), che deve essere celato ai cittadini perchè sono questioni delicatissime, delicatissime! eh certo, e se per caso ci capita un presidente della repubblica criminale? Mi sembra di sentire quei poveri ingenui che dicono, specularmente: “mi intercettino pure, io non ho niente da nasconder”. Eh certo. E se un domani lo stato fosse uno stato criminale? In quel caso, non aver niente da nascondere sarebbe una vergogna.
    I cittadini coscienziosi pretendono che il potere venga limitato, circoscritto e palettato. Questo han fatto i rivoluzionari francesi, questo han fatto i rivoluzionari americani, questo han fatto i resistenti e i costituenti italiani. Altro che invocare il segreto di stato! chi ha il potere deve essere continuamente tenuto sotto controllo dai cittadini, poi è chiaro che cercherà sempre di esimersi tramite immunità, segreti di stato e schifi vari. La cosa triste è che ci sia gente che ci casca. Che ribrezzo, che pena.

    Scialuppe, a cui i commenti sono tuttora censurati.

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  • Jacopo Bombarda ha detto:

    @lenita
    un pochino di diritto lo mastico anch’io, anche se sicuramente da molto meno tempo di te, e comunque la procedura penale non è neanche il mio campo.
    tuttavia qui la questione è semplice: napolitano è stato intercettato indirettamente; gli stessi pm hanno detto che nelle sue intercettazioni non c’è nulla di penalmente rilevante; l’articolo 90 COST, relativo alle “prerogative” del capo dello stato, certamente non include fra di esse il parlare al telefono con un ex ministro indagato e intercettato; il 271 c.p.p. individua i segreti relativi a sacerdoti, avvocati, giornalisti (l’art. 200, richiamato, mette anche altre figure che qui non interessano), cioè tutta una serie di casi in cui è fisiologico che questi tre tipi di figure vengano a contatto con informazioni che hanno il diritto e a volte il dovere di non rivelare (le confessioni, per quanto improbabile, i sacerdoti; le conversazioni col cliente, gli avvocati; le fonti, i giornalisti); non è invece assolutamente una cosa fisiologica (anzi è abbastanza scandaloso) che un presidente della repubblica parli, e più di una volta, al telefono, con un indagato che, fondamentalmente, gli chiede una mano per sfuggire alle indagini di una certa procura; lo stesso art. 271 c.p.p. non prevede affatto la distruzione per le intercettazioni IRRILEVANTI, ma solo per quelle ILLEGALI (la distruzione delle irrilevanti può essere chiesta, e disposta dal g.i.p.); il fatto che si vada in udienza innanzi al g.i.p. per la valutazione della rilevanza di tali intercettazioni, è a vantaggio dell’indagato, che qui è mancino (come nota cordero, i p.m. potrebbero ritenere irrilevante un’intercettazione che invece è a favore dell’indagato, apposta; di qui la necessità di andare innanzi a un giudice; senza contare che il contraddittorio è principio cardine del processo, di quello penale in particolare; si veda il novellato art. 111 COST). insomma, la paura che ha napolitano non è certamente quella di un’indagine (ipotesi fuori dal mondo); nè quella di veder lese le sue “prerogative” (quali?); inoltre, visto che i conflitti di attribuzione possono essere di due tipi, qui non se ne riscontra nessuno; perchè certamente la procura non si è sostituita a napolitano esercitando una funzione tipica di un altro potere (l’ipotesi classica, di scuola in verità), e neppure ha “menomato” napolitano nell’esercizio dei suoi poteri (seconda e ben più concreta ipotesi, il cosiddetto “conflitto da menomazione”). quindi qui, il trattamento che merita napolitano è quello che meriterebbe un comune cittadino. ed è questo in realtà che teme la nostra guida spirituale: che la gente sappia quello che dice lui al telefono con un indagato potente. ma magari è solo malafede, eh…

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  • Filippo Filippini ha detto:

    Massì semo tutti uikiliks…

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