La prostituzione ci riguarda tutti.

12 settembre 2012 § 8 commenti


Non e’ stata pestata e bruciata una prostituta a Roma. E’ stata pestata e bruciata una delle migliaia di schiave costrette alla prostituzione che allietano le notti dei nostri bravi padri di famiglia. Ha solo 22 anni e di certo non aveva scelto di stare per strada. Legalizziamola questa prostituzione, che sia una scelta libera delle donne, che sia in casa, che sia controllata e che sia tassata. Liberare queste donne senza falsi moralismi (donne, queste che non l’hanno scelto) significa anche liberare i nostri corpi alla luce del sole. Finche’ il sesso e’ una colpa, la sua ricerca spasmodica e nascosta avverra’ sempre illegalmente (E’ vero e’ legale. Ma ditemi se potete ricevere clienti a pagamento a casa. Non potreste nemmeno fatturare. Oppure potete, secondo voi, lavorare in nero e dire che vi prostituite per fare soldi e quindi evitarvi gli accertamenti? Ne dubito. Diciamo che e’ delicata la questione, ufficialmente sono illegali lo sfruttamento, l’adescamento e gli atti osceni).

Quello che avviene oggi e’ pura ipocrisia. Basta farsi un giro per le stradine del tratto di Salaria tra la tangenziale e il GRA: e’ pieno di tracce di sesso notturno ai bordi della strada più straripante di piccole schiave. Sono cosi’ tante che ci riguarda tutti. Vogliamo finalmente ammetterlo? Ne parliamo?

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§ 8 risposte a La prostituzione ci riguarda tutti.

  • marco croci lennon ha detto:

    Fino a quando non riaprianno le case chiuse sara’ sempre cosi e stato un errore chiuderle e mi stupisce che sia stata una donna a chiuderle la Merlin. Ora bisognerebbe legalizzare la prostituzione farle pagare le tasse come tutti e farle esercitare al chiuso dove sono al sicuro da malattie i clienti e sono piu controllate e sicuramente non ci sarebbe il problema dello sfruttamento ma in Italia siamo indietro cento anni rispetto al Olanda e non succedera’ mai anziche lamentarsi del decoro fare qualcosa di utile e di concreto e per risolvere il problema riaprire le case chiuse tutto qui

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  • topometallo ha detto:

    Finiamola con questo slogan del “riaprire le case chiuse”. Le case chiuse erano solo un’altra forma di schiavitù legalizzata, non erano “chiuse” solo per dire, le ragazze erano in prigione, controllate sanitariamente certo, ma come si farebbe con gli animali da allevamento.

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    • calicata ha detto:

      Non sarebbe certo la stessa cosa e comunque io non parlo di case chiuse come all’epoca, ma anche di una donna che decide di farlo liberamente. C’e’ una bella intervista della caposindacalista delle prostitute francesi di questi giorni. Morgane, mi pare si chiami. Cercatela e leggetela

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      • topometallo ha detto:

        No, scusa, non ce l’avevo col tuo post, era una risposta da me male inserita al commento sulla riapertura delle case chiuse che ogni tanto riciccia.
        Sull’argomento confesso che, pur comprendendo la tua idea e quella esposta da Morgane, ho ancora dei dubbi, diciamo che non riesco ancora a metabolizzare completamente il considerare una scelta libera la prostituzione. Ma come dici tu, parliamone

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        • seiovesdi ha detto:

          Una volta mi sono fatto una breve ma intensa chiacchierata con una compagna israeliana, attivista dei diritti umani e contro il muro di separazione eretto da Israele. Di mestiere faceva la prostituta sadomaso nonchè sindacalista delle prostitute, sono piuttosto sicuro che nel suo caso si trattasse di una libera scelta, ti dirò.

          Scialuppe, i cui commenti sono ancora censurati.

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  • Simone ha detto:

    Immagino che il PD abbia una linea chiara in proposito…Immagino la Bindi in prima linea a difendere i diritti delle donne di poteri prostituire in piena liberta’ fatturando e chiedendo legittima pensione quando la biagnucola si impietosisce…

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  • arte ha detto:

    In Germania le prostitute pagano una tassa fissa (30 euro circa) per ogni giorno di lavoro registrato in un club ( detto Brothel)
    Solo in alcune città le ragazze che lavorano in strada pagano un “ticket” (tra i 7 e i 10 euro) che consente di lavorare dalle 22 alle 5 del mattino in una zona determinata.
    Le autorità comunali hanno installato delle macchine simili ai nostri parcometri.
    Le vere entrate fiscali lo Stato tedesco le prende dalla tassazione dei ricavi dei gestori dei Brothel.
    Un bordello medio in Germania può fatturare fino a 3 milioni di euro l’anno, l’Artemis di Berlino arriva a 12.
    Purtoppo la maggior parte delle persone che in Italia sono a favore della legalizzazione non frequentano e non conoscono il mondo della prostituzione, non hanno cognizione della realtà di un bordello legale, non hanno alcuna idea di come funziona nella pratica la questione, soprattutto in Germania, che è il punto di riferimento mondiale dei paesi legalizzatori.
    Tutti gli Stati che hanno adottato leggi che regolamentano l’esercizio della prostituzione hanno contemporaneamente legalizzato i bordelli, accettando che altre persone, oltre alle ragazze, guadagnino dei soldi direttamente o indirettamente provenienti da una prestazione sessuale.
    Questo è secondo me il problema: tale imprescindibile condizione di fatto viene accettata, in Italia, solo da una piccolissima minoranza.

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