Fascistoide è l’indispensabilità.

16 ottobre 2012 § 1 Commento


Oggi Michele Prospero dice che:

“La rottamazione è un arnese del populismo contemporaneo che scommette sull’istintualità irriflessiva del pubblico e sull’oblio della ragione critica: in nessuna democrazia si ingiuria la propria classe dirigente, per affidare la continuità della Repubblica a Bossi, Berlusconi, Cicchitto, Casini, Fini, La Russa, Gasparri, Tremonti.”

E definisce la rottamazione una cosa fascistoide.

No, caro Prospero, la natura fascista sta nella supremazia dei singoli, nel loro considerarsi indispensabili. Mai concetto di destra, superomista è apparso così incarnato nella nostra natura italica. Se poi si sposa nel suo essere prevalentemente maschile raggiunge livelli di fascismo arcaico ineguagliabili.

Il ricambio è democrazia. E se questo ricambio non è possibile, da che mondo e mondo si fa la rivuluzione. Oggi con l’anima riformista la chiamiamo rottamazione. Guarderei lo stato delle cose se fossi un bravo analista politico. Oggi Bossi e Berlusconi sono quelli che in questi venti anni hanno governato più dei Veltroni e dei D’Alema. Forse solo Prodi ci ha salvato dall’oblio politico totale. E Prodi somiglia più a Monti che alla classe dirigente del PD, se proprio vogliamo guardare in faccia la realtà. Quindi chi è che ha consegnato gli ultimi venti anni in mano a Berlusconi? Renzi?

E su.

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§ Una risposta a Fascistoide è l’indispensabilità.

  • Jacopo Bombarda ha detto:

    l’unità, da giornale glorioso che era, è diventata una velina piuttosto patetica del “d’alemismo” peggiore. prospero ne è un esempio degnissimo, con questo suo parlar forbito, questo fare pensoso, il cui scopo in realtà è piuttosto terreno: vogliono d’alema ancora in parlamento. però, forse, il problema di d’alema è anche il problema di renzi. perchè, accantonando per un attimo il discorso sui temi sociali (“la vera sinistra è renzi” sparano temerari i suoi sostenitori), il suo difetto è, forse, proprio quello di personalizzare eccessivamente la contesa. che così non può più diventare una competizione fra programmi diversi, perchè programmi, in realtà, non ce ne sono; se si esclude il genericissimo programma messo da renzi sul suo sito, e la forse un attimo più condivisibile, ma altrettanto generica, carta di intenti bersanian-vendoliana. in renzi, purtroppo, noto molte analogie con d’alema. la personalizzazione; il narcisismo; l’insofferenza verso le critiche altrui (che il nostro, esattamente come d’alema, fa fatica a dissimulare). quest’idea malsana che per vincere bisogna per forza andare a prendere i voti di chi vota a destra: idea che d’alema declina sostenendo la necessità di allearsi con partiti impresentabili (l’udc, ma non solo; chi al nord sa bene che non sono rari gli ammiccamenti anche alla lega); renzi invece dicendo cose di destra per piacere ai destrorsi, e proponendo non un discorso politico, ma uno spettacolo televisivo. curioso anche il fatto che entrambi amino circondarsi di soggetti che, oltre ad avere poco a che fare con la sinistra, sono anche, come dire, eticamente discutibili per una persona di sinistra: velardi, rondolino, e via dicendo il d’alema; gori il buon renzi. solitamente poi succede che gli elettori di sinistra stanno a casa (grazie alla tattica d’alemiana, una volta ce l’hanno fatta a perdere il sindaco a bologna), o votano il candidato di sel. renzi per ora ha il vento in poppa del nuovismo, della chiacchiera vuota spacciata per freschezza e simpatia; ma non durerà a lungo…

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