Le olive che hanno fatto il servizio militare.

28 ottobre 2012 § 3 commenti


“Numero 70”.

“Numero 71”

“Eccomi, sono il il 70.”

Supermercato vicino casa, sabato pomeriggio. Ci buttiamo lo stesso nell’ora notoriamente di punta, con tanto di traffico per girare con i carrelli che qua non è un ipermercato e lo spazio di movimento non è moltissimo. Fuori pane e olio e una bibita e animazione per bambini. Insomma un sabato normale, se non fosse che non riesco quasi mai a passarlo così e finisce che la sera mi butto in un fruttivendolo indiano per fare la spesa di prima necessità.

“Prego desidera?”

E chiedo un guanciale e del pecorino per l’amatriciana di una cena tra amici. Poi chiedo delle olive. Chiedo se quelle verdi, in fondo, sono dolci, non vedo bene.

Lei, che  non sta servendo me, ma mi aveva notato perché rovistavo nella cesta dei salumi in offerta e li avevo fatti cascare sul loro banco a pioggia, dice: “Non sono quelle verdi, sono quelle di Cecchignola.” E poi, dopo un po’, dice una frase e io capisco che lei ha fatto il servizio militare, invece dice che le olive di Cecchignola sono le olive che hanno fatto il servizio militare, insomma era una battuta.

“Come hai fatto il servizio militare?” Domando. Siamo lì, tutti in fila, le due signore che serve lei fanno le puntute a distinguere caciotte dai pecorini, io intanto mi ero distratta su altre olive.

E lei: “Magari”.

“Come magari?” Faccio io.

E mi racconta che era entrata  nei carabinieri, ma poi c’era un errore nella sua scheda e l’hanno chiamata. E però non era un errore e che quel “licenza inferiore” non stava per “superiore”, stava proprio per inferiore. E quindi niente carabinieri. Pare che il maresciallo l’abbia consolata per un’ora al telefono mentre lei piangeva a dirotto. Me lo racconta mentre incarta stracchino alle due signore che ascoltano curiose.

“Almeno questo è un lavoro sicuro…” Dico io, imbecille, e penso all’alpino ligure, 24 anni.

L’uomo che mi serve, il più storico, autorevole del banco, fa spallucce, mi guarda: “Sicuro? E’ più sicuro fare il carabiniere.”

Abbiamo un concetto di sicurezza diverso, ovviamente. Ma forse anche questa diversità è un lungo racconto della città, delle classi sociali, delle aspettative. E non c’è molto da stupirsi se quelli che muoiono nelle missioni di pace (eufemismo per assolvere coscienza da mondo occidentale) sono tutti di estrazione povera e la maggior parte del sud. Prima o poi una riflessione sul tema dovremo pure avere il coraggio di farla in modo serio. Oggi un mondo armato è un mondo diseguale. E un mondo più uguale sarà un mondo meno armato.

Torniamo a casa. Mentre sbucciamo fagiolini c’è qualcuno che spara botti come fosse capodanno, roba da migliaia di euro. Qualcuno dal palazzo popolare accanto gliele manda a dire che nemmeno fosse la sera del derby.

Il prossimo governo deve mettere mano alla disuguaglianza e alle opportunità. Non c’è altra strada se non la scuola, se non una redistribuzione della ricchezza per riportare il Paese a valori accettabili di convivenza. La rabbia che vediamo è solo di riflesso figlia dell’antipolitica. Nessuno degli italiani, nessuno davvero, ha mai pensato di avere una classe politica complessivamente onesta e incorruttibile. E’ che fino a poco tempo fa la vita era ancora sostenibile. Ora che non lo è più (basta vedere il contenuto dei carrelli della spesa alla fine del mese) l’intolleranza per l’ingiustizia ha superato i livelli di guardia. Non resta che sperare che sia un’opportunità e non un rischio.

 

 

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§ 3 risposte a Le olive che hanno fatto il servizio militare.

  • Luigi Brossa ha detto:

    l’intolleranza per l’ingiustizia ha superato i livelli di guardia

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  • Anonimo ha detto:

    Purtroppo si pensa ancora al lavoro sicuro in termini remunerativi,statali..non importa se vai a combattere e rischi e perdi la vita..lo hai scelto,ti pagano..”Io” son qui a smenàr olive e mortadelle,lavoro pure la domenica e mi pagano poco…no meglio il carabiniere che un lavoro sicuro lo hai..Questo è il pensiero comune di molti…Io,Michela,smeno olive e mortadelle ed il mio,finché dura,è un lavoro sicuro…noioso e ripetitivo a volte,ma sicuro.
    Hai ragione Cristiana quando dici che la scuola è la via per metter mano alla disuguaglianza,ma io penso che anche noi stessi dobbiamo contribuire impegnandoci a migliorare e progredire leggendo,informandoci e discutendo fra noi…confrontandoci attingendo al meglio di ognuno. Sono amaramente pentita di non aver proseguito con gli studi,mi sento molte volte limitata ma non per questo esclusa ed emarginata…forse perché la mia voglia di sapere e migliorare mi aiuta…quindi il tutto per superare le disuguaglianze parte anche da noi!

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    • calicata ha detto:

      è il commento più bello e prezioso che ho ricevuto in non so quanti mesi…anche io faccio un lavoro che forse mi sta stretto e forse a volte vorrei andare via, come donna, come lesbica. Ma poi resto almeno finché posso sentirmi parte di un tentativo di cambiamento. Buona domenica, Michela.

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