Un assaggio di analisi seria del voto in Sicilia

30 ottobre 2012 § 2 commenti


Per il M5S solo il 56% di chi vota il partito esprime anche la preferenza. Per il PD l’84%, per il MPA il 96%, per l’UDC il 95%. Insomma il M5S è un partito in termini quasi tradizionali, la gente si fida del simbolo. Gli altri sono partiti in mano alle preferenze personali. Vogliamo aprire un riflessione? Partiti più sani, meno ostaggio dei capobastone.

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§ 2 risposte a Un assaggio di analisi seria del voto in Sicilia

  • Allegrezza ha detto:

    Cosa è accaduto in Sicilia? Molto semplice. E’ una delle regioni a maggiore tasso di sommerso, tanto che esso supera abbondantemente l’economia regolare. E’ un territorio che non ha bisogno dello Stato per funzionare, poiché il governo è assicurato da un’organizzazione criminale diffusa. Dunque è governata da una monarchia elettiva. Come dico da molto, è una secessione silenziosa che da economica si è trasformata in politica. Personalmente, penso che tutto il resto siano balle autoreferenziali.
    Non c’è stato alcun voto di scambio, perché è del tutto evidente che la maggioranza dei siciliani non riconosce più la repubblica e le sue istituzioni. In questo senso, parlo di secessione. E la Sicilia è solo la prima. Seguiranno, in quest’ordine, Calabria, Basilicata, Sardegna. Spero di sbagliare, ma siamo ad un livello precedente alla politica. Siamo di fronte ad una secessione di fatto che la politica non può più recuperare. Poiché “non si negozia” con la mafia, l’unica alternativa si potrebbe facilmente pensare che possa essere l’occupazione militare del territorio e il tentativo di estirpare il problema alla radice. Ma è un’interpretazione fallace. Il tema vero è che la Sicilia non è più Italia. Piaccia o no, purtroppo è così.
    Il sommerso a livello nazionale (evasione fiscale, evasione contributiva, corruzione, criminalità, lavoro nero, elusione e altre amenità simili) vale il 30% del PIL (non lo dico io, ma addirittura bankitalia e altri soggetti più titolati di me). Esso si concentra prevalentemente al centro sud e in parte del nord est, con nettissima prevalenza in Siclia e Calabria. Ciò vuol dire che in quelle due regioni (almeno secondo una stima, questa si, personale) l’economia sommersa della Sicilia supera di gran lunga quella ufficiale. In questo senso, è del tutto lecito parlare di secessione di fatto. Si tratta di un territorio fuori dal controllo dello Stato. Ora, questo può piacere o meno, ma mi restituisce la sensazione che la maggioranza dei cittadini siciliani non partecipa al voto non perché disprezzi la politica e le istituzioni repubblicane e democratiche, ma semplicemente perché non le riconosce e non ne ha alcun bisogno, poiché vigono altre regole, stabilita da una complicità strettamente tessuta con istituzioni di tipo monarchico e parallele a quelle ufficiali. Non c’è alcun bisogno di infiltrare le istituzioni democratiche, di fatto esse non servono più e dunque non si spinge la cittadinanza a votare per questo o quel candidato. Semplicemente, non ha alcune importanza di vince, il controllo è assicurato sulla base di altri poteri sui quali la cittadinanza non ha alcuna possibilità di controllo.
    Non solo, la distribuzione dei seggi condanna inesorabilmente all’ingovernabilità la regione Sicilia. L’unica ipotesi che può reggere politicamente è un’alleanza Crocetta (30 seggi) e M5S (15 seggi). Assieme fanno 45/80, che a malapena consente di stare in piedi. Ma politicamente è un non senso. Prevedo un ritorno alle urne diciamo nel giro di un paio d’anni.

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  • Lorenzo Dalai ha detto:

    dagospia,per certi versi esecrabile,pone l’accento sul fatto (terribile) che il PD ha vinto con la metà numerica dei consensi ottenuti dalla Finocchiaro nel passato turno.E’ evidente l’incapacità della Segreteria romana del Partito di comprendere la realtà della Sicilia. Io neanche ci provo,direttamente,ma cerco di avere ragguagli da chi conosce questa bellissima e bistrattata regione. Occorre cambiare registro!

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