Un ricordo di Di Vittorio.

3 novembre 2012 § 2 commenti


Di Vittorio morì il 3 novembre del 1957. 

Qualcosa che rese unico Di Vittorio fu probabilmente il suo opporsi a Togliatti (e quindi Stalin), una cosa inconcepibile per un “compagno”.

Il dissenso tra Di Vittorio e Togliatti esplose in tutta la sua crudezza con i “fatti di Budapest” del 1956, come pudicamente vengono ancora chiamati. Era la prima clamorosa prova della frattura tra potere e società apertasi nel “socialismo realizzato”. Il Pci e la sinistra italiana tacquero.

E qui, Bruno Trentin.

L’autocritica seguita alla sconfitta della Fiom alla Fiat nel 1955 ne è una testimonianza limpida. “Anche se la colpa è al 99% del padrone, se c’è un 1% che ci riguarda -disse al Direttivo della Cgil- è su questo che io voglio lavorare”. E quel 1% non era piccola cosa. Si trattava di riappropriarsi dei problemi della condizione operaia anche attraverso nuove forme di democrazia e rappresentanza sindacale.

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§ 2 risposte a Un ricordo di Di Vittorio.

  • Jacopo ha detto:

    cristiana, qui però di vittorio viene usato a sproposito. l’1% di errore ricordato da trentin, consisteva nel fatto che il sindacato, non era riuscito a tenere dietro, sostenendola e facendola propria, all’attività delle commissioni interne, che si erano sviluppate autonomamente soprattutto nelle fabbriche (di qui il riferimento alla fiom) in modo totalmente slegato da un sindacato rimasto passivo; che a causa della sua temporanea inerzia ne era rimasto tagliato fuori, e aveva lasciato le commissioni a “lottare da sole”, se così si può dire. l’errore venne capito in tempo dal sindacato, che seppe tornare nelle fabbriche, farsi rappresentatnte delle istanze dei lavoratori e farlo in modo efficae; e arrivarono gli anni ’60, l’autunno caldo, i diritti conquistati e poi difesi. nella vicenda attuale la fiom ha fatto il suo dovere. sono altri a non averlo fatto: gli altri sindacati; la politica (in specie il pd). con il risultato che marchionne è stato applaudito come un messia mentre in realtà è solo un dirigente incapace, e che la magistratura ha dovuto supplire alla latitanza delle istituzioni elette democraticamente. il vecchio di vittorio se vedesse come sono messe le cose oggi, probabilmente ne avrebbe tante da dire, ma probabilmente non sul suo sindacato.
    lasciamolo riposare in pace, dunque, ricordiamolo, e pensiamo che forse ci sarebbe ancora un gran bisogno di gente come lui…

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  • Daniele De Chiara ha detto:

    Sottoscrivendo l’appello di Jacopo (e censurando la grave mistificazione, sicuramente in buona fede, dell’autrice) aggiungo che la sconfitta del ’55 fu dovuta a un “certo” lavorare dell’ambasciatore americano Clara Boothe Luce che aveva una “certa” influenza allora. Dovuta, chiaro, ad aiuti di Stato sui quali, siamo sotto elezioni, sarebbe meglio per una certa destrosa parte non speculare.

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