Le lettere dalla scuola del ragazzo che si è tolto la vita.

22 novembre 2012 § Lascia un commento


Non commenterò queste lettere. Ma le riporto perché così viene chiesto da chi le ha scritte ed è comunque giusto darvi diffusione per fornire altri dettagli sul contesto.

La Lettera dei compagni di classe.

Ai  direttori dei giornali.

Scriviamo questa lettera di formale protesta per smentire ciò che è stato pubblicato nell’edizione dei quotidiani nel giorno 22/11/2012 riguardo al suicidio di un nostro compagno di classe.

Noi,gli amici,abbiamo sempre rispettato e stimato la personalità e l’originalità che erano il suo punto di forza. Non era omosessuale ,tanto meno dichiarato,innamorato di una ragazza dall’inizio del liceo.

Lo smalto e i vestiti rosa, di cui andava fiero, erano il suo modo di esprimersi.

La pagina facebook ,dove erano pubblicate citazioni di A.,era stata creata per incorniciare momenti felici perché A. era così:portava il sorriso ovunque andasse;peraltro”la pagina aperta contro di lui da chi lo aveva preso di mira”(citazione dal messaggero) è un’accusa non fondata.

I professori hanno sempre rispettato il proprio ruolo e non hanno mai espresso giudizi sulla sua persona.

Il Cavour non è mai stato un liceo omofobo in quanto fino a quando i fondi sono stati sufficienti,alcune classi hanno preso parte ad un progetto sulla sessualità organizzato dalla ASL e approvato dal collegio docenti.

Inoltre non si sono verificati episodi manifesti di bullismo nell’istituto negli ultimi anni.

Esprimiamo rammarico per la diffusione di notizie false e desideriamo che non si speculi sul nostro dolore.

La seconda di alcuni insegnanti, amici, compagni di classe e genitori

Noi insegnanti, amici, compagni di classe e genitori che hanno conosciuto e voluto bene ad A., vogliamo dire che, all’irreparabile dolore per la sua morte tragica, si unisce un ulteriore motivo di sofferenza, legato al modo in cui la tragedia viene ricostruita, stravolgendo l’immagine di A.

A. era un ragazzo molto più complesso e sfaccettato del profilo che ne viene dipinto: era ironico e autoironico, quindi capace di dare le giuste dimensioni anche alle prese in giro alle quali lo esponeva il suo carattere estroso e originale (e anche il suo gusto per il paradosso e il travestimento, che nelle ricostruzioni giornalistiche è stato confuso con una inesistente omosessualità); era curioso e comunicativo, pieno di vita e creativo, apprezzato a scuola dagli insegnanti; soprattutto era molto amato da tantissimi amici e compagni. Probabilmente nascondeva dietro un’immagine allegra e scanzonata una sofferenza complicata e un profondo e non banale “male di vivere”.

Per questo crediamo che il modo migliore e più rispettoso per ricordarlo e continuare a volergli bene sia quello di lasciare la sua morte al silenzio, alla riflessione e all’affetto di chi gli è stato vicino.

                 Firmato

Alcuni insegnanti, genitori e compagni di classe

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