Una lettera a Bersani

22 dicembre 2012 § 5 commenti


Non posso non condividere questa lettera appassionata di Piero Filotico sul tema dei consiglieri regionali del Lazio candidati alle primarie parlamentari. Tema che ieri sera in direzione regionale ho sollevato insieme a Francesco Simoni e a Ornello Stortini, ho fatto notare che se abbiamo sollevato il tema per la Regione, sarebbe schizofrenico non sollevarlo per il Parlamento. In particolare voglio ringraziare i consiglieri che, potendo vincere a mani basse con le loro preferenze la tornata delle primarie, hanno fatto un passo indietro per il bene del partito, ma soprattutto del Paese.

Caro Bersani,

questa mia è una lettera aperta. Per il carattere altrettanto aperto che ti si riconosce credo che ciò non ti turberà più di tanto, anzi. 
Pochi mesi fa la vicenda Fiorito rivelò agli elettori stremati dalla crisi che i consiglieri della Regione Lazio – maggioranza e opposizioni concordi, con l’eccezione dei radicali – si erano spartiti i fondi destinati ai gruppi portando lo stanziamento da uno a 14 milioni di euro nel giro di poche settimane. La cosa sembrò particolarmente scandalosa per i consiglieri del Pd, il partito della trasparenza, della solidarietà, della questione morale: il pensiero di tutti corse alla già dichiarata mancanza di fondi che aveva costretto a ridurre al minimo, se non ad eliminare, diverse voci del bilancio regionale: l’assistenza a disabili e anziani, gli asili nido, la manutenzione degli edifici scolastici, sono le prime che vengono in mente. Ci si chiedeva come fosse stato possibile che nessuno dei nostri consiglieri si fosse opposto, come mai nessuno si fosse quantomeno interrogato sull’opportunità di votare a favore di questa mostruosa delibera, perché nessuno di loro avesse denunciato questa vergogna. Negli indignati commenti tra iscritti e simpatizzanti si dava quindi per certo che i vertici del Pd sarebbero intervenuti per censurare i propri rappresentanti che avevano avallato e sottoscritto, con modalità quasi complici, le proposte della maggioranza: lo imponeva un minimo rispetto dell’etica.
Nelle riunioni dell’assemblea regionale del Pd del Lazio che seguirono l’argomento fu sollevato più volte e si arrivò inevitabilmente a chiedere l’incandidabilità ad ogni carica pubblica di quei consiglieri: fu tra le principali discussioni nei social network, si scrissero lettere ai giornali, molti circoli stilarono in proposito roventi ordini del giorno approvati all’unanimità che chiedevano una reazione di dignità e d’esempio. 
So benissimo, caro Bersani, che l’aspetto dello scandalo che ci riguarda non ha nulla a che fare con quello che ha portato Fiorito sul banco degli accusati (per lo meno, finora): sia pure con colpevole ritardo, la pubblicazione dei rendiconti del gruppo del Pd dimostrava che nessuno si era appropriato indebitamente di parte di quei fondi. E’ bene chiarirlo perché nell’autodifesa del capogruppo Montino questo argomento veniva portato come assolutorio: non abbiamo rubato e quindi non abbiamo fatto nulla di male, abbiamo usato quel denaro (pubblico) per ‘fare politica’ è il succo (l’esame delle spese rese note, in verità, non fa pensare proprio a questo, ma sorvoliamo) . E’ una tesi, pare inutile dirlo ma meglio sottolineare, che invece aggrava la posizione di chi la sostiene facendo risaltare ancor più l’assoluta insensibilità dei nostri rappresentanti: è la dimostrazione solare che per loro la priorità è stata il ‘fare politica’ (ma che vuol dire?) e non il rispetto dei soldi dei contribuenti massacrati dalla crisi e dalle tasse, non la ricerca di modi e strumenti per migliorare il benessere dei cittadini, non l’interrogarsi su quanto e se fosse opportuno. Nulla di tutto questo. Purtroppo.
Oggi, molti di quei consiglieri si presentano disinvoltamente come candidati al Parlamento e presumo che altri si ripresenteranno per la Regione. Il capogruppo Montino si presenta invece come candidato a sindaco di Fiumicino.
Ieri, nell’ultima assemblea regionale, la questione dell’incandidabilità ad ogni carica pubblica dei consiglieri è stata sollevata ancora una volta e ancora una volta inutilmente. Il segretario Gasbarra ha abbandonato la riunione anzitempo per impegni parlamentari. I coraggiosi interventi seguiti che sollecitavano una discussione in merito e una conseguente presa di posizione della stessa assemblea sono caduti nel brusìo di una sala semideserta e distratta, sostenuti calorosamente solo da una minoranza di nostalgici quanto ingenui sostenitori dell’esigenza vitale di un’etica del Partito democratico, non dichiarata solo nel dimenticato nostro Codice, ma dimostrata in ogni momento ed in ogni occasione. Trasparenza, sobrietà, solidarietà, di fronte a questi comportamenti diventano allora clamorose e stridenti contraddizioni che favoriscono l’antipolitica e la protesta cieca fine a sé stessa, alimentano movimenti populisti, creano disagio e demotivazione tra i nostri elettori. 

Caro Segretario, non hai un compito facile, lo sappiamo bene tutti. Ti stimo anche per questo. Ma se oltre che a vincere le prossime elezioni vuoi anche convincere iscritti sconcertati ed elettori titubanti, se vuoi dimostrare incontrovertibilmente che il Partito Democratico è il partito della politica cristallina, se pensi che sia il momento di dare una risposta ai dubbi e alle incertezze non puoi ignorare questa brutta faccenda. Potrei fare un elenco di altre questioni aperte che vanno risolte al più presto, per dare veramente un’immagine nuova del nostro partito: dal mancato (ancorchè dovuto) contributo di troppi che rivestono cariche pubbliche all’ignorata disposizione del deposito della propria situazione patrimoniale al rispettivo ramo del Parlamento, per fare solo un paio di esempi. Ma questa di cui ti ho parlato è una priorità, va risolta prima che sia troppo tardi, prima che si possa parlare, ancora una volta, di indecenti costi della politica, di caste e signori delle tessere, di amicizie più o meno interessate e scambi di favori. Soprattutto, il nostro Parlamento ha subìto troppe offese negli ultimi vent’anni: è ora che parta da noi la sua rigenerazione, nemmeno la più vaga ombra deve offuscare l’immagine di ogni nostro singolo rappresentante. ‘Noi non siamo come gli altri’ non può e non deve essere solo un’affermazione, deve essere una concreta e riconosciuta dimostrazione. E alla vigilia di queste fondamentali Primarie per il Parlamento tocca a te farlo, milioni di italiani la stanno aspettando.
Con fiducia e i miei migliori saluti ed auguri,
Piero Filotico

Socio fondatore
Circolo Ponte Milvio

Roma, 22 dicembre 2012

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