La Scuola e il merito.

3 febbraio 2013 § 2 commenti


La Scuola e il Merito.

Il lavoro o il posto di lavoro? Due cose legatissime ma ben diverse.

Concordo con Giovanni Bachelet che la sanatoria dei “non meritevoli” è devastante per la scuola italiana e i nostri figli. Si confonde, troppo spesso, il lavoro con il posto di lavoro. Leggete questo pezzo sul Corriere.

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§ 2 risposte a La Scuola e il merito.

  • Squorte ha detto:

    Concordo con il tuo post e con gli articoli a cui rimandi. Quando la Fornero ha detto (in inglese) che il lavoro è un diritto ma il posto di lavoro è un dovere, cani e porci le sono saltati addosso. Che tra loro ci fossero Fassina, Vendola e Landini non mi ha stupito. Che lo abbia fatto anche Bersani mi ha ferito, e la sua risposta conformista (conforme alla linea della sinistra sindacale del mio partito) ha dato un’altra spinta verso il mio distacco. Ciao. Mauro

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  • Chiara Manfredotti ha detto:

    Cristiana, concorderei con Giovanni Bachelet, ma… Appunto: ma. Io di test per il TFA ho visto solo quello che ha fatto una mia parente per Matematica e Scienze nelle scuole medie. E da quel che ho visto, i punti che Bachelet manca nel suo ragionamento, e completamente, sono due.
    1) ok la valutazione, ma magari decidiamo anche su cosa (e prima, non dopo).
    Mi spiego: la mia parente è stata segata senza appello al test di preselezione per il TFA. Il punto è – anche – che il test di preselezione assomigliava (troppo?) da vicino ai test per l’ammissione ai corsi di laurea a numero chiuso. Poco a un test per valutare le capacità di chi deve intraprendere un percorso di formazione per conseguire un’abilitazione per l’insegnamento in una qualsiasi classe di concorso. Di quello che la mia parente spiega durante la settimana a scuola (perché insegna, anche senza abilitazione, ed è lo Stato che glielo permette), c’era ben poco o nulla.
    E ora ribalto la domanda: se una persona viene valutata con domande a caso, poi con quale diritto le si dice che non è meritevole? E’ la persona che non è all’altezza, o è il test di valutazione che non lo è?
    (Ps: la mia parente ha superato poi brillantemente il test preselettivo per il concorso a cattedra messo in piedi da Profumo. E non ha ancora capito se ha avuto sfiga a luglio o una botta di fortuna insperata a dicembre)

    2) la mia parente – come molte altre persone in Italia – insegna pur avendo il solo “titolo di accesso”, cioè la laurea, e nessuna abilitazione. E non per supplenzine di dieci giorni qua e dieci là, ma per supplenze annuali date direttamente dal Provveditorato. E se le cose continuano ad andare come stanno andando ora, insegnerà pur non avendo l’abilitazione per ancora molto tempo. I non meritevoli – o meglio, i non valutati – sono già tra noi, e prima che arrivino a un qualsivoglia filtro valutativo spesso passano 5, 10, anche 15 anni. E’ un nodo che le istituzioni dovrebbe decidersi a risolvere. Smettere di far finta di non vederlo sarebbe già un buon inizio.
    E decidere una buona volta in base a quali criteri un soggetto viene reputato in grado e meritevole di insegnare, fissando regole per la formazione e la valutazione che non cambino in continuazione (punto su cui il centrosx ha le sue colpe, avendo istituito le SISS nel 1997 per poi chiuderle una volta tornato al Governo dieci anni dopo, creando un vuoto legislativo che è stato colmato un po’ con quel che capitava), aiuterebbe parecchio. Ma qui già ritorno al punto 1. Scusa lo sproloquio, mi sono dilungata un po’ troppo 😉

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