Il PD e il suicidio di sopravvivenza.

27 luglio 2013 § 21 commenti


Dopo quasi un anno dalle primarie PD, quando l’ apparato di partito (in cui gli EX DC hanno preso il peggio degli EX PCI e viceversa) decise di fare l’operazione “suicidio di sopravvivenza”, siamo al punto di partenza, come se fossimo al Gioco dell’Oca (ahimé poco giuliva) e nulla fosse accaduto.

Ricapitolando brevemente per i fanatici del tema: l’apparato capì che non si poteva impedire la sfida con Renzi, ma bisognava fare in modo che quella sfida fosse impari. Il mantra era: “sfidarlo, ma vincerlo”, un po’ come le elezioni ai tempi delle dittature. La forza organizzativa sui territori non doveva essere travolta dal voto popolare dell’elettorato e di quelli disposti a votare Renzi alle primarie per poi votarlo alle elezioni. Un piccolo punto su questo ultimo tema: votare Renzi alle primarie era per quel pezzo di Paese una cambiale in bianco verso una nuova idea di centro sinistra. Non erano cammelli berlusconiani che votavano Renzi alle primarie e poi votavano Berlusconi (che comunque non si sarebbe mai candidato in quel caso).

No, no. Volevano proprio votare Renzi e lo avrebbero votato con tutto Vendola e Fassina nella coalizione, quindi il “pericolo deriva a destra” non c’era e lo sapeva anche il famoso sanpietrino di piazza del Popolo (il mio riferimento alla stregua della casalinga di Voghera). Ci saremmo trovati Renzi premier con tutto il centro sinistra a governare con lui e quindi una coalizione costretta a dialogare per governare: cose meravigliose che ora fanno Letta e Alfano invece che Renzi e Vendola. Un po’ come succede nel labour inglese dove trotskisti e liberali convivono dialetticamente (e qui sono d’accordo con Cuperlo che dice che in questo partito si è persa la passione per il conflitto). Contenti voi.

C’è stata più violenza, più aggressività contro Renzi durante le primarie che contro Berlusconi in venti anni, inclusa l’ultima tornata elettorale.

La verità era ed è che la dirigenza diffusa di questo partito non vuole consegnare il partito a chiunque non sia allineato alle dinastie in campo dal secolo scorso. Si passa il testimone su principio familistico, non si fanno primarie aperte che facciano evolvere il partito sulla base della realtà. Il principio è l’obbedienza e l’epurazione dei corpi estranei. Si accettano ingressi dal carattere mite e con forti competenze tecniche ma che non pretendano di modificare gli equilibri. Il partito non è uno strumento, è il fine ultimo di sopravvivenza, è il luogo che consente di nominare in Rai, nelle aziende di Stato e nelle partecipate.

Se noi avessimo consapevolezza che i partiti sono davvero lo strumento costituzionale attraverso cui si dipana la democrazia non staremmo perdendo tutto questo tempo a demolire la grande intuizione veltroniana (che mancava di gambe anche per responsabilità del suo stesso ideatore) buttando ore a discutere di regole invece che di quale politica del lavoro dobbiamo mettere in campo per la generazione fantasma.

Questo partito è fatto di centinaia di migliaia di militanti (che sono comunque sempre di meno) che non meritano questo tappo. Non meritano essi stessi di avere paura del cambiamento. Non meritano ancora una volta che le regole del prossimo congresso siano il secondo suicidio di sopravvivenza nel giro di 12 mesi: contenere Renzi e il suo consenso, per tenersi il partito. E il bello è che ogni volta che facciamo le primarie, invece, questo partito (con tutti i difetti delle primarie che qualcuno prova sempre a deviare e che solo le primarie aperte impediscono che accada) diventa più bello e fa andare quasi sempre i migliori. Insomma ce l’abbiamo davanti agli occhi che quando chiamiamo il nostro popolo la diatriba sulle primarie aperte è una stupidaggine megagalattica.

Franceschini dice che dobbiamo separare le due cariche perché non siamo più in tempi di bipolarismo. E’ sbagliato. Siamo noi con la nostra debolezza, con questa vigliaccheria politica che abbiamo generato il terzo polo (Grillo). E invece di andare a riprendere la nostra gente, la lasciamo fuori. Una resa che meriterebbe la pensione, lo dico con rispetto.

Separare le due cariche, l’abbiamo già scritto in molti, significa aumentare la distanza tra Partito e Paese. Affermare che ci sia bisogno di un segretario dedicato al partito è come dire che il segretario deve organizzare un esercito pronto ad obbedire e non un partito che senta il battito del Paese.

Chiudere le primarie perché “il partito è nostro, quindi decidiamo noi chi lo guida” è svuotare di senso l’idea di partito moderno. Poteva andare bene quando il PCI aveva centinaia di migliaia di iscritti e quegli iscritti erano corpo sociale e quindi rappresentativi della società, ora non va più bene: sarebbe interessante avere la profilazione degli iscritti PD. Quanti impiegati statali, quanti assunti nelle partecipate, quante partite iva, quanti imprenditori, quanti studenti, quante casalinghe, quanti pensionati, quanti falegnami, quanti sindacalisti. Secondo me scopriremmo che ci mancano pezzi enormi di Paese e forse scopriremmo che – quei pezzi – è necessario coinvolgerli in modelli partecipativi che abbiamo, funzionano, non si capisce perché eliminarli ogni volta che fa comodo come se la nostra identità di PD fosse sempre in discussione, una roba da rimasticare ogni tanto a seconda di come gira il vento.

La paura di perdere il partito è più grande di quella di perdere le elezioni. Io sto seriamente cominciando a pensare che questo partito è diventato più piccolo e stretto di quello che abbiamo lasciato fuori e che se non si riesce a riaprire le porte, forse bisognerà sbattere una porta e andarsene dove già ci aspetta il Paese.

Fossi in Renzi ci penserei seriamente.

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§ 21 risposte a Il PD e il suicidio di sopravvivenza.

  • Nico ha detto:

    Cristiana, mi ricordo di aver esortato i Renzi, i Civati, gli Alicata ad andarsene e fondare quel qualcosa che gli italiani si aspettano, già ai tempi del casino delle primarie anti-renzi. Quasi un anno fa. Purtroppo questo partito non rappresentativo attanaglia anche voi. Parlate ma non fate. Era, già allora, il momento del colpo di reni… La tua analisi é giusta: non molleranno, riusciranno ad imbrigliare le forze perché siete tutti troppo succubi di una semplice sigla. Mollate gli ormeggi.

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    • renziana ha detto:

      ma…forse mi sbaglio…ma nel giornale di ieri mi sembra di aver letto che adesso anche la Bindi anche D’Alema i Giovani trchi e addirittura Civati……sono tutti d’accordo con Renzi…….ma…avrò visto le traveggole ?????? oppure ho capito bene…perché se cosi fosse….è successo il MIRACOLO….

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  • Giuseppe Rossi ha detto:

    Eh Cristiana… la tua analisi è lucida. Io sono già uscito un anno fa. Nel PD ero “il moderato”, e forse lo sono davvero. Ma sono per le cose chiare. Già il governo Monti era poco chiaro (nei modi, nella durata, negli esiti…) e tutto quello che ne è seguito è loffio. Insomma io sono qui fuori che aspetto 😉

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  • Jacopo ha detto:

    mah, in realtà mi pare che:
    _ lo statuto del pd, all’epoca, diceva che il segretario del partito era automaticamente il candidato premier, ed eventualmente lui solo sarebbe stato il canidato “del pd” in una primaria di coalizione.
    _la “violenza” c’è stata da entrambi i lati. bersaniani contro i renziani, d’accordo, ma anche viceversa. certo, se uno viene su questo blog, trova toni civili, anche se con argomentazioni talvolta discutibili. ma se ci si fa un giro ad esempio sul blog di enrico sola (nomen omen, come ben sa cristiana che è della capitale), o si legge qualche prezioso articoletto dei funiciello e degli adinolfi o magari dal blog “ateniesi” (de che?), oppure come me che ho la sfortuna di “lavorare” a ferrara viene informato in tempo reale di quel che dice il simpatico e competente marattin, magari si fa un’idea divesra. e più rispondente al vero.
    _non si può dire, visti i dati della partecipazione, che si sia cercato di impedire l’accesso al voto degli elettori. perchè hanno votato in quasi quattro milioni, e solo pochi meno al ballottaggio. e bersani, piaccia o non piaccia (e a me non è piaciuto, nella stessa misura in cui non mi sarebbe piaciuto se avesse vinto renzi), ha vinto nettamente, era nettamente in vantaggio già al primo turno, e al ballottaggio ha preso tre mezzi dei voti che ha preso renzi. quindi non vale neanche la scusa del “se avessimo fatto partecipare qualcuno in più, allora le cose sarebbero state diverse…”.
    _renzi, è un fatto, piace non tantissimo all’elettorato pd (parlare con chi va alle feste dell’unità aiuta) ma parecchio agli ex berluschini. briatore, gori, fresco, serra, caltagirone, new entry jerry calà. andrea scanzi, che ogni tanto caga fuori quanto lecca grillo in modo acritico, in questo ha perfettamente ragione. renzi attira quella gente lì, piace a quella gente lì. e quella gente lì, semplicemente, a votare alle primarie non ci va. non ci va nelle sezioni, con il ritratto di berlinguer alle pareti, non allunga i due euri al militante con la faccia da militante, con le copie dell’unità (e di europa, caso a qualcuno venisse da soffiarsi il naso) sul tavolo, con gli altri in fila che parlano di politica. come dice scanzi, renzi è un prodotto degli anni ’80, furbacchione, arrivista, un tipo da “vamos a la playa” (infatti una delle sue colonne sonore è “l’estate sta finendo”), da libri di baricco, da canzonbi di jovanotti. un tipo che piace alla gente che vende molto ma che vale poco. quantità senza qualità. la sinistra, non è così. non è ancora così.
    fatevene una ragione…

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    • Samuele Zerbini ha detto:

      Dai Jacopo, per favore. Al secondo turno siamo stati il primo partito della storia a mandare a casa 700.000 SETTECENTOMILA persone che volevano votare per noi. Abbiamo detto no, uno per uno, a SETTECENTOMILA persone. Forse è il caso che tu ti tolga gli occhiali dell’ideologia.

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    • alessandro ha detto:

      Sono d’accordo su Renzi ma … la storia cambia, fattene una ragione. Basta farsi del male. Oggi a Venezia l’ennesimo dirigente PD accusato di aver intascato tangenti … e basta!

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    • Anonimo ha detto:

      Totalmente in disaccordo: senza i voti di Vendola il divario era sottilissimo. Hanno votato 3 milioni di elettori, non 4 . Renzi aveva dalla sua 1 parlamentare PD, un funzionario

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    • Anonimo ha detto:

      Totalmente in disaccordo: senza i voti di Vendola il divario era sottilissimo. Hanno votato 3 milioni di elettori, non 4 . Renzi aveva dalla sua 1 parlamentare PD, un paio di funzionari, e un paio di segretari provinciali poi fatti sparire in fondo al mare cementati. Ma chi vuoi prendere x il naso? Alle feste dell’unita’ Renzi riceve un tifo da stadio. Prodotto anni 80? Non meriti nemmeno risposta. Ho 43 anni e NON HO MAI SENTITO NESSUN POLITICO PARLARE COME RENZI.

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  • calicata ha detto:

    quella gente lì chi? quando hai esaurito Briatore e altri, il resto è il Paese…che non ha i miliardi. Vedete ancora il mondi diviso in due classi, santo cielo dovrò regalarti occhiali 3D per vedere cosa è diventata l’Italia.

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    • Jacopo ha detto:

      eh già, “siamo tutti nella stessa barca”…
      (“il paese”; quale? il mio paese non è il paese di briatore, ma neanche il paese di chi ha meno soldi ma votava forza italia e ora è affascinato da renzi. quello è il vostro, semmai…)

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  • Mariagrazia ha detto:

    la Alicata però si deve decidere…o l’immagine reale del PD è quella dei primi paragrafi piena di indignazione per “l’apparato” oppure dire che “E il bello è che ogni volta che facciamo le primarie, invece, questo partito (con tutti i difetti delle primarie che qualcuno prova sempre a deviare e che solo le primarie aperte impediscono che accada) diventa più bello …cioè è diventato davvero COSI’ BELLO??????? mi sembra pieno di contraddizioni il suo dire, diciamo…

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    • calicata ha detto:

      “Diventa” nel senso che chi scegliamo con le primarie per cariche elettive e’ meglio di cio’ che sceglieremmo tra gli iscritti. Quindi chi sta fuori ci rende migliori. Appunto. Nessuna contraddizione, mi creda. Ah…non si mette l’articolo davanti ai nomi e nemmeno ai cognomi.

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  • Roberto ha detto:

    Condivido in pieno. Aggiungerei solo una notazione. Siamo in una fase di grande difficoltà, dentro una crisi che è strutturale, non congiunturale, e solo in pochi l’hanno compreso appieno. Ci vogliono partiti e leaders molto coraggiosi e molto innovativi. Ci vogliono idee e sopratutto la consapevolezza che bisogna cambiare in profondità tutto, s vogliamo uscirne! In Italia il panorama è fatto per lo più dalle forze e dai leaders che conosciamo. Mentre in pochi (Renzi tra questi) pensano che bisogna giorarsi il destino personale per salvare il destino del Paese, quasi tutti gli altri (anche nel PD) pensano che è meglio giocarsi il destino del paese, ma salvare il proprio destino! E per farlo mettono la retromarcia: Berlusconi vuol tornare a Forza Italia, i suoi amici ex missini, vogliono ricostruire Alleanza Nazionale o qualcosa di simile, e il PD di stampo bersaniano, vuol tornare al PDS (non lo dice, ma lo pensano e lo danno a vedere).
    Roberto

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  • Anacoreta ha detto:

    Veramente una analisi dura purtroppo tragicamente attuale

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  • […] che più conta, spietatamente (anche con sè stessa) coerente. Questo post che ha pubblicato oggi nel suo blog ne è la concreta dimostrazione, anche se non condivido il candidato che si è […]

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  • anellidifum0 ha detto:

    Meglio rendersi coso della realtà tardi che mai. Vale per le cose politiche come per quelle personali.

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  • Agus ha detto:

    Trovo l’articolo molto equilibrato e sereno nella sua cruda analisi della realtà. Il mio pensiero e la mia preoccupazione è che non si riesca, neanche in ambienti seri e preparati come questo, a sviscerare e a scrivere la vera causa di questo arroccamento dell’attuale dirigenza. Si arriva a dire che si preferisce vincere le primarie e perdere le elezioni perché da una sedia di partito si partecipa alle nomine di funzionari pubblici, ma non si arriva a prospettare che gli interessi oramai sono ben altri e che la protezione delle sedie è legata a complicità (talvolta infami) di reti che si sono costituite in questo Ventennio. Finanziatori di campagne elettorali in comune tra i due leader che poi acquistano Alitalia o che continuano a gestire in maniera criminale fonderie in Puglia. Se non usciamo noi dai luoghi comuni, non possiamo chiedere a Matteo di uscire dal luogo che lui considera ancora sanabile al punto da riportarlo ad essere il veicolo dei principi di una sinistra moderna e aperta. In chiusura, preciso di non aver voluto mai la tessera, ma di essere uno di quelli che avevano reso primo questo partito quando primi si arrivava per aver preso più voti degli altri e non quando se ne perdevano di meno.

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  • paolo zinna ha detto:

    Articolo chiaro e civile, ma costruite su premesse illogiche. Parte da una visione malata: la società è divisa in “noi, i buoni” e “loro, i cattivi” – perciò tutti i buoni devono costruire uno strumento (partito) per “vincere le elezioni” a qualunque costo. Tutti quelli che stanno contro la destra devono unirsi per vincere, se Renzi ci fa vincere, viva Renzi o Letta, o, pochi anni fa, Franceschini – oppure a Milano la candidatura Albertini come leader della sinistra (sic! lo diceva Cacciari). Non la vedo così: penso che un partito è uno strumento per veicolare delle idee, se si deve rinunciare alle idee, non mi interessa vincere. Bisognerà che Alicata prenda atto che la società politica italiana è plurale (mi pare che le ultime elezioni lo abbiano dimostrato bene), ciascuno si faccia il partito che vuole, non a tutti piace la stessa cosa. Se Alicata trova gli iscritti del PD lontani da sé fa bene ad andarsene, ma non ci faccia la predica su come dovremmo essere – se ne faccia una ragione, abbiamo il diritto di pensarla diversamente da lei.

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  • Simone ha detto:

    Se la dirigenza del partito può esser selezionata da tutti, iscritti i meno, quale è il senso del tesseramento?
    Fate il passo definitivo, “americanizzatevi” del tutto, trasformate il PD da partito a comitato elettorale e di affari, a seconda della convenienza del momento.

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