Ma che sorpresa i concorsi truccati.

5 ottobre 2013 § 11 commenti


Non so se i 5 saggi di Letta sono colpevoli, ci penserà la magistratrura a dirlo.

Ma alzi la mano chi si stupisce di scoprire che il sistema universitario italiano è marcio in grande quantità, seleziona per fedeltà ed appartenenza e non per merito o capacità scientifica. Ci sarebbe da discutere anche sulla questione che a volte si sceglie tra i prediletti e non si percorrono altre strade, cioé non si seleziona mai nessuno di diverso, non si imbastardisce mai la casta. Si seleziona perché presentuosamente tutto resti tale e quale.

Diceva il mio vecchio professore di Meccanica Razionale che i più grandi in Italia selezionano quelli un po’ meno bravi di loro e via dicendo, finché non arrivi a quello completamente scemo che seleziona un “grande” e il giro ricomincia. Non si sa nel frattempo con quali danni.

La prova di quanto sopra? L’accessibilità alle nostre cattedre o ai nostrri dottorati di studenti stranieri. Credo possiamo contarli sulla punta delle dita.

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§ 11 risposte a Ma che sorpresa i concorsi truccati.

  • Ani-sama ha detto:

    Per quanto riguarda i dottorati, anche quando tutto si svolge con la massima onestà da parte della commissione, credo vi sia una dose di scelta per cooptazione. È abbastanza naturale che un docente voglia spingere su un allievo che ritiene valido. Io stesso, tutto sommato, credo di aver vinto una borsa anche in quanto – in una certa misura – cooptato.

    Io non ritengo che la cooptazione sia sbagliata in sé; lo diventa, se è motivata da legami di famiglia o di clientela, piuttosto che da un normale giudizio di un maestro su un suo studente.

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    • calicata ha detto:

      Beh io penso come ho scritto che la cooptazione tagli le gambe all’innovazione che risiede soprattutto nella diversità. In Italia non si sperimenta mai.

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      • Ani-sama ha detto:

        Io non sono a priori contrario alla cooptazione, se fatta in maniera onesta e responsabile (cioè: chi sceglie un allievo, si assume le responsabilità della sua scelta). Sarei piuttosto favorevole a regolamentarla, piuttosto che operarla in modo surrettizio con concorsi “pubblici ma esiste una corsia preferenziale”, ove la bontà di tale corsia è rimessa tutta ai docenti (gli onesti non favorirebbero mai chi non lo merita).

        In Francia, ad esempio, l’ammissione ai dottorati avviene, se non ho capito male, con un meccanismo di cooptazione. Uno chiede ad un docente di divenire suo “direttore di tesi”, poi il parere è rimesso alla scuola dottorale, che valuta i titoli e quant’altro.

        http://www.u-bordeaux1.fr/formation/admission-inscription/doctorat.html

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    • antonella ha detto:

      Un docente onesto, proprio perché stima un suo allievo, non dovrebbe MAI interferire nel concorso a cui il suo allievo partecipa. In un mondo più giusto tutti i maestri e le maestre trasmetterebbero quanto più possibile il loro sapere alle proprie allieve e ai propri allievi, per poi lasciarli libere e liberi di andare avanti con le proprie esclusive capacità.

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      • Ani-sama ha detto:

        Idealmente, se c’è un concorso, dovrebbe andare così. D’altra parte, però, è pur sempre una commissione che stabilisce e che valuta. Se un docente conosce un candidato e lo reputa meritevole, è sensato che spinga per ammetterlo, così anche da avviare una collaborazione di ricerca.

        Naturalmente, se tale docente viene messo davanti alla dicotomia “mio studente valido contro candidato ben più interessante” allora onestà intellettuale implica la scelta per il secondo.

        Però, insomma, se chi sceglie e valuta lo fa in maniera onesta allora il sistema, nonostante eventuali storture formali, funziona. Il vero problema è: trovare un sistema di selezione meritocratica che sia in grado di attenuare i problemi derivanti dalla eventuale disonestà di chi sceglie. Insisto nel credere che un meccanismo di cooptazione con assunzione di responsabilità possa essere una risposta possibile, ma non escludo che ne esistano altre, anche più efficienti.

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  • Chiara C ha detto:

    In alcune realtà estere non ci sono concorsi. Il candidato viene conosciuto e scelto, senza dover dare troppe giustificazioni pubbliche. Un po’ come per qualsiasi posto di lavoro nel privato. La giustificazione, a posteriori, é la resa della persona assunta: il prescelto deve produrre, ricerca, didattica, gruppi di lavoro, etc. Se produce viene confermato, altrimenti va a casa. Se il nostro sistema si basasse sulla produzione scientifica, e non sull’ acquisizione di un seggiolino dal quale non schiodi più le chiappe per tutta la vita, allora invece che concorsi marci ci starebbe una scelta anche personale della persona desiderata. E l’universitá italiana avrebbe una spinta dinamica e innovativa invece di docenti e cariatidi che se ne fottono bellamente della didattica e di una fin troppo consapevole produzione di somari in nome delle iscrizioni e della avversità alle ‘rotture di scatole’, perché in fondo ‘sono solo studenti…’
    In troppi dimenticano il ruolo sociale della docenza. E i concorsi marci sono solo un aspetto di un sistema che lascia affondare nel fango un’ eccellenza scientifica che in troppi casi deve andare all’estero per poter spiccare il volo.
    Inutile stupirsi della fuga dei cervelli (da Alcatraz). Ho cari amici pakistani che sono venuti a studiare da noi ed erano orgogliosi di tornare al proprio paese per poter farlo crescere. Noi siamo costretti ad essere orgogliosi dei ragazzi che devono andare all’ estero perché per loro é l’unica opzione per dare il meglio.

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    • calicata ha detto:

      Esattamente. Bisognerebbe abolire i concorsi e misurare la ricerca e il lavoro dei docenti e chiudere cattedre non proficue. La cooptazione per merito va benissimo se poi si rende conto del proprio lavoro. A quel punto puoi prendere il tuo studente o magari uno studente da fuori che porta valore al metodo, diversita’.

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      • antonella ha detto:

        Nemmeno abolire i concorsi sarebbe una garanzia di meritocrazia, perché la valutazione sul rendimento qualcuno dovrebbe pur farla e non venitemi a dire che esistono parametri oggettivi per farla, in un Paese dove si truccano pure i bilanci delle aziende private e pubbliche. Una valutazione del rendimento cos’è se non un concorso ex post? L’unica strada è l’etica diffusa, a prescindere dagli strumenti di selezione usati, insomma che si riscoprano finalmente anche i vantaggi pratici ed economici di una condotta onesta, e la corruzione torni a livelli fisiologici (non esisterà mai una società di tutti tutti onesti) e non patologici com’è ora in Italia. Detto ciò, ho pochissime speranze in merito.

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  • len\y ha detto:

    grande Antonella, hai centrato il punto. (Detto da un dottore di ricerca, che ha avuto la fortuna di avere un professore che non era nelle condizioni di interferire. )
    La cooptazione è comunque sbagliata, perché per l’allievo del prof. che passa ce ne sono altri (magari ben più intelligenti e preparati e utili) che neanche vengono presi in considerazione. Ad ogni modo considero ‘i professori universitari’ responsabile del declino attuale dell’Università italiana.

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    • Ani-sama ha detto:

      Esistono campi e posti in cui la nostra accademia ancora funziona, e soprattutto in cui i docenti universitari sono lontani da brutte logiche di potere e di clientele.

      Nel declino, bisogna anche distinguere e valorizzare chi va in qualche modo controcorrente, altrimenti si rischia di buttare tutto in un calderone indistinto e fare anche danni.

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      • len\y ha detto:

        Sicuro. Purtroppo sai benissimo che si tratta di ‘eccellenze minoritarie’. Finiamola con la minaccia del calderone indistinto però, ogni volta che si parla di una realtà che è sotto gli occhi di tutti. Perché i danni prodotti finora sono di gran lunga maggiori di quelli che paventi tu. E infine sono d’accordo con Chiara C. Attualmente lavoro all’estero (come molti), in un’istituzione universitaria privata. Come sono entrato? Curriculum, colloquio, lecture pubblica di Facoltà e qualche mese di prova. Come funziona? Monitoraggio continuo di quello che riesco a produrre, fra didattica, ricerca, ecc. A proposito qui conta anche saper attrarre fondi… La cooptazione ha rovinato l’ambiente Universitario italiano. Ha trasformato un ambiente ‘pubblico’ in una consorteria privata per pochi. Neanche tanto bravi poi. Insisto anche io: la cooptazione è un male.

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