Dalla parte dell’Italia bella, la rivoluzione dei creativi.

3 dicembre 2013 § 1 Commento


“In Italia sono 2 milioni i professionisti che operano in tutti gli ambiti delle professioni creative. Non hanno un nome definito, possiedono alti livelli di formazione, sono ignorati da governo e istituzioni, ma producono il 5,8% del nostro Pil (80,8 miliardi di euro – rapporto 2013 Unioncamere/Fondazione Symbola). 
Più dell’industria automobilistica, più di Umbria, Liguria e Abruzzo insieme.”

Sto con loro, con i creativi precari schiavizzati non considerati d’Italia. E dovremmo starci tutti.

§ Una risposta a Dalla parte dell’Italia bella, la rivoluzione dei creativi.

  • antonella ha detto:

    Non ce la faccio a credere che si possa usare l’aggettivo ‘schiavizzati’ per queste categorie di lavoratori, senza scoppiare ridere. Che poi il lavoro creativo sia necessariamente precario nel bene e nel male, con oneri e onori, mi sembra chiaro. Tra l’altro serve per verificare, sul sempre osannato ‘mercato’ (osannato quando ci fa più comodo) qual è il creativo che vale.
    Infine: bisogna che un giorno ci spieghino come vengono calcolate le vagonate di ‘percentuali di Pil prodotto’ che ogni giorno ci vengono rovesciate addosso (e la cui somma ha già superato il 100%)

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