Il PD in Parlamento e il PD nel Paese: il paradosso Fassina

4 gennaio 2014 § 3 commenti


Stefano Fassina si è dimesso da viceministro dell’economia, apparentemente con una riflessione corretta, che però a mio avviso è un tranello in cui non si deve cascare e Fassina farebbe bene a ritirare le sue dimissioni e a restare al suo posto, in coerenza con il governo Letta, a prescindere dalla linea del PD, partito di cui fa parte e di cui non mi pare abbia strappato la tessera (cosa che non deve assolutamente fare anche se la pensiamo su molte cose in maniera mooolto diversa). La linea del PD guidato da Renzi non è quella di Bersani. Certo. Non è nemmeno quella di navigare a vista dentro il governo delle larghe intese. E’ evidente a tutti. E’ altrettanto evidente che sia necessario fare un paio di passaggi prima di tornare a votare, non è un caso che Renzi stia accelerando sulla questione legge elettorale e riforme istituzionali: vuole essere certo di andare a votare e di dare al Paese un risultato chiaro: chi vince governa. Punto.

Fassina è stato eletto in una tornata elettorale guidata da Bersani. Il PD che siede in parlamento, in buona sostanza, è espressione della segreteria passata, così come le larghe intese. Insomma anche Zanda e Speranza, capogruppo al Senato e alla Camera mi appaiono come qualcosa di avvenuto e scelto due secoli fa. Ci sarebbe da chiedere a Fassina se si sente più vicino ad Alfano e poche settimane fa a Brunetta che a Renzi. Insomma se accetti di stare nelle larghe intese, puoi accettare anche di fare il viceministro nell’era Renzi.

In ogni caso, personalmente sono tra quelli che NON si augura nessun rimpasto e lascerei a Letta la scelta di un nuovo viceministro se Fassina non dovesse ritirare le proprie dimissioni. Così come non chiederei alcun cambio che rafforzi il PD a scapito del NCD, a meno che non sia prettamente funzionale all’approvazione rapida delle risorse e poi all’andare al voto.

Il PD che sta in parlamento è molto diverso dal PD che ha votato l’8 dicembre. Non fosse altro per la modifica avvenuta anche nel nostro popolo nel giro di un solo anno a riprova che le larghe intese non sono molto amate dalla cosiddetta base e che quella scelta ha deluso la maggior parte di noi che voleva un governo di larghe intese SOLO per fare la riforma elettorale, strategia che ora sta palesemente e rapidamente seguendo il nuovo PD.

Insomma la mossa di Fassina mette in evidenza il paradosso in cui viviamo: due PD diversi.

Uno barricato in parlamento, l’altro fuori. E quello fuori non ha nessuna intenzione di alimentare per molto tempo quello dentro.

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