Il tempo in cui non navigammo lentamente.

23 gennaio 2015 § 4 commenti


Quando provi a cambiare le cose dai più fastidio di quelli che hanno lasciato che le cose andassero per inerzia per tanto tempo. Quando metti mano a cose che nessuno ha mai toccato prima cambi lo scenario, tocchi la resistenza al cambiamento, generi dissenso accanto al consenso. Magari il consenso lo perdi pure. E’ un po’ il destino di quelli che li ami o li odi che in questo Paese sono sempre arrivati secondi, dietro le faccine anonime di nomi bipartisan.

In questo Paese siamo abituati a cambiamenti lentissimi e a lasciare fare al tempo il suo corso. Come un fatalismo, come una rassegnazione. “Tanto è così e non cambierà mai.” E tutti si adeguano a quel “non cambiamento”, le vite si costruiscono in quella dimensione, lo stallo diventa norma. Il movimento, un disturbo.

Siamo abituati a non dare risposte (prima dei social network la politica per un periodo si è dissociata totalmente dal “dare feedback”). A non mettere mano.

Dice il detto del saggio di strada che la “merda” più la tocchi più puzza. Ergo non toccarla.

E’ tutto perfettibile, tutto può essere fatto meglio di così. L’unica differenza è che in questi mesi qualcuno sta provando a fare. A qualcuno questo piace molto. A qualcuno questo piace meno. Pochi sono contenti, ma criticano nel merito i difetti della velocità o rilevano implacabili le cose ancora da fare(mi annovero in questa terza categoria).

Quelli a cui piace meno forse preferivano come era prima: il navigare lentamente, senza disturbare nessun interesse, lasciando tutto alla rassegnazione, al dopodomani.

Da questo punto di vista, comunque la si guardi, se la si pensi in un modo o al suo contrario, questo è un tempo di cambiamenti. Preferivamo quando non si muoveva nulla? Quando le cose avvenivano, ma nessuno le vedeva (tipo gli accordi con Berlusconi per dirne una)?

Davvero non siamo pronti a questo “vedere” cosa accade in tempo reale? Davvero preferiremmo l’ipocrisa dei tempi passati? Questo è il tempo meno democristiano dall’avvento della repubblica. Che non significa che tutto andrà bene e che tutto sarà fatto alla perfezione. Questo è, anzi, il tempo della partecipazione e non della resa. Il tempo di vigilare.

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§ 4 risposte a Il tempo in cui non navigammo lentamente.

  • Lorenzo M. ha detto:

    Veramente sta accadendo proprio l’esatto contrario: un clamoroso ritorno al passato, dove la partecipazione viene vista come fumo negli occhi. Cosa c’è di nuovo, di rivoluzionario, di diverso, in un governo che va avanti in piena continuità con il passato, con un partito che non batte ciglio di fronte alla fuga del suo elettorato ( vedi Emilia Romagna ), con una direzione che lascia che le primarie si riducano a farsa, come in Liguria?
    Quello che non veniva fatto ieri non viene fatto neanche oggi. Anzi, ti prendono anche per il culo nel non farlo.
    Ma davvero dobbiamo mettere insieme l’elenco degli impegni ampiamente disattesi tanto dal premier che dal partito?

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  • gdelzot@tin.it ha detto:

    QUANDO LA RAPIDITA’ E’ FRETTOLOSITA’. QUANDO LA VELOCITA’ E’ ESIBIZIONE. purtroppo la democrazia è come la natura : ha i suoi tempi.

    Liked by 1 persona

  • stevesteve ha detto:

    “Fare” non è bene in sè, bene è fare cose buone, utili.
    Utile, oltre che giusto, e quindi di sinistra, sarebbe redistribuire reddito, non mi pare se ne senta nemmeno parlare.
    Non utile, ingiusto, e di destra, è stato ed è ridare vita a B. L’hanno fatto anche prima, vero. E allora dov’è il cambiamento?
    Ho votato Renzi con convinzione. Il PD ha perso il mio voto, e di non poche persone che conosco.
    Stefano

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  • topometallo ha detto:

    Cioè l’importante è fare qualcosa, e anche se peggiora la situazione precedente (parlamentari scelti praticamente dai partiti, lavoro precarizzato totalmente) che impota, l’importante è fare qualcosa… Ma che ‘ragionamento’ è? Come dire, se uno ha fame l’importante è dargli qualcosa nel piatto, non importa cosa, e se è dello sterco o del veleno va bene lo stesso…

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