Il discorso maschilista di Mattarella e l’assenza (o precarietà) di una cultura dei diritti civili.

8 marzo 2015 § 4 commenti


Don08Le parole pronunciate ieri dal presidente Mattarella in occasione della festa della donna rappresentano una buona scusa per riflettere sullo stato dell’arte culturale più che politico dei diritti civili in Italia.

Dice il presidente della Repubblica all’inizio del suo discorso:

[…] Rivolgo un saluto a tutte le signore qui presenti così numerose e tutte le donne italiane, molte delle quali ci seguono in diretta televisiva. Sono, siete, milioni di professioniste, di docenti, di casalinghe, di lavoratrici dipendenti, di imprenditrici, di disoccupate, di madri, di nonne e di ragazze. Donne consapevoli, che badano all’essenziale e a ciò che è bello, spesso alla difficile ricerca di una compatibilità tra il lavoro e la famiglia. Su di voi grava il peso maggiore della crisi economica.
A voi, una società non bene organizzata affida il compito, delicato e fondamentale, di provvedere in maniera prevalente all’educazione dei figli e alla cura degli anziani e dei portatori di invalidità. Lo fate silenziosamente, a volte faticosamente. Senza la donne, senza di voi, l’Italia sarebbe più povera e più ingiusta. Siete il volto prevalente della solidarietà. Il volto della coesione sociale. Dovremmo ricordarlo costantemente. E non dovremmo smettere mai di ringraziarvi. […]

E conclude con una citazione:

[…]Permettetemi di chiudere questo mio breve intervento con un detto dei nativi americani Ojibwej: 
«La donna è la radice sulla quale le nazioni sono costruite. Essa è il cuore della sua nazione. Se il suo cuore è debole, il popolo sarà debole. Se il suo cuore è forte e la sua mente limpida, allora la nazione sarà forte e determinata. La donna è il centro di ogni cosa».[…]

In nessuna parte del suo discorso – mai – compare un impegno a cambiare questa condizione per cui le donne sono dedite alla cura e alla professione e, silenziosamente, ce la fanno. L’ammirazione che i maschi (che in contrapposizione alle donne quindi sono di solito presi da se stessi e dal potere e non ce la farebberp poverini a fare tutto, quindi…non lo fanno) rivolgono alle donne assume una caratteristica tipicamente maschilista: voi donne siete regine del focolare, svolgete i vostri doveri in modo umile senza vantarvi, noi maschi invece facciamo la guerra, ostentiamo il potere e senza di voi saremmo perduti.

Ecco a me la matrice del discorso di Mattarella appare in assoluto contrasto con la cultura della parità che vorrei che il mio Paese promuovesse e mi sembra invece in linea, pur forse non volendolo, con il movimento reazionario degli invasati di “sposati e sii sottomessa” versione maschilista e sorella stretta delle molto omofobe sentinelle in piedi. Nella adulazione dei ruoli svolti dalla donna, scorgo anche una certificazione della loro giustezza. Il discorso di Mattarella, in sostanza, non è stato politico, ma culturale. Non c’è stato alcun impegno a modificare lo stato delle cose che per la maggior parte, possiamo anche ammetterlo, sono esattamente come il Presidente le racconta, anche se io sono assolutamente convinta che una nuova generazione di maschi attenta alle cosiddette dinamiche di cura sia già nata, esista ed è un errore ignorarlo.

Nelle scorse settimane è stato toccato un altro tema, stavolta dalla ministra Madia alle invasioni barbariche. Anzi i temi sono stati due. Uno il matrimonio egualitario (in cui la ministra ha detto di essere convinta che prima o poi si arriverà al matrimonio anche per le coppie omosessuali) l’altro il tema dell’eutanasia, tema delicato perché l’argomento ha toccato una questione personale che riguardava direttamente la ministra e sulla quale la ministra si è dichiarata a favore di una zona grigia dove a decidere è la comunità amante e non le volontà del malato espresse quando era sano attraverso un testamento biologico. Anche in questo caso a mancare nelle parole della ministra (che pure conosco e alla quale voglio bene per molti motivi) è una cultura politica collettiva. In un mondo ideale in cui la famiglia è il luogo dell’amore anche io sarei d’accordo che a decidere di me fossero i miei famigliari. Ma la legge serve proprio per garantire tutti. Anche chi non necessariamente ha una famiglia amorevole. Anche il matrimonio civile non serve a molto se va tutto bene e si è ricchi. Serve proprio in tutti gli altri casi. La legge è nata per tutelare i deboli e non far prevalere la legge dei più forti. E’ per questo che non viviamo più nelle caverne e non decidiamo più le cose a colpi di clava.

Nella risposta sui matrimoni egualitari si certifica che, come è accaduto altrove, anche in Italia si arriverà al matrimonio e non, invece, che lo faremo accadere. Non siamo ancora abituati a parlare di questi temi in modo profondamente politico se non in presenza di domande in cui spesso politici e ministri ancora rispondono solo a titolo personale.

Si pensi che mentre la ministra risponde sul matrimonio, stiamo invece aspettando che si definisca la forma di un disegno di legge sulle unioni civili che proprio perché non è ancora l’estensione del matrimonio è ancora prigioniero di interpretazioni e di tira e molla schiavi del governo di larghe intese (ne ho scritto lungamente per esempio qui).

Manca, in sostanza, una visione di Paese che comprenda anche i diritti civili: persiste un precariato generalizzato in cui gli stessi partiti su questi temi sono divisi (lo stesso PD che ha fatto passi da gigante grazie al certosino lavoro di molti e ora ha nel programma le Civil Partnership con la stepchild adoption che solo due anni fa sembravano una chimera è ancora troppo arrettrato: la posizione del PD nel 2015 dovrebbe essere il matrimonio egualitario e la discussione sulle unioni civili dovrebbe essere solo un effetto della presenza delle larghe intese).

Oggi, lo stesso PD ha paura di fare propri questi temi, di farli diventare autentica componente della propria visione di Paese, nel frattempo sedicenti associazioni di genitori invadono le scuole con l’invenzione della teoria gender. Per assurdo le prime vittime della guerra omofoba saranno proprio le donne, perchè è dalla prigionia dei ruoli che i fanatici religiosi stanno ricominciando a fare proseliti. Per questo il discorso di Mattarella apparentemente innocuo e lodevole mi appare in tutta la sua pericolisità culturale.

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§ 4 risposte a Il discorso maschilista di Mattarella e l’assenza (o precarietà) di una cultura dei diritti civili.

  • […] Ho ascoltato le parole del Presidente della Repubblica Mattarella in occasione della festa della donna per radio, molto velocemente e devo dire che non mi avevano colpito per modernità (beh, direte voi, da Mattarella e in effetti avete anche ragione) ma credo che la sensazione che ho provato l’abbia descritta benissimo Cristiana Alicata nel suo blog: […]

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  • Antonio Rizzo scrive:

    Non vedo nelle parole di Mattarella maschilismo. Se mai si dovesse fare un appunto, Mattarella tende talora ad avere sfumature paternalistiche. E paragonarlo ad Adinolfi è francamente impossibile: basterebbe analizzare la vita di Mattarella per escluderlo. E’ vero invece che il discorso del presidente poteva anche delineare soluzioni o auspicare cambi di rotta: ma da qui a pensare che dietro quelle parole vi sia maschilismo …. Quel che vale sono gli atti politici del presidente che si richiama a quell’area politico culturale di Moro che era in antitesi con quella di Giovanardi o di certa gerarchia cattolica.
    Detto ciò, a mio avviso il discorso di Mattarella non è maschilismo, ma riconoscimento di una diversità tra femmina e maschio, tra uomo e donna che ha delle indubbie base biologiche. Caratteristiche diverse che nel regno animale trovano conferme: il regno animale che è scevro di quelle sovrastrutture culturali e pseudo culturali che hanno queste sì condizionato il ruolo della donna nella società. La maternità è un’incredibile esempio (non l’unico) della diversità tra donna ed uomo. Nell’utero la donna cresce una vita, le dà vita in un mutuo scambio tra l’essere in divenire ed il proprio essere. Simbiosi non soltanto fisica (nutrimento) ma scambio emozionale per molti mesi. La nascita, il parto e l’abbraccio del bimbo con la propria madre sono qualcosa che non è comunicabile. Questa esperienza conferisce alle donne una forza, una capacità di esprimere emozioni e di condividerle che gli uomini non hanno e non potranno avere. Questa capacità di simbiosi è nella sua natura.
    La diversità non deve essere confusa con disparità. Questo è il punto: invece c’è chi trasforma ad arte la diversità in disparità per giustificare ruoli di presunta sottomissione o per imporre ruoli subalterni a quelli del maschio.
    Uguali sono i diritti e i doveri. L’uomo e la donna sono diversi nell’uguaglianza dei loro diritti e doveri. Ciascuno di noi è un unicum. Se fossimo tutti uguali o non si riconoscessero le differenze naturali tra uomini e donne si correrebbe il rischio di avallare quanti in vece strumentalizzando le diversità le trasfigurano a proprio uso e consumo. Il transessuale è diverso da un eterosessuale: così come un eterosessuale è diverso da un transessuale. Chi ha la tendenza alle dipendenze (di qualsivoglia natura: alcool o droghe) è biologicamente diverso da chi queste tendenze non ha. Ma la loro diversità biologica, nella parità di diritti ad esistere, porta alla conclusione che non esiste la normalità: altrimenti daremmo ragione a Giovanardi che afferma che il transessuale è un deviato. Io ritengo che il movimento femminista ha avuto grandi meriti ma che sia venuto il momento di superare anacronistiche dicotomie, biologicamente errate, per intraprendere la strada più compiuta della parità nella diversità, smontando alla base le concezioni maschiliste. Le caratteristiche innate e maturate nella propria vita dalle donne sono una ricchezza infinita: perché ridurle ad un egualitarismo tout court che ne sminuisce ab inizio il valore?
    Uguali sono i diritti e i doveri, per ogni essere di qualsiasi genere, razza.
    Infine una considerazione, apparentemente lontana: i nazisti ritenevano che la razza pura, ariana, ovvero la selezione genetica di esseri uguali geneticamente fosse la vera forza. In realtà sappiamo bene che la razza più forte è il bastardo, figlio di un’infinità mescolanza di geni diversi. Sono profondamente orgoglioso del mio essere siciliano, e quindi profondamente felice del mio essere “bastardo”, figlio di innumerevoli culture e patrimonio genetico che hanno attraversato la Sicilia nel corso dei secoli. Felice di essere diverso dal lombardo, ma non per questo poter avere più o meno diritti o doveri.
    Credo che il discorso di Mattarella per tali ragioni non sia maschilista. Riconosco casomai che avrebbe potuto essere più completo, ma forse dovremmo giudicare dai fatti (passati e futuri).
    Sull’eutanasia, personalmente ritengo che oggi si faccia molta confusione: moltissimi dei casi cui si fa riferimento sono accanimento terapeutico, per una tendenza ad interpretare meccanicamente la scienza da parte di alcuni “fanatici” del tecnicismo che ha portato a spostare il confine tra le due lontanissime condizioni. L’alimentazione forzata (il caso Englaro per intenderci) è accanimento terapeutico. Papa Giovanni Paolo II con la sua richiesta di sospendere le cure è di non proseguire le cure ha evitato un accanimento terapeutico. Ciascuno a diritto a vivere e morire. Chi vive grazie ad una macchina e vive contro la propria volontà è accanimento terapeutico, perchè vive grazie ad espedienti tecnici, senza i quali morirebbe. E a nessuno può essere imposto un trattamento terapeutico. Se un ammalato di cancro non vuole sottoporsi ad alcuna terapia nessuno può imporgli di farlo. Il testamento biologico a mio avviso andrebbe rinnovato periodicamente (perchè si può cambiare idea) e dovrebbe comprendere anche la possibilità (da esplicitare chiaramente) di affidare a terzi eventualmente tale scelta nel caso egli non potesse più esprimere la propria volontà. A ciascuno la libertà di decidere.
    Grazie dell’ospitalità e mi scuso per la lunghezza del commento
    Con grande stima
    Antonio Rizzo

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  • calicata scrive:

    non lo paragono ad Adinolfi perchè non c’è volontà cattiva nelle sue parole. però ha fatto un discorso permeato della stessa cultura, mi spiace e il fatto di non alzare la testa a guardare il mondo in modo diverso è proprio la cosa che mi fa cadere le braccia, questa assenza totale di eleborazione, di sogno, di visione.

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  • ileonilde scrive:

    Sì ho messo ‘mi piace’ al tuo post perché sono perfettamente d’accordo con quello che hai detto.
    Una parte importante del tuo discorso si incentra nella frase ‘La legge è nata per tutelare i deboli e non far prevalere la legge dei più forti’
    Allora, se affermi questi principi e sei sincera e le tue non sono solo belle ma vuote parole, perché sostieni un governo che fa esattamente il contrario di ciò che affermi? La cosa principale fatta da Renzi è il jobs act che va esattamente contro la tutela dei deboli.
    Il jobs act considera il lavoro alla stessa stregua di un banale contratto commerciale tra chi vende la forza lavoro e chi la compra come se i due contraenti avessero lo stesso potere contrattuale, non tenendo assolutamente conto del fatto che chi vende la forza lavoro è infinitamente più debole di chi la compra.
    Lo scopo nascosto e non dichiarato del jobs act è quello di spostare i rapporti di forza a favore dei più forti e a sfavore dei più deboli.
    Non vedi quanta ipocrisia c’è in tutti questi discorsi?

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