Elton John vs Dolce&Gabbana: dibattito tra gay che non riguarda i gay.

16 marzo 2015 § 19 commenti


253627_10150220679502838_3510388_nCerchiamo di fare ordine.

Dolce&Gabbana (anche se in realtà l’intervista è del solo Domenico Dolce) cambiano idea sulla “famiglia” rispetto a qualche anno fa (forse erano piu’ giovani e magari anche innamorati, in ogni caso fatti loro) e in un’intervista recente affermano di essere contrari all’omogenitorialità, o meglio considerano i bambini dei gay dei bambini sintetici. Frase forte.

Sul tema fanno tanta confusione e non sono i soli.

1) Dolce parla solo di omogenitorialità maschile per raggiungere la quale è necessario un aiuto esterno “importante” quale la maternità surrogata. L’inseminazione artificiale omologa o eterologa (assimilabile alla surrogata in termini “scientifici”), pratica comunemente usata ormai da migliaia di coppie etero NON viene citata.

2) Impropriamente (lo avevamo già rilevato durante una puntata di Ballarò condotta sul tema – malamente – da Giannini) il giornalismo italiano, ed evidentemente anche Domenico Dolce, confonde la maternita’ surrogata con l’utero in affitto. La maggior parte delle coppie gay che conosco, per esempio, NON hanno mai pagato la donna che ha portato avanti la gravidanza (l’ovulo proviene sempre da una donatrice diversa).

Ora entrambe le cose (sia la maternità surrogata che l’utero in affitto) non sono un affare gay come per esempio non lo e’ l’AIDS, malattia di cui continuano a parlare solo i gay o di cui se ne parla sempre pensando ai gay e che invece riguarda tutti, sacra famiglia compresa via corna, tradimenti e prostitute.

L’utero in affitto o la maternità surrogata o la fecondazione assistita, cioè tutte quelle pratiche che consentono di procreare senza passare per il tradizionale rapporto sessuale, sono questioni su cui dobbiamo dibattere tutti in modo laico sapendo che non stiamo parlando di una questione gay, ma di una questione che riguarda l’umanità del XX secolo.

Io per esempio NON sono d’accordo sull’utero in affitto come non sono d’accordo alla donazione di organi da persone in vita ad altre a pagamento.

Non lo sono pensando a chiunque etero o gay che sia, mentre sono MOLTO d’accordo sulla maternita’ surrogata come sulla donazione di organi come scelta gratuita e autonoma. Sono d’accordo sul fatto che una donna possa, se vuole, portare avanti una gravidanza per dare alla luce un bambino (l’ovulo come detto più su solitamente proviene d un’altra donatrice) e regalare il dono della genitorialità ad una coppia gay o etero che non hanno questa opportunità. Una coppia con donna sterile o che non può concludere una gravidanza per me è equiparabile in tutto e per tutto ad una coppia gay e quindi il nostro giudizio sul loro desiderio di genitorialita’ deve essere identico nel bene e nel male. 

Nessun bambino e’ sintetico. A meno che sperma e ovulo non siano “costruiti” in laboratorio e potremmo discutere per mesi (accadrà probabilmente) anche di questo.

Secondo Dolce sono sintetici perchè la scienza ci mette lo zampino? Come la mette nelle plastiche al naso o nel curare i tumori con la chemio. Siamo tutti un po’ sintetici dopo il XX secolo. Motivo per il quale viviamo più a lungo per esempio. E quindi?

La nascita, per molti di noi, continua a mantenere (giustamente) quella dimensione di mistero ancestrale per la quale per un periodo si è creduto che provenisse solo da una donna e quindi la donna era adorata come una dea (vedi per esempio la civilta’ etrusca). Ora sappiamo che la nascita non è un mistero come non lo è la digestione o non lo sono le carie dei denti o il battito del cuore. Non c’è nessun mistero. I figli nascono per amore, per una botta e via, a causa di uno stupro, per errore o a volte senza amore semplicemente (e potremmo dibattere sull’amore per secoli senza trovarci d’accordo, potremmo dire che solo chi si ama deve fare figli, ma chi lo deciderebbe?) e anche grazie ad inseminazione.

E così. Ci piaccia o no. E’ una notizia deludente come scoprire che Babbo Natale non esiste e forse nemmeno il Paradiso, ma è così.

E sì, ecco qual è il punto. La parte religiosa che l’uomo mette nella nascita, così come quando discutiamo di aborto o di eutanasia quando discutiamo di morte. Per questo un cattolico (e lo capisco) si sente in dovere di difendere la nascita, la vita e la morte, come se fosse una missione umanitaria. Perché per loro lo è. Questo è importante per capire chi abbiamo di fronte quando discutiamo di questi temi ed è altresì importante che lo Stato determini gli spazi che governano la libertà dei cittadini. Per me la libertà è anche potermi sposare ed è anche poter fare un figlio accedendo a tecniche di procreazione assistita. Non c’è nulla di egoista. O meglio: c’è lo stesso egoismo contenuto in qualsiasi donna che desidera un figlio e insegue questo desiderio ad ogni costo, magari prescindendo dall’amore per il marito.

I figli nascono se in qualche modo uno spermatozoo incontra un ovulo e la gravidanza va a termine. Punto. Questo e’ quello che si definisce “generare”. Poi c’e’ il “crescere”, l’ “allevare”. Chi e’ capace di allevare un figlio e farne un animale sociale e politico? Tutti potenzialmente. Di questo lo Stato dovrebbe occuparsi: del fatto che la parte difficile non e’ generarli. Viene dopo, comincia nel momento esatto in cui vengono al mondo. E’ un riferimento culturale ritenere che questo sia prerogativa di un maschio e di una femmina insieme. Una società adulta, uno Stato sano, risiede nella consapevolezza che la nascita di un essere umano riguarda la società nel suo complesso. Molto spesso, al di là di queste chiacchiere che lasciano il tempo che trovano, crescere un figlio è una questione individuale, molto spesso della sola donna nella famiglia tradizionale. Se usassimo forze ed energie per discutere di come migliorare la vita dei nostri cittadini non avremmo tempo di chiederci come nascono i bambini e da chi.

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§ 19 risposte a Elton John vs Dolce&Gabbana: dibattito tra gay che non riguarda i gay.

  • Elf scrive:

    Io non so quali coppie omosessuali tu conosca, ma quelle maschili che conosco io e che hanno figli (ottenuti con una maternità surrogata) hanno tutti riconosciuto alla “portatrice” una congrua indennità per il tempo e per le modificazioni corporali cui si è sottoposta. Non mi risultano (per cui se esistono sono comunque pochi) casi di maternità surrogata gratuita

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  • romolo giacani scrive:

    Ne abbiamo già parlato (va be’, scritto, ma è uguale) altre volte. Secondo me il punto di vista è sempre quello determinante. Tu pensi che avere un figlio sia un diritto, io penso che lo sia avere un padre e una madre. Detto questo è sotto gli occhi di tutti che ci siano bambini che crescono bene in famiglie non tradizionali e al contrario famiglie tradizionali che sono un vero inferno in cui crescere. Ma questo secondo me non sposta la questione di fondo, che riguarda appunto il diritto “naturale” che ognuno di noi ha, di avere un padre e una madre

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  • topometallo scrive:

    Se ho capito il punto di Romolo (non è detto, e spero di no) non è importante precoccuparsi di quel che è meglio per il nascituro (dargli una famiglia che lo desidera, p.es.) ma garantirgli SOLO quel che la sorte gli ha dato, quel padre e quella madre biologici, in qualunque modo sia avvenuto l’incontro, perché questa è la natura e se al nascituro gli ha detto sfiga, eh vabbè, pazienza, non è sempre domenica. Spero di aver capito male.

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    • geryatejina scrive:

      Strana questa interpretazione, specialmente fatta da te, topo…
      Dato che non c’e’ alcuna ragione per ritenere che genitori omo – adottivi o altrimenti innaturali – siano a prescindere migliori di omologhi genitori etero, e dato che sostanzialmente non c’e’ modo di sapere a priori che genitori saranno i futuri genitori – naturali, parzialmente naturali o ‘sintetici’ che siano – a me pare del tutto ragionevole ritenere che il diritto naturale, diciamo ‘di default’, del nascituro sia quello di avere “una madre ed un padre”. Il che a mio avviso comporta una cosa che a Cristiana e a molti non piacera’: ossia che una coppia omo andrebbe ‘vagliata’ con piu’ rigore di una coppia etero nel momento in cui se ne valuta la “genitorialita’” – se esiste il termine.
      Posizione questa che non sposo con convinzione perche’ non ne so abbastanza. So pero’ che il tema va affrontato in chiave evoluzionistica, antropologica, sociologica e psicologica. Se possibile lasciando da parte considerazioni ideologiche, politiche e – ovviamente – religiose (due o tre volte sono stato sul punto di commentare quel Paradiso che ‘forse’ non esiste..).

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      • topometallo scrive:

        Chiariamo. Non intendo certo dire che se uno nasce in una coppia “povera” meglio preoccuparsi subito di togliere il figlio ai genitori e darlo in adozione ai Parioli. Per capirsi e sgombrare il campo.
        Ma non sono per nulla d’accordo col “diritto naturale” non si sa bene su cosa basato tanto invocato da Romolo e geryatejina. E men che meno col dover valutare “più rigorosamente” una coppia omo rispetto ad una etero.
        Perché onestamente il fatto di avere la capacità biologica di generare un figlio non assicura “ma manco pe’ gnente” (purtroppo) di avere la capacità di allevare e crescere un figlio.
        Gli esempi direi che sono sotto gli occhi di tutti, basta guardarsi intorno per strada, fra le proprie conoscenze.
        Coppie (etero, benedette dal crisma della normalità se non dall’acquasantiera) alle quali non daresti in affido un pesce rosso in una boccia, altro che un figlio da allevare.
        E ripeto -così evitiamo voli pindarici- con questo non voglio certo dire di fare esami “orwelliani” alle coppie per autorizzarli ad avere i figli, ci mancherebbe solo, ma non vedo nessunissimo motivo valido per cui uno dei fattori per valutare l’affidabilità di una coppia di potenziali genitori adottivi debba essere il sesso dei due. (E forse forse neanche il numero, starei per dire: ma immagino che parlare di adozioni single aprirebbe un altro tombino, e meglio evitarlo)

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        • geryatejina scrive:

          La risposta sta appunto nell’opinione espressa da Romolo, ossia assumere il punto di vista del nascituro: a priori nessuna coppia e’ piu’ adatta di nessun’altra, ma l’evoluzione ci ha destinato ad una struttura sociale ‘atomica’ costituita dalla terna madre-padre-figli, con ruoli sia animali che sociali ben definiti. Come d’altra parte si riscontra quasi universalmente nel mondo animale a riproduzione sessuata.
          Detto questo, ovviamente, la sovrastruttura intellettuale e culturale evoluta dall’uomo ha da tempo preso il sopravvento nella maggior parte degli ambiti della nostra vita, per questo non sostengo una paleo-sociologia. Pero’ l’affermazione di Romolo contiene un fondo di verita’ incontestabile dal punto di vista del diritto *naturale* del nascituro, che secondo me e’ bene non ignorare completamente come se non esistesse, tutto qua.
          Non prendermi per reazionario: io *di fatto* sono per una liberalizzazione piuttosto radicale in questo contesto, pero’ non voglio far finta di non sapere da dove veniamo.
          Questo vale anche nelle discussioni infinite con mia moglie sulle questioni di genere: lei non ci crede che io sia per la parita’ assoluta, quando le dico che le donne non dovrebbero lottare piu’ di tanto per potersi rovinare la vita come fanno gli uomini..😉

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        • topometallo scrive:

          “Come d’altra parte si riscontra quasi universalmente nel mondo animale a riproduzione sessuata.”

          Senza cattiveria, nel mondo di Disney, forse, dove i pesciolini come Nemo hanno il babbo.

          La riproduzione sessuata va dai moscerini della frutta alle balene, passando per formicai, branchi di lupi, mantidi religiose… per cui figli abbandonati alla nascita (o prima: tartarughe), padri che spariscono quando non divorati, (figli divorati dai genitori che manco li riconoscono), padri che covano, coppie fedeli (ci sono, ci sono ANCHE queste), tribù che allevano in comunione i cuccioli, coppie gay che allevano gli orfani…

          Evitiamo di sparare degli assoluti che non sono tali, detto con affetto e ripeto senza cattiveria.

          come pur eil discorso sull’evoluzione che ci avrebbe destinato alla famiglia standard. Anche qui, ci sarebbe una certa qual varietà di modi di cura dei figli passati e presenti (balie, parenti, schiavi e mentori, istituti e collegi, in tribù, per strada…)

          Il “diritto naturale” del nascituro è al massimo quello di sopravvivere, quello “non naturale” di crescere bene. E non è la trinità babbo-mamma-prole a garantirlo per assioma

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  • Elf scrive:

    no, topometallo, il discorso di romolo, da quel che capisco è che un bambino in natura nasce perché ha un padre ed una madre (ovvero nasce dall’unione di un ovulo femminile ed un seme maschile) e quindi questo è il solo modo “naturale” che esiste. Tutti gli altri modi o non sono naturali (leggi fecondazione eterologa, maternità surrogata) o sono frutto di una sfiga (donna messa incinta e abbandonata, morte improvvisa del futuro papà, morte per parto della mamma) e quindi manca a questi modi qualcosa … per scelta o per sfortuna. Che come ragionamento ci sta tutto.

    Bontà sua romolo ammette che un bambino nato in modo “non naturale” può crescere bene quanto e più di un bambino nato in modo “naturale” perché la sua crescita dipende da una serie infiniti di altri fattori. Resta il fatto che parte con un “handicap”, rispetto alla situazione di partenza “naturale” e quindi teoricamente ideale. E’ giusto farlo partire con un handicap? Secondo me è solo una maggiore responsabilità che ricade sui genitori, ed è una loro scelta. Come è scelta dei genitori mettere al mondo un figlio in situazioni al contorno complicate e che quindi costituiscono altri handicap

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  • geryatejina scrive:

    Non ho scritto che in tutto il mondo animale la triade madre-padre-figlio e’ lo standard (e se l’ho scritto non intendevo scriverlo :)). Quello che intendevo e’ che il ruoli sociali sono molto ben determinati nel regno animale. Ogni specie ha evoluto il suo modello di societa’. La varieta’ all’interno della stessa specie esiste, ma non e’ la norma, e’ l’eccezione.
    Non vorremo stare qui a mettere in discussione il fatto che, diciamo, centomila anni prima degli schiavi la struttura sociale della specie umana prevedesse (passami il verbo) ruoli distinti per uomini e donne, vero?
    Di piu’: e’ proprio nel processo di massimizzare le probabilita’ di sopravvivenza del nascituro che questi ruoli hanno preso forma.
    Io sto solo dicendo che questo fatto, forse, non e’ completamente trascurabile.

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    • topometallo scrive:

      (Le coppie omo di pinguini gay che allevano i pulcini rimasti orfani sono lì per dimostrarti che la sopravvivenza del nascituro se ne può impippare bellamente dei sessi genitoriali…)

      Sempre senza cattiveria, ma dal basso della mia ignoranza temo che il tuo “non voler trascurare” sia più una speranza di tenerti stretto e giustificare qualcosa che non vuoi mollare per tanti motivi e che vedi assediato dai tuoi stessi forse (come il paradiso citato prima…)

      Ma questa, come si diceva una volta, è un’altra storia…
      Per oggi devo salutare, ma nonostante la mia evidente cattiveria😀 con stima.

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      • geryatejina scrive:

        Se ne puo’ impippare, giusto. Se ne puo’. L’eccezione di cui parlavo, ma vabbe’ chiudiamo qua.

        Sbagli nel giudizio, eppure ti avevo avvertito di non predermi per reazionario..🙂
        Sarai mica vittima di un pregiudizio tutto omo?😉
        Ciao topo!

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