Il Cielo sopra di noi (il senso dei social o degli incontri)


Se penso a quello che mi piace di più nella vita riduco tutto all’umanità.

Adoro ascoltare le persone le loro storie. Uso i social per seguire dibattiti anche completamente idioti dove magari non intervengo nemmeno che mi consentono di fare per un attimo quello che fanno Damiel e Cassiel nel film “Il Cielo sopra Berlino”.

Ecco se qualcuno mi chiedesse il senso dei social network per me gli direi che è questo con tutta la confusione e l’eccessiva velocità che questo, anche, comporta.

Ma questa è la stessa cosa, in fondo, che è racchiusa negli incontri. Ieri un pensionato di una raffineria mi ha raccontato la notte, la chiusura dei cancelli, la percezione delle proprie dimensioni nelle notti di lavoro (di notte diventavamo improvvisamente più piccoli), la trasformazione delle relazioni per cui – mi ha detto proprio così – quelli che di giorno ti sembrano cattivi di notte diventano dei semibuoni . Era come leggere un libro di Massimiliano Santarossa, uguale.

Gli ho detto: sei un filosofo quindi.

E mi ha detto no, quasi: con i turni di notte ho pagato a mia figlia l’università e lei, sì, lei è filosofa.

Se non avessimo tutto questo tra noi essere umani cosa avremmo? Come si fa ad alzare muri, a non avere voglia di leggere gli altri e le loro storie? Esiste forse una forma di analfabetismo relazionale? E come si colma?

3 pensieri riguardo “Il Cielo sopra di noi (il senso dei social o degli incontri)

  1. molto bella la tua riflessione, anche a me fb fa questo effetto e da quando sono iscritta mi sembra di aver incontrato un’infinita’ di persone a me affini e la cosa mi piace,,,anche se nella freddezza del mezzo computerizzato, rimane la sensazione di aver incontrato persone con le quali si puo’ dialogare, esprimere ansie e paure o semplicemente dire -mi piace- sotto una bella fotografia, ti seguo da un po con la news letter e spesso prendo per le mie pagine fb i tuoi commenti che trovo originali
    un saluto Franca

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    1. Ho condiviso la tua medit-azione di pensiero perché ho avuto la fortuna, agli inizi della mia attività lavorativa, di “fare la notte” e ti confermo esattamente quanto ti ha detto il pensionato, che è poi quello che piace del falò a mezzanotte sulla spiaggia o della discoteca alle 4 di mattina…e anche a me “fare la notte”, a 19 anni ha permesso di dire di sì alla vita e far nascere mia figlia che adesso ha 36 anni ed è Architetto …..ciao e grazie del lavoro che fai….

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