#ricucireroma: cosa ho detto ieri

17 gennaio 2016 § 3 commenti


Sono l’unica tra noi 5 a conoscere la nostalgia per questa città.

L’ho conosciuta in diverse fasi della mia vita, la prima volta avevo 6 anni e tornammo da Bergamo per il funerale di mio nonno.

Oggi è una nostalgia più lieve, Napoli è vicina, è anche meno ostile e l’età adulta addolcisce tutto.

Forse perché ho provato quella “fisica”, riconosco i segnali della nostalgia e la riconosco nei racconti di chi mi scrive, degli amici che sono qui, dei colleghi, dei tanti militanti a cui chiedo: raccontami cosa dice la città.

E ho capito che abbiamo da tempo, nostalgia di Roma. Roma ha nostalgia di Roma. Abbiamo nostalgia non di quello che non è, Roma non potrà mai essere diversa da se stessa, ma come tutte le grandi città ha il diritto di trasformarsi, di abbracciare il nuovo millennio, di ripensare a come tenerci tutti insieme, di innamorarsi di nuovo.

Ecco. Avere nostalgia di Roma, per me, è stato anche rivedere alcune cose di come si sta insieme in una comunità. Scardinare porte, spostare muri e guardare le persone che prima sentivo lontane. Siamo qui per questo oggi, sapete? Perché se io e Marta Leonori non sappiamo parlare e darci una visione comune, nessuna di noi due separatamente potrà mai chiedere a nessun romano di fare due passi in più per buttare l’umido o per prendere l’autobus invece della macchina. Se Estella ed Erica non trovano un linguaggio comune non potranno chiedere alla macchina amministrativa, che è fatta di persone per prima cosa, di crescere e modernizzarsi.

Siamo qui perché ognuna di noi, a me in questo caso è capitato di farlo da “cittadina” lontana, ha riconosciuto che amministrare questa città, tenerla insieme, significa accettare i propri limiti e riconoscere che dove c’è il proprio limite, inizia la competenza di qualcun altro.

Io non voglio parlare di quello che è successo, personalmente l’ho fatto in molte sedi pubbliche ed è noto cosa penso di come sono andate le cose. E’ noto per esempio che penso che di Mafia Capitale ce ne saremmo dovuti accorgere politicamente anni e anni fa.

Ma in questi anni ho visto crescere le persone che sono qui , non solo Erica, Valeria, Marta ed Estella ma anche molti che sono seduti qui più o meno noti. Ho cominciato all’improvviso anche se ero lontana ad intravedere l’arrivo di un racconto nuovo, che sì si incarnava anche in facce nuove, e nel suo nascere scardinava alcuni vecchi schemi.

Ho difeso quella novità con tutta me stessa, da cittadina, perché era ancora fragile ed il rischio è che ora tutto questo, tutti voi, siate soffocati nella culla per tornare o a qualcosa che già conosciamo o a novità velleitarie o alla sconfitta.

Per dirla senza mezzi termini io penso che chi si candida a sindaco di Roma debba raccogliere quello che vedo qui con il suo carico di visione nuova e competenza generata dalla realtà di oggi. Dovrà essere una candidatura collettiva, generosa, innamorata…che scardini etichette, appartenenze, che venga dal centro sinistra, ma non quello dei partiti (sia chiaro io sono orgogliosa di avere la tessera del PD, ma per me la tessera di partito è uno strumento di impegno, non il fine), ma dal centro sinistra dei cuori, della città. I romani non voteranno il renziano o l’antirenziano.

I romani voteranno il sindaco che più di ogni altro riterranno capace di restituire loro la felicità e noi dobbiamo fare sì che le primarie e le elezioni siano queste: la sfida a chi saprà produrre più felicità per Roma.

Ed io penso che questa città possa farcela, che si possa trovare il modo di restituire la felicità ai romani, di trasformare questa nostalgia e questa rabbia che sentiamo sempre più radicata e che ha spezzato molti legami di solidarietà e fiducia, di trasformarle in energia positiva e collettiva.

Penso che possiamo essere così pazzi da essere capaci di produrre il tempo: se mi chiedete di cosa ho bisogno quando sono a Roma vi rispondo che voglio vivere in una città che mi consenta di avere più tempo.

Di una città che sia tutta abitabile, voglio uscire dalla retorica delle periferie, voglio il coraggio di parlare di città intera. Voglio un sindaco che ricucia i legami affettivi tra zone di Roma, tra cittadini, tra cittadini e politica. Voglio un sindaco che ricucia la città dove è urbanisticamente lacerata, dove mancano i servizi essenziali. Un sindaco che faccia funzionare la macchina pubblica, quella deve essere la priorità altrimenti le parole si schianteranno contro un sistema che va radicalmente ripensato e riorganizzato.

Vorrei un sacco di altre cose dal mio sindaco e penso che si possa fare, si può fare, si deve fare.

Buona politica a tutti.

§ 3 risposte a #ricucireroma: cosa ho detto ieri

  • Angelo DI CAPUA scrive:

    I miei sinceri e affettuosi COMPLIMENTI per aver creato questo gruppo fantastico RICUCIRE ROMA di 5 donne “grintose”. Continuate così come siete riuscite ad organizzare ieri a Officine Fotografiche di via Libetta 1

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  • Cinzia Lancia scrive:

    È importante trovare un linguaggio comune ed un progetto comuneper poter governare Roma e non mi meraviglia che l’idea venga da donne in gamba. Io l’avrei chiamata “ricucire il PD”, appunto trovare un linguaggio comune ed un progetto comune. Parliamo di quello che vogliamo realizzare e mediamo le differenze invece di ucciderci su quello che c’è ma non si vede e non si dice
    Cinzia Lancia Municipio VII

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    • Lorenzo M. scrive:

      Proprio per ricucire il rapporto con i cittadini, e riguadagnare la credibilità perduta, sarebbe un buon inizio prendere le distanze da quei simpaticoni che hanno sfiduciato il loro sindaco davanti ad un notaio, obbedendo ai diktat del segretario del momento e fregandosene dei cittadini che pure il voto a quelle persone hanno dato.
      Altrimenti tutto questo resta solo fuffa per gonzi.

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