A caldo.

6 giugno 2016 § 4 commenti


A caldo.
La rabbia e’ tutta nel voto al M5S che quindi con questo voto si misura. Non a caso nelle citta’ dove l’offerta politica esiste NON sfondano.
PD ha un pezzo fedelissimo che puoi fargli tutto ma continua a votarti.
Destra in crisi.
Sinistra radicale marginale, mentre si moltiplica quando vuole governare.
Chi e’ stato a casa? Parte di disillusi che ci sono sempre stati (quelli che fa tutto schifo…)
Un altro pezzo e’ un pezzo che (secondo me) sarebbe facile recuperare con un’offerta politica affidabile, innovativa e autonoma. Non a caso a Cagliari Zedda vince e Cagliari e’ anche il luogo dove il centro sinistra fa il centro sinistra adulto.
A Napoli non poteva andare diversamente. O hai una classe dirigente o non ce l’hai e gli elettori non sono scemi.
Roma fa caso a parte, ma M5S ha raccolto tutto quello poteva. Ora a Roma si deve raccontare un’altra storia. Forse Roma non deve tornare Roma, non guardiamo indietro dove pure ci sono stati errori (altrimenti non saremmo a questo punto e forse paghiamo lo scotto di non averlo ammesso?), forse la domanda e’: cosa vogliamo che sia Roma, cosa che non e’ mai stata? E chiedere voto su questo. Io farei cosi’.
p.s. partita finire quando arbitro fischiare. C’e’ il ballottaggio e la Francia insegna.

§ 4 risposte a A caldo.

  • Lorenzo M. scrive:

    A Roma l’affluenza è stata più alta che alle scorse amministrative.
    Ripresentarsi come niente fosse, ricandidando quasi tutti i consiglieri uscenti, riproponendo una squadra simile a quella formata dall’ex sindaco ( dopo averlo fatto fuori da un notaio ), con un partito ancora commissariato ( e incrostato da spezzoni di una classe dirigente che dopo le inchieste giudiziarie e la coabitazione tranquilla con la giunta Alemanno sarebbe dovuta sparire e condannata alla damnatio memoriae ), con un programma vago e indistinto comunicato in modo quasi carbonaro, stranamente è cosa che i cittadini non apprezzano.
    Se il centrodestra si fosse presentato unito, Giachetti il ballottaggio se lo sarebbe sognato. Sarà forse per questo, per un eccesso di prudenza che non si è manco sognato di dimetterersi da deputato una volta accettata la candidatura, giusto per tenersi da parte una comoda uscita d’emergenza? ( mica come quello scemo di Marino, che si dimise da senatore una volta vinte le primarie… )

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  • caterina scrive:

    “Non a caso nelle citta’ dove l’offerta politica esiste NON sfondano.”

    Appunto Cristiana, e quando a Roma una offerta politica esisteva (leggi Marino) non c’è stata battaglia. Il PD ha rinunciato a Roma nel momento stesso in cui ha rinnegato se stesso.

    Il PD ha, a queste elezioni, riproposto ricette vecchie (e Giachetti, che lo sa bene, ha mantenuto e manterrà ben salda la sua poltrona di parlamentare perchè … ognuno tiene famiglia) e solo la fortunata scelta sciagurata di Berlusconi lo ha portato al ballottaggio. Rassegnati, avremo il primo sindaco donna della città di Roma, durerà non più di 2 anni e poi tornerà un commissario, che è forse l’unica cosa che può salvare Roma.

    Io non posso votare Giachetti, non ho voglia di votare la Raggi, e il 19 andrò al mare. E non credo sarò l’unico

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  • Jacopo scrive:

    mai come in queste amministrative il centrosinistra (sinistra?) ha presentato candidati così impalpabili e totalmente proni al capo (anche perchè fino a pochi anni fa i capi abbondavano).
    non è possibile, pertanto, parlare di test “esclusivamente locale” o trincerarsi dietro i soliti “i cittadini giudicano gli amministratori: vero solo in parte, anche perchè in città grandi come roma, napoli, milano e torino, o meno popolose ma importanti e simboliche come bologna, la politica nazionale ha sempre il suo rilievo.
    dove partivano svantaggiati i candidati pd hanno preso legnate oltre le più rosee aspettative: napoli (applausi) e comunque anche roma con l’inutile servo giachetti ben distanziato dalla raggi (che non mi entusiasma, ma spero che al ballottaggio vinca e vinca bene).
    il cavallo di battaglia del renzismo, sala, a milano è stato preso per quello che è: un candidato di destra, che in una città tendenzialmente di destra se la giocherà alla pari con un candidato paradossalmente appena meno di destra di lui (nonostante la pressione a tratti asfissiante in suo favore di tutta la stampa nazionale).
    a torino il giovane e fresco fassino – simbolo del peggior pci prima e del peggior pd ora, trasformista, intrallazzatore, legatissimo ai peggiori poteri forti e alla fiat – non passa al primo turno e, pur se al ballottaggio parte favorito, dovrà confrontarsi con la candidata grillona (ottima) che ha raccolto un risultato lusinghiero e credo meritato.
    a bologna merola sta sotto la soglia psicologica del 40% e anche lui è favorito ma non vincente sicuro al ballottaggio (la borgonzoni è indietro, ma probabilmente i voti della civica di bernardini possono passare a lei, e non è escluso anche quelli di qualche grillone).

    (infine una piccola soddisfazione: a sesto fiorentino, dove la sindaca dissidente era stata amabilmente sloggiata dai nuovi capi renziani, il candidato pd al primo turno raccoglie un roboante 32% con il candidato di sinistra italiana al 28 e quello di rifondazione fuori dal ballottaggio ma al 20. da quelle parti il paese lo hanno sempre chiamato sestograd, speriamo che il ballottaggio lo mantenga degno di tale onore…)

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    • Jacopo scrive:

      correggo (per quel che può contare): a sestograd la sindaca era renziana ed è stata sfiduciata da otto consiglieri poi espulsi in blocco. la sostanza non cambia.

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