Ciao Napoli. Arrivederci Napoli.

24 giugno 2016 § 16 commenti


maradona
Questa mattina Il Mattino ha pubblicato la lettera con cui, saldando il mio debito di cuore, ho salutato Napoli. Eccola qui.

In un’enoteca vicino alla casa che abbiamo abitato in questi due anni c’è una foto di Maradona. Non è la solita foto del Maradona deificato, con il sigaro in bocca, un po’ Che Guevara un po’ scugnizzo. E’ una foto gigante di Maradona di spalle, in bianco e nero, che sale le scale dello Stadio San Paolo. Indossa una tuta, sembra piccolo giovane ed indifeso e una marea di fotografi lo aspettano in cima alla rampa. Credo fosse il suo arrivo a Napoli e nulla mi ha raccontato bene Napoli come quella foto. Lo stupore, la generosità, l’esitazione davanti alla bellezza, l’incoscienza. (la foto e’ di Luciano Ferrara, grazie a una letrice di FB che me lo ha segnalato)

Sto per lasciare Napoli e devo pagare un debito. Ho un debito con questa città come non lo ho avuto per nessun altra eppure ne ho abitate tante di città. Treviso, Torino, Bergamo, Roma, Zurigo. Le ho amate tutte, ma nessuna era mai riuscita a pretendere di essere mia, mia era solo Roma, che invece ultimamente si è chiusa persino ai propri abitanti.

Ho trovato a Napoli un tessuto imprenditoriale sano, un’irrefrenabile creatività che si, certo è quello che si dice di Napoli dell’arte di arrangiarsi, ma sta diventando qualcosa di più evoluto e raffinato, non è un caso che Apple scelga di venire qui ad aprire il suo centro di sviluppo app. Le app, in generale, sono l’ingegnerizzazione di quello che qui è un modello esistenziale. Cercare soluzioni. Per sopravvivere, per delinquere anche, certo. Ma non solo. Non nego che questa capacità contenga una doppiezza, la stessa doppiezza contenuta nel genere umano.

Ho lavorato con una squadra di napoletani a cui la sera dovevo spesso chiedere di andare a casa, che basta, possiamo continuare domani. Ho conosciuto ristoratori che offrono la cena a chi entra da solo con il muso lungo, non si fa pagare il conto a qualcuno che deve essere consolato. Ho conosciuto ristoratori che sono capaci di offrirti da mangiare solo perché’ sono stati bene a parlare con te durante la cena o che se non te la offrono devo tirare fuori cose dalla cucina per fartele assaggiare. Parrucchieri cresciuti a San Giovanni a Teduccio che quando erano piccoli il padre li teneva a fare i compiti in bottega mentre fuori si moriva di eroina, che oggi tornano da Londra e aprono a Napoli, testardi, una scuola di formazione. Ho conosciuto operai che si sono diplomati di notte. La parte nobile di Napoli mischiata a quella plebea, senza la spocchia del lei non sa chi sono io che a Roma ammala tutti. E in tutti, a tutti i livelli, un’idea di vita, una visione, un amore identitario per la propria città e poi tanta, tantissima cultura ovunque, di altissimo livello. Era un piacere parlare con le persone, cogliere la continua curiosità. A Napoli sono tutti curiosi.

Ho visto la Napoli che verrà coperta dai cantieri lentissimi, ho visto il potenziale enorme che contiene questa città. Ho visto il traffico maledetto, sì, basterebbe poco per rendere Napoli più vivibile in termini di aria da respirare e di tempi di percorrenza. Ho visto meno rabbia che a Roma, forse per l’abitudine alla disperazione. Ho visto un’attitudine alla convivenza maggiore di quella che sta esibendo Roma. Ok, sei qui anche tu, ce la faremo insieme. Ho visto la Napoli dei quartieri e quella del Vomero che scende a Napoli quando viene giù con la funicolare. Quella dei pizzettari che fuori dal cliché’ mondiale vanno in giro per il mondo a fare da start-up a modelli di business basati sulla pizza.

Ho conosciuto una Napoli che era diversa da quella che avevo letto in Gomorra. Non ho nulla contro Gomorra libro e nulla contro Gomorra serie tv, ma so che Napoli ha bisogno anche di altre voci, “Gomorra” non può essere l’unica narrazione di questa città perché è una narrazione parziale, una narrazione che vive nella mitologia criminale, ma non ne coglie la profondità del quotidiano. Non ho visto la camorra ovunque. Ho sentito che c’era, certo. So che c’è una guerra spietata, un modello di vita pieno di soldi che attrae i ragazzi più giovani di alcune zone che si scannano per il potere. Come a Roma sapevo che c’era Mafia Capitale percepivo la malattia annidata nei partiti, nelle istituzioni, forse anche nella criminalità diffusa che avvinghiava alcune parti della città. Ma Napoli, a livello mondiale, è segregata solo in quella storia, ci sono altre milioni di storie che se raccontate possono fare uscire Napoli da questa nebbia di pregiudizi di cui è avvolta. Il tema non è essere contro Gomorra e negare Gomorra, il tema è che Gomorra è una parte di Napoli che rischia di descrivere il tutto. E questo non è giusto.

Napoli merita di essere visitata perché l’opportunità di Napoli è quella di aprirsi, per questo una narrazione parziale e nera rischia di isolarla e farla tornare in quel guscio maledetto.

Il peggior dispetto per la camorra è dire: venite a Napoli.

E’ portare gli occhi del mondo sulla città, il che significa generare opportunità economiche per la città che non siano il crimine, ma come sta accadendo adesso siano il turismo e tutto quello che il turismo in una città come Napoli può contenere: le sue isole, il cibo, il vino, l’arte, i musei, la sua architettura sovrapposta e inanellata alla ricerca del sole e della vista sul golfo.

Napoli è Parigi con il mare, è Madrid senza l’impero, ha una vena di follia che passa anche per il sangue certo, ma anche per grandi passioni. E’ come una città dove ricordarsi dell’adolescenza se la si è dimenticata. Non a caso nei libri della Ferrante la vita e la città si compenetrano, lei sì che ha saputo dare a Napoli la sua complessità attraverso la narrazione. Dice il mio amico scrittore Luigi Pingitore: Napoli è una delle migliori parti di noi. Luminosa, greca, tufacea, vanitosa, tellurica e insaziabile.

Venite a Napoli.

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§ 16 risposte a Ciao Napoli. Arrivederci Napoli.

  • Barbara scrive:

    Hai ragione. Napoli sa essere avvolgente, ti entra sotto la pelle e ti abita dal di dentro. Napoli , se posso, e’anche una bella Sanità disconosciuta come l’Ematologia del Pascale dove un Primario napoletano dai tratti normanni ha ricostruito un reparto dal nulla, si e’andato a prendere i malati a casa, altri ospedali, ha messo l’umanità insieme alla capacità. Ogni volta che arrivò in reparto per parlare di sperimentazioni e terapie, scopro che parliamo solo di uomini e donne e di come fare il massimo. Beviamo litri di caffè spulciando dati e poi la sera ci riprendiamo la città. Dove ho molti amici e tanti ricordi, dove la parola in strada si fa poesia in questo dialetto ironico e ferocemente comico svolte. Dove non si tira solo a campa’ ma si vulisse fatica’ onestamente come mi dice’il tassista che mi porta a destinazione…. Napoli come il suo mare,come il suo territorio ferito , come l’orgoglio del museo Madre, sa che un ‘altro modo di vivere che non sia camorra esiste e che bisogna insistere per creare una cultura del buon faticare, del buon conoscere e del buon amministrare. Capisco come ti pesi lasciarla ma forse Napoli non lascerà te col suo cuore grande di Quartieri e Scampia che provano a rinascere. Per cui andiamo a Napoli spesso e volentieri e facciamoci sentire !!!!

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  • Maurizio aiello scrive:

    Sono nato e cresciuto in questa meravigliosa città, in uno dei quartieri piu’ poveri e più popolari. Via dei tribunali, a ridosso del quartiere “Forcella” tristemente noto per le storie di camorra ma fortunatamente conosciuto al mondo intero anche per “Napoli sotterranea” , per l’arte presepiale di San Gregorio Armeno e per le innumerevoli chiese che si susseguono nei vicoli.
    Napoli ti schiaffeggia e ti accarezza, ti illumina d’immenso, ti tiene compagnia , non ti lascia mai da solo.
    Napoli con i suoi caffè, Napoli con i suoi scugnizzi, Napoli di giorno con i suoi ingorghi e Napoli di notte con la luna che si specchia nel golfo.
    Napoli non la si puo’ descivere,non la si puo’ raccontare bisogna VIVERLA, farsela entrare dentro,.
    Napoli e’ un insieme di contraddizioni capaci di suscitare emozioni uniche.
    Sono strafelice che la MIA città sia stata capace di conquistarti , grazie per come l’hai descritta, per come hai saputo coglierne l’essenza, per come l’hai vissuta e rispettata.
    tvb

    Maurizio Aiello

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  • Federico scrive:

    un’ottima rappresentazione della vera città eterna, Napoli, sorta mezzo secolo prima di Roma e meta privilegiata di cultura, conoscenza, vita, sapori, colori e odori.

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  • Gloria scrive:

    Sinceramente?…ho pianto perché questa complessa Napoli è quella che ho nel cuore e che non riesco a dimenticare. Vorrei che soprattutto molti borghesi napoletani ( i più critici ) vedessero la loro ( la nostra ) città con gli occhi teneri di una madre che sa di avere un figlio scapestrato, ma vede in lui soprattutto il bello e il buono. Tutti noi abbiamo qualcosa da farci perdonare perché nessuno può dire di aver vissuto da quel cittadino perfetto che vorremmo gli altri fossero e che continuamente critichiamo. Tutti fanno parte di quel tessuto sociale, ne sono la trama perciò è tutti insieme che bisogna esaltare il buono e il bello e offrirlo a chi venendo a Napoli quando andrà via possa avere nel cuore e negli occhi tanta bellezza. Grazie

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  • Anonimo scrive:

    ho vissuto, ed operato in uno dei quartieri più chiacchierati di napoli, ho conosciuto le persone più criticabili, ma ora dopo anni posso dire che rimpiango il calore, il colore , la spontaneità l’amicizia delle persone conosciute e frequentate dal 1945 al 1990 in vico 7 duchesca e dintorni

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  • Irene Gironi Carnevale scrive:

    Le tue parole mi hanno commossa perché esprimono esattamente i miei sentimenti. Sono nata ancora più a sud, ma ho vissuto a Napoli la parte più importante della mia vita e mi considero napoletana. Adesso da molti, troppi anni abito a Roma che non riesco a sentire mia. Tu hai centrato perfettamente l’anima delle due città. E’ vero, Napoli è “Parigi con il mare”, “E’ come una città dove ricordarsi dell’adolescenza se la si è dimenticata”, proprio così. La sensazione che provo arrivando a napoli è quella del riappropriarmi dei miei anni passati, sentirmi scivolare addosso il peso del tempo e ritrovare lo sguardo della giovinezza. Grazie, grazie di cuore per le tue parole importanti. Farò girare questo pezzo tra i miei amici di Napoli che sapranno apprezzare

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  • Anonimo scrive:

    Sono venuto tre volte a Napoli e ritornerei volontariamente ogni volta che potrò. Ogni volta mi stupisce con le sue infinite bellezze. Amo questa città e la sua gente meravigliosa. Visitare la Napoli è un esperienza culturale, culinarie ed estetica unica. Che poso dire: – Napoli is My Love ❤️

    G.

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  • Silvana Salimbene scrive:

    Diceva Mastroianni che Napoli è’ una citta ‘ troppo speciale quindi non la possono capire tutti e i napoletani hanno una umanità straordinaria.Napoli è’ il mistero della vita e tu autrice di queste riflessioni hai colto in pieno. grazie.Silvana Salimbene

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  • Luca G scrive:

    un affresco di Napoli davvero azzeccato! Vuol dire che non sei passata inutilmente da questa città ma ti sei lasciata permeare dalle sue contraddizioni senza filtrarle con i clichè. Non ti conoscevo, e adesso che ti leggo mi accorgo che perdiamo “una di noi” …..ma il seme di Napoli che ti ha attecchito nel cuore saprà renderti soavi i giorni lontani da qui…

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  • angelo di capua scrive:

    Bravissima Cristiana, sei eccezionale nel narrare le enormi energie che Napoli è in grado di esprimere. Per la mia modesta esperienza militare , ricordo ancora le eccellenze in campo ingegnerestico aeronautico e aerospaziale non inferiori alla Aeritalia del nord Italia . Tu sai di cosa sto parlando visto che sei un dirigente FCA. Un abbraccio Angelo

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  • Maurizio Nest scrive:

    Napoli è la città degli opposti, dove c’è molta creatività e genialità ma anche incapacità a creare un futuro meraviglioso. Ironia, simpatia ed allegria si associano a drammi e tristezze. Ad ogni modo, comunque sia, Napoli “” E’ VIVA”. E’ viva nelle battute, viva nei sentimenti viva per tutta l’Italia. grazie a tutti di voi di amare Napoli

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  • angelo di capua scrive:

    http://www.leonardocompany.com/-/stabilimento-alenia-nola-si-rinnova-investiti-70-milioni-di-euro

    Solo per sicurezza ho verificato che ancora oggi la LEONARDO FINMECCANICA ha investito nel 2013 risorse finanziarie e umane nello stabilimento di Nola per sviluppare la tecnologia aeronautica e spazia

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  • Uno che ha fame scrive:

    Abito da 30 anni a Napoli e nessun ristoratore mi ha mai offerto un caffè,figuriamoci una cena intera..mi dici dove sei andato ? 😂

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  • Marco Ovinda scrive:

    Napoli non c’è più. Non c’è più calore nè cultura, solo rabbia nella gente, una città polverosa e di provincia. E solo chi ti ha lasciato da tanti anni può notare, ogni volta che torna, come tu scendi più in basso ogni volta di più. E qui non c’entra la camorra, che pure c’è e nessuno lo nega, manca proprio la progettualità della vita dei cittadini con la città, e per questo Napoli è diventata un non luogo senza più luoghi di ritrovo, dove non accade più nulla nè ci si aggrega, e per questo Napoli ha perso la sua capacità di essere capitale culturale d’Italia. Ogni strada di Napoli non è più centrale, punto di riferimento, ma ogni strada, ogni vicolo è periferia, strada di passaggio che porta in un’altra strada di passaggio verso tante altre possibili strade di passaggio, un labirinto infinito di strade che non portano più da nessuna parte perchè gli abitanti di Napoli (non più Napoletani) non sanno più dove andare e per questo hanno perso il proprio passato ridotto a mera iconografia, tra gigantografie di Maradona a foto di Totò e Peppino passando per tutto il “presepio” televisivo nazionalpopolare: Massimo Troisi, Pino Daniele, Sophia Loren, Nino Taranto e quant’altro. Nulla contro questi grandi artisti, ma ormai, saliti a ruolo di reliquie di chi ha perso memoria storica, il loro lavoro è completamente decontestualizzato e sradicato dall’humus culturale di cui si sono nutriti. Nella Napoli di oggi, questi artisti non avrebbero spazio, non avrebbero nemmeno la possibilità di sognare una carriera artistica, farebbero altri lavori, senza nemmeno avere il posto fisso, lavori precari a Napoli o all’estero. E poi cosa significa “startup su un modello di business basato sulla pizza”? Una pizzeria è una pizzeria, non un modello di business per una startup. È Una cosa antica: si comprano la farina, i pelati, la mozzarella, l’olio, si impasta tutto, si mette nel forno e dopo poco si mangia. Non è un modello di business, si tratta di una cosa antica, un’invenzione di chi non sa più cosa inventarsi per andare avanti. Per ogni nuova pizzeria che sorge all’estero, quante ne chiudono? Si tratta di un modo per sopravvivere e basta. I modelli di business sono ben altra cosa. Come il citato centro di sviluppo europeo che sarebbe stato messo in piedi da Apple a Napoli, non esiste. Si trattava solo di un annuncio propagandistico di Renzi, una vera e propria bufala. Alla fine Apple ha dato mandato ad un istituto napoletano per effettuare un corso per 600 studenti affinchè apprendessero nozioni su come ottimizzare la programmazione di applicazioni per i sistemi ios come sviluppatori terzi. Ad oggi il centro non è partito ancora, però la Apple subito dopo l’annuncio propagandistico, ha chiuso un accordo con il fisco italiano pagando solo 300 milioni di tasse su un fatturato in Italia stimato di oltre 9 miliardi (già solo di Ires avrebbero dovuto pagare quasi 900 milioni). Annuncio di costruire un centro di sviluppo in un’area dove è difficile trovare lavoro (Napoli), mega sconto sulle tasse arretrate, annuncione propagandistico di Renzi (“600 sviluppatori verranno assunti”) poi smentita di Apple e centro che ad oggi non si è visto nè sentito. ma quale scelta simbolica, ma quale ingegnerizzazione di un modello esistenziale. Ma è mai possibile che ogni cosa che riguarda Napoli debba diventare un’eterna metafora di qualcosa che non c’è? Apple aveva il fisco italiano alle calcagna, avrebbe dovuto pagare tra i due e i tre miliardi di tasse arretrate e allora si è inventata la storiella del centro sviluppo software in un’area ad alto tasso di disoccupazione, così il fisco ha chiuso un occhio con il consenso di Renzi, che ha potuto sbandierare alla stampa il suo successo personale di aver portato Apple a Napoli creando 600 posti di lavoro. Peccato che, una volta sanato il proprio rapporto col fisco, si è scoperto che i 600 posti di lavoro non esistono e che Apple non aprirà direttamente nessun centro, ma darà mandato ad un istituto napoletano non legato ad Apple di fare dei corsi per 600 studenti interessati a capire come programmare meglio su ios. Ad oggi non è partito ancora nulla, la Apple non ha ancora cacciato un centesimo e anche se cacciasse un paio di milioni, non saranno nulla rispetto a quello che avrebbe dovuto pagare di tasse (e con quei miliardi di entrate quante attività serie e credibili si sarebbero potute creare?). Una presa in giro, altro che scelta simbolica. Altro che metafore. Diciamola la verità, a Napoli l’unico business che funziona è quello dello sfruttamento dei diritti sulla camorra: libri, film, serie tv. Per il resto non ci sono i soldi. Non può funzionare nulla.

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  • A.F. scrive:

    Grazie.
    Da un napoletano.

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  • Cinemastino scrive:

    Ho vissuto Napoli solo indirettamente: mia madre è napoletana ma io ho vissuto la mia infanzia a Taranto, prima di trasferirmi a Milano per studiare e lavorare (paroloni…). CI andavo ogni tanto da piccolo, a trovare i miei zii, e poi ci sono tornato maturo da turista, ma mi sembrava di conoscerla già – e me ne vantavo con la mia ragazza lombarda, che ne è rimasta affascinata. Ha persino vinto il suo pregiudizio contro le alici fritte, dopo aver assaggiato un cuoppo di fritto misto rovente e buonissimo!😀

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