Quel dolore che una legge non puo’ alleviare, ma che la cultura poteva prevenire.

25 settembre 2016 § 1 Commento


Due genitori e una zia aggrediscono (PICCHIANO) la figlia minorenne e la fidanzata. Si tratta di un atto omofobico, certo, ma se mi permettete (e questo non significa che non ci sia l’urgenza di una legge quindi per favore non fraintendete le mie parole) nessuna pena, nemmeno l’ergastolo, potrebbe mai sanare la ferita che questa famiglia ha inferto su questa ragazza. Nessuna. Se una legge contro l’omofobia consentisse di agire contro queste bestie anche senza la denuncia della figlia (che a quanto pare a tutt’ora non vuole denunciare i propri parenti) nessuna pena potrebbe alleviare il dolore.

Serve un piano culturale continui a raccontare l’uguaglianza perche’ queste famiglie capiscano e accettino la natura dei propri figli. E magari imparino ad amarla.

La legge sulle unioni civili e’ stata un primo passo, ogni citta’ sta festeggiando i primi “sposi”. Ora dobbiamo continuare la battaglia di uguaglianza, riconoscere i nostri figli come figli non a meta’, ma anche ottenere che nelle scuole si parli ovunque e a tappeto di questi temi senza farci fermare da chi sostiene che sia propaganda gay.

L’omosessualita’ non si puo’ propagandare come non si puo’ propagandare l’eterosessualita’. L’unica cosa che va propagandata e’ il rispetto. E forse le scuole dovrebbero davvero ricucire quella distanza tra societa’ e famiglie che anni e anni di “non dobbiamo parlarne a scuola” ha generato.

§ Una risposta a Quel dolore che una legge non puo’ alleviare, ma che la cultura poteva prevenire.

  • A Rotterdam, invece, dove regna il sindaco musulmano Ahmed Aboutaleb che la nostra Alicata “ha avuto l’onore di conoscere e ascoltare nel corso di una cena in onore del fotografo Peter Lindbergh” e che “nel suo discorso ha elencato il numero di nazionalita’ che abitano la citta’ che amministra dicendo che ogni tanto si sente come Ban Ki-Moon”… facendo provare ad Alicata “un po’ di orgoglio, ma forse ammirazione, per quello che l’Europa piu’ profonda sa essere quando vuole” …. a Rotterdam – dicevo – questi “atti omofobici” non possono manifestarsi come invece avviene con sconfortante regolarita’ in Italia dove la cultura omofobica catto-vaticana e’ ancora cosi dominante da impedire che nelle scuole si educhino i nostri giovani all’uguaglianza sessuale al fine di “propagandare il rispetto” verso tutte le forme di sessualita’.
    A Rotterdam, citta’ in maggioranza musulmana, il rispetto verso tutte le forme di sessualita’ e’ ormai radicato non solo nelle scuole, ma anche nelle moschee dove gli Imam, ispirati dal sindaco musulmano Ahmed Aboutaleb che si sente come Ban Ki-Moon, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, raccomandano calorosamente ai “sottomessi” alla parola di Maometto (che della tolleranza verso gli infedeli e i diversi fece la sua bandiera) a “capire e ad accettare la natura omosessuale dei propri figli. E ad imparare ad amarla”.
    Infatti, come la nostra Alicata puo’ testimoniare, la citta’ di Rotterdam che la fa sentire cosi orgogliosa di “come l’Europa piu’ profonda sa essere quando vuole” pullula di locali omosessuali dove giovani musulmane lesbiche “modestamente” velate e giovani musulmani gay “profeticamente” barbuti s’incontrano e manifestano pubblicamente il loro reciproco affetto sapendo che a casa li aspettano genitori orgogliosi che li ammirano, li amano e li rispettano per aver assecondato inclinazioni sessuali in perfetta sintonia con la predicazione coranica.
    Solo estendendo il luminoso esempio di Rotterdam in tutto il resto d’Europa potremmo essere certi che i “profondi” valori cui l’Europa s’ispira potranno finalmente trionfare facendoci sentire orgogliosi di quella magnifica multiculturalita’ (a maggioranza islamica) che ha reso Rotterdam la citta’ “europea” per antonomasia: una citta’ dove “il rispetto di tutte le sessualita’ e’ diventato il SESTO PILASTRO sui quali si fonda la religione di Maometto.
    https://it.wikipedia.org/wiki/Cinque_pilastri_dell%27islam

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