I vecchi e il referendum.

22 ottobre 2016 § 3 commenti


La vecchia dirigenza PDS ha perso per anni dicendo che gli italiani votavano Berlusconi perché erano ignoranti. Berlusconi per venti anni ha rappresentato per un gran pezzo di Paese un’alternativa migliore di loro. Il che è tutto dire. È stata la misura del loro fallimento e ferita della nostra generazione. D’Alema oggi offende i vecchi perché in un sondaggio pare che la maggioranza di loro voterà sì: gli faccio notare che nello stesso sondaggio i laureati sono in maggioranza per il sì. In USA se votassero solo bianchi vincerebbe Trump. Cosa dovremmo dire? Non dobbiamo dire nulla perché per fortuna che se ne pensi la democrazia è bella perché votano tutti. Dovere della politica è parlare e convincere tutti. Incazzati. Vecchi. Giovani. Tutti. Il paese è di tutti. #bastaunsi

§ 3 risposte a I vecchi e il referendum.

  • Dome scrive:

    Mafiosi, #bastaunsi.

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  • Massimo scrive:

    Come altre volte, Lei parte da una premessa da cui è difficile dissentire per porre questioni invece molto discutibili. E soprattutto per non parlare del presente.
    Una classe dirigente che per decenni si è mostrata perdente e spesso collusa, incapace di cogliere i cambiamenti sociali che ribaltavano tutti i punti di riferimento, andava certamente rimossa e messa da parte. Questo però non esaurisce il problema del cambiamento. Che difatti mi pare non sia affatto avvenuto: le pratiche del PD romano (fino alla reticenza di Micaela Campana) – che peraltro non sollevano particolare attenzione in quello nazionale – rimandano alla stessa opacità e collusione.
    Rievocare continuamente quella classe dirigente inetta sembra servire a non mettere mai in discussione il presente, le promesse, appunto, di cambiamento non mantenute: a Lei bastano le tre parole tre del ministro Poletti sulla vicenda Foodora che evidenzia le condizioni umilianti di certi contratti (ma sono contratti quelli che si rompono chiudendo un account??) di lavoro e come la nuova legislazione del lavoro non colga minimamente il disastro della precarietà? Perché è più facile vedere multato il signore che aiuta il vicino a vendemmiare che un’ispezione a certe imprese?
    Le sembra davvero che “la buona scuola” abbia prodotto significativi cambiamenti rispetto al passato? per esperienza personale, vedo che a fine ottobre nelle scuole elementari non è finito il frullo di supplenze perché ancora non è concluso il rito delle assegnazioni delle cattedre. Come se la continuità dell’insegnamento non fosse il presupposto appunto di una buona scuola. E qualcuno chiede conto a Renzi, ogni volta – purtroppo frequente – che cade un controsoffitto in una scuola dei proclami di risanamento degli edifici scolastici come priorità?
    Non sono bastati due anni e mezzo per mettere a punto una spending review (di cui già due anni fa si mettevano a bilancio i risparmi) e una almeno pallida migliore gestione della cosa pubblica. E tuttora se qualcuno nella P.A. prova a denunciare abusi e malagestione paga di persona senza essere minimamente protetto.
    Si potrebbe andare avanti per molto, ma non credo sia il caso: il Suo discorso assomiglia allo slogan che si vede in giro: vuoi cambiare l’italia? Basta un sì .. È difficile non rispondere sì alla domanda, ma non è vero che basta un sì, che come sempre rimanda a un futuro di promesse per non vedere il poco o niente che si è fatto. E non mettere in discussione il divario fra le promesse, i proclami e lo stato delle cose non parla certo di volontà di cambiamento. Fin qui, ho l’impressione che si è colpito chi era già fortemente, e a ragione, in discussione ma di fronte ai veri e vecchissimi nodi si è totalmente mancato di coraggio o addirittura di volontà.
    Infine: Lei liquida in mezza riga la vicenda Trump, facendo in sostanza l’errore che nella premessa addebita giustamente a quella classe dirigente da cui vorrebbe prendere le distanze: l’impresentabilità del personaggio non esime dal tentare di capire perché malgrado quella l’esito delle elezioni è così incerto, il disagio di tanti elettori democratici a votare per Clinton, la paralisi di due partiti che si ritrovano lontani dagli elettori. Persino il Guardian ha visto concordanze fra l’avvento e il successo di Berlusconi e quello di Trump. Non tagli con l’ascia situazioni che andrebbero lette con grande cura: il distacco degli elettori, dei cittadini che magari non si vedono più come elettori, dai partiti da cui non si sentono più rappresentati è una cosa seria (e anche su questo c’è stata un’enorme sottovalutazione nella totale e costante mancanza di autocritica).

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  • Lorenzo M. scrive:

    Renzi è il frutto avvelenato del fallimento di D’Alema e del resto della vecchia dirigenza. Non si fa prima a “buttare” entrambi e voltare pagina? Perché se davvero si deve entrare nel merito della riforma che si andrà a votare (e di tutte le altre già imposte al Paese) questo Pd merita la damnatio memoriae.

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