Non e’ questione della mucca in corridoio.

9 novembre 2016 § 7 commenti


Questa e’ la democrazia. Votano tutti. Anche le persone piu’ silenziose o razziste o che preferiscono alzare muri piuttosto che aprirsi. Votano tutti. Non votano solo i gay, gli artisti, gli intellettuali, i newyorchesi o la gente di San Francisco. E’ come in Italia. Votano i milanesi, i romani i toscani i bolognesi ma anche chi abita negli sperduti luoghi del nostro paese, nelle valli, nella profonda Sicilia, nei castelli romani, in Calabria, nel ricco nordest.E nessuna di queste definizioni contiene alcuna nota discriminatoria. E’ l’Italia. Chi la conosce sa come e’ fatta. Non esiste solo il proprio ombelico. Esiste la complessita’ (diversita’) di un Paese.

Il tema non e’ la mucca in corridoio. Il tema e’ l’identificazione.

Trump vince come aveva vinto Berlusconi. Perche’ la maggioranza dell’epoca si e’ identificata piu’ in lui che con Occhetto o con Prodi e D’Alema e compagnia dopo (con un paio di eccezioni uccise nella culla). Berlusconi era piu’ simile all’uomo della strada, come lo e’ oggi Trump. Con tutti i suoi difetti, la sua imperfezione, il suo maschilismo e’ la rassicurante raffigurazione della nostra anima piu’ brutale. Appare piu’ vero. Cosa ci nasconderanno questi politici di professione che ci parlano di sogni e speranze? In realta’ pensiamo che ci freghino a belle parole e alla fine siano amici dei poteri forti e rideranno di noi sorseggiando Amarone.

Cosi’ meglio votare quello piu’ difettoso, piu’ goffo, piu’ simile anche se di Amarone ne puo’ pagare di piu’. Ci piace di piu’ perche’ magari lo ammette che puo’ comprarsi l’intera azienda agricola di Amarone.

Il tema non e’ la mucca nel corridoio o sulle scale o alla porta. Il tema non e’ la destra populista e la sinistra che non fa piu’ la sinistra. Il tema e’ che la destra resta sempre se stessa (comunque si chiami: fascismo, grillismo, leghismo). Punisce senza pieta’, protegge i confini, esalta le identita’, offende le diversita’. All’inizio parla di onesta’ e pulizia, poi diventa potere e cambia pelle.

La sinistra che e’ “movimento” e’ scissa in due. Una parte che sta provando a rileggere la realta’ e a trovare una soluzione che parli a tutti, una parte che vorrebbe restare se stessa nel mondo che cambia.

La paura non cambia mai. Il coraggio deve farlo, altrimenti non innova. Non e’ tornando agli anni settanta che vinceremo contro i Grillo o contro i Salvini o contro i Le Pen, ma e’ gestendo il nuovo equilibrio tra imprese sane e presenza dello Stato. La missione della sinistra e’ capire che divisa in due (Corbyn vs Milliband sono l’evidenza di questo e in Italia o in Spagna o in Grecia siamo allo stesso bivio comune) e raccontando due mondi diversi fara’ sempre trionfare la destra. La missione di quelle due sinistre e’ rimettersi al tavolo e raccontare quella storia che quando sono unite convince la maggioranza. Una storia di efficienza e di protezione. Una storia di accoglienza, ma di sicurezza. Una storia che deve essere diversa senza essere tacciata di fascismo o centrismo.

Non si tratta di andare al centro. Si tratta di scrivere proprio nuove regole tutti insieme. Siamo la sinistra, siamo noi che leggiamo i cambiamenti e cambiamo. Siamo noi che dobbiamo essere i volti di chi ha paura ed ottenere la fiducia di chi vota. Il voto e’ fiducia. Si fidano di noi? E se no, perche’ no?

E forse la destra vince perche’ noi non siamo capaci di cambiare e diventare quei volti.

(p.s. facile adesso dire che Sanders avrebbe vinto. Io non credo, anche lui non parlava al Kentucky)

§ 7 risposte a Non e’ questione della mucca in corridoio.

  • eDue scrive:

    È un’analisi che dà per scontate alcune cose.

    Sull’idea di PD che hai, e che non condivido, non è il caso di dibattere, tanto ognuno rimarrebbe della sua idea.
    La mia è che su scala nazionale si stia ripetendo quello che s’è fatto recentemente a Roma.

    Però sul fatto che tutti votino e scelgano un proprio simile, manca una cosa.
    La cosa è che nelle scuole non s’insegna più Educazione civica, ovvero la materia che faceva di un popolo dei cittadini.
    Cittadini e popoli al voto sono cose diverse; i primi molto più difficilmente si identificano in uno peggio di loro.
    I secondi sono più propensi a considerare i diritti come una concessione e votano quello che gliene promette di più.

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  • Mauro scrive:

    Cara Alicata, ha appena spiegato perché Renzi vince. Come Trump – anche se partendo da premesse diverse – sa parlare alla parte peggiore della nazione. E, come Trump, non ha nessuna intenzione di migliorarla. E dato che, purtroppo, la maggioranza della gente non vuole migliorarsi, Trump e Renzusconi (no, non è un errore del correttore ortografico) sono il futuro.

    P.S.:
    Non che la Clinton fosse meglio: in realtà è più a destra di Trump, ma ha studiato il manuale del politically correct (ergo dell’ipocrisia).

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  • Che palle! Le solite predicozze neo-demo-cristiane inzuppate di neo-francescanesimo papalino.
    Capisco perche’ Bersani non voglia tornare a casa di Renzi a fare predicozzi demo-cristiani con la benedizione di Papa Francesco. Lui, Bersani, e’ un comunista e il proletariato lo vuole portare al potere. Non lo vuole mettere nelle mani delle Mafie della Finanza. Anche se poi, come la Storia ha dimostrato, lo fa morire di fame e gli fa sognare la Societa’ del Capitale.
    E’ un vero peccato che in Democrazia non votino solo i gay, gli artisti, gli intellettuali, i newyorchesi o la gente di San Francisco.
    Purtroppo in America votano anche gli ignorantoni teste di minkia (molti dei quali messicani che si sentono minacciati dai compatrioti clandestini che, a milioni, lavorando in nero, gli tolgono lavoro e gli tengono basse le paghe) che una volta stavano meglio e che da quando sono arrivati i governi di Obama, il pacifista Premio Nobel che ci ha portato alla Terza Guerra Mondiale (a pezzetti), alla Nuova Guerra Fredda, alle Primavere Arabo-Fondamentaliste con milioni di morti e al terrorismo globale, non vedono prospettive per il futuro e pre-vedono che la globalizzazione imposta dalla Finanza Mafiosa li fara’ stare sempre peggio con lavori sotto-pagati per contrastare (senza successo) l’invasione di prodotti dei Paesi del nuovo Capitalismo Selvaggio.che adottano lo schiavismo capitalistico del XVIII Secolo e mettono in pericolo l’esistenza di milioni di lavoratori del Capitalismo Avanzato.
    E in Italia, purtroppo, votano anche gli analfabeti del Profondo Sud soffocati dalle Mafie e i “benestanti” del Nord che da quando sono arrivati i governi katto-komunisti dell’ex comunista Napolitano che con le sue idee ha contribuito per 80 anni a tenere nella fame e nella miseria miliardi di persone, si sono accorti che si stava meglio con quel fascistone sciupa-femmene del Berluska.
    10 milioni d’Italiani stanno peggio di quando un “gomblotto” dei Poteri Finanziari mafiosi, del Comunista Napoletano, della testa di cazzo di Sarkozy e della culona Merkel “über alles” costrinse alle dimissioni il Berluska manipolando lo “spread”.
    E la “nostra” neo-demo-cristiana-renziana-leopoldina Alicata, cresciuta nel Profondo Sud comunista, ci dice che la Destra fascista, razzista e testa di cazzo non capisce che il progresso e il benessere si raggiungono solo avendo fiducia in questa Europa Mafiosa delle Elites della Globalizzazione e dei suoi leccaculo katto-post-komunisti che il Berluska, per primo, aveva denunciato come i primi responsabili della crisi del grande sogno europeo che ha portato al Brexit e al rigetto “populista” dell’immigrazione selvaggia e clandestina. E questa Destra ignorante deve essere educata con pazienza: come si fa con i minorati psichici.
    Una volta questi falsi progressisti cantavano: “El pueblo unido, jamás será vencido!”. Ma solo se vota “rosso”. Se sceglie un altro colore e’ un popolo caprone che non capisce una sega e va ri-educato perche’ zotico e fascista. Anche quando si trova con le tasche vuote, rovista nei bidoni della spazzatura e vede i migranti clandestini con telefonino alloggiare in albergo grazie alla politica dell’accoglienza ipocrita e mafiosa.
    Ma, precisano per non essere fraintesi: quando lo chiamano “popolo caprone-zotico-fascista” non usano questi aggettivi “in modo discriminatorio”. Loro, i Rossi di una volta che oggi nuotano nell’Acqua Santa Vaticana, non discriminano mai. Se voti per loro.

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  • Dome scrive:

    “Si fidano di noi? E se no, perche’ no?”

    Perchè non c’è da fidarsi di nessuno, tanto meno di chi ha potere. Ormai è chiaro.

    Un vero stato è trasparente nei confronti del suo popolo, è disposto a mostrare il suo interno.

    Nell’era di BigData sarebbe possibile rendere accessibile una gran parte (quella digitalizzata) dell’apparato statale. Tutti potrebbero analizzarlo e decidere in quale modo risolvere i problemi, parlando di fatti e osservazioni.

    E’ nel momento in cui tutti possono guardarci dentro che diventa più difficile nascondere i malaffari. E’ come accendere una luce.

    Allora poi sì che si può parlare di politica, prima sono tutte belle chiacchere fatte magari con le migliori intenzioni ma sostanzialmente inefficaci.

    E non dirmi che non c’è il consenso politico per accendere la luce, perchè allora mi domando: perchè non vogliono accendere la luce?

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  • Massimo scrive:

    Non sono un ammiratore di Bersani, quindi non pretendo di fare l’esegesi del suo linguaggio, ma credo che l‘analisi che Lei ne fa sia assolutamente semplicistica e manichea e rischia di non cogliere minimamente il problema che forse lui voleva segnalare e che comunque appare evidente.

    Fare della vittoria di Trump un problema di identificazione con “qualcuno di più simile all’uomo della strada” è una banalizzazione incredibile e ribalta la questione: non si discute – come sarebbe doveroso – di una classe politica che si è evidentemente allontanata dai bisogni e dai sentimenti delle persone ma sono queste che nella loro ignoranza scelgono il peggio. E così andiamo dietro alle considerazioni del nostro per fortuna ex-presidente o dell’eterno Rondolino (difetti della rottamazione) che mettono in discussione il suffragio universale. Evidentemente, per il primo siamo sempre al 1956 e valgono ancora le sue considerazioni di allora sull’incapacità del popolo di capire .. è meglio lo facciano le avanguardie.
    Non sarebbe semmai il caso di chiedersi se queste avanguardie non hanno loro perso il contatto con bisogni e sentimenti che evidentemente le persone sentono inascoltati?

    Negli Stati Uniti un personaggio descritto come improbabile, inaffidabile, impresentabile sbaraglia tutti i contendenti del suo stesso partito che lo vive come un corpo estraneo (fino a invitare al voto disgiunto presidenza-Senato) e poi vince le elezioni contro una candidata vista invece come esperta, affidabile, spinta dall’establishment o da quelli che Lei chiama poteri forti, e con mezzi per la sua campagna enormemente maggiori.
    È quanto è successo con la Brexit: tutti a sottolineare la pochezza (vera) di Farage o di B. Johnson, pochissimi a chiedersi perché una maggioranza del Paese non si riconosce nelle scelte di leaders che dovrebbero essere più affidabili.

    Le pare davvero che tutto questo possa ridursi al desiderio di riconoscersi in qualcuno del livello più basso possibile? Francamente, mi pare offensivo nei confronti degli elettori e – quel che per me è peggio – fa capire che non si vuole minimamente mettere in discussione la distrazione di un ceto politico da quelli che dovrebbe rappresentare. Una versione moderna del “destino cinico e baro” con cui se la prese Saragat dopo un turno elettorale fallimentare.

    Basterebbe la Sua frase finale: non è vero che è facile dire che Sanders avrebbe vinto. Non lo sapremo mai. Di certo, il comportamento non limpido del suo partito durante tutte le primarie dice qualcosa sulla chiusura rispetto a proposte che raccoglievano entusiasmo e fanno pensare non al cambiamento ma alla pura conservazione. Non sono in grado di dire se Sanders avrebbe vinto, ma credo che il comportamento del partito, la chiusura rispetto a quelle proposte e a quell’entusiasmo abbiano inciso su una parte dell’elettorato democratico.
    E comunque, il problema – se la mette sugli Stati – non è il Kentucky, ma l’Ohio.

    Penso che quello che accadde nel ’94 non aveva tanto a che fare con questo piacere di identificarsi con uno simile all’uomo della strada (Berlusconi???) ma col fatto che la sinistra non si era accorta che il mondo era irreversibilmente cambiato, che le categorie sociologiche su cui si era adagiata per decenni non c’erano più: colpa non scusabile per un politico che così finisce per proporre qualcosa di ormai inadatto. E credo che se la sinistra smette, per pigrizia o per incapacità, di cercare di capire le classi che vorrebbe rappresentare smette di essere sinistra.
    E anche allora, la sinistra nascose il proprio ritardo sottolineando i difetti di Berlusconi.

    Lei poi vuole riportare tutto questo alle vicende italiane per usarlo pro domo sua: una sinistra divisa fra chi vuole il cambiamento (indovina un po’ chi è?) e chi è fermo e dice-solo-no. Che è appunto un’altra rappresentazione manichea del mondo, che magari servirà in campagna elettorale, forse, ma che di nuovo banalizza problemi più complessi e che meriterebbero per questo analisi più approfondite e sfaccettate.
    Anche perché questo grande cambiamento che Lei evoca non sembra esserci nei fatti: i nostri problemi cruciali (corruzione, sprechi e mala gestione della P.A., evasione fiscale, lentezza dei processi penali e soprattutto civili) sono al punto in cui erano tre anni fa. La riforma del diritto del lavoro è così in linea coi cambiamenti che stiamo vivendo “nel mondo che cambia” da permettere fenomeni come Foodora di fronte ai quali il ministro del Lavoro si accontenta di dire “abbiamo un problema”, come il canarino dei cartoni animati che diceva “mi è semblato di vedele un gatto”, senza muovere un dito, senza correre a capire come mai quella riforma non preveda misure che limitino lo sfruttamento e la lesione della dignità delle persone. Per riprendere la Sua espressione, non si tratta di “raccontare storie” ma di poter essere davvero percepiti come vicini, al di là delle promesse elettorali (per fare un esempio: Renzi ha ritirato fuori lo stato miserevole dell’edilizia scolastica per fare polemica ad uso elettorale con la UE dopo che per due anni e mezzo ha dimenticato gli stessi proclami fatti all’inizio. È strano che alla fine chi ha figli in età scolare veda piuttosto il distacco che l’interesse? Il cambiamento non dovrebbe partire da un diverso rapporto fra cittadini e rappresentati?)

    Dove sono in questo i “sogni e le speranze” di cui parlano – secondo Lei – i “politici di professione”? Non bisognerebbe, invece, pensare che le persone sentano l’enorme lontananza fra quello che viene detto e quello che si trovano a vivere sentendosi quindi abbandonati? Magari, prima di proporre sogni si tratta di capire gli incubi – fondati o meno – che le persone vivono. Perché bisognerà pure ascoltare quelli che si pretende di rappresentare con le proprie proposte.

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  • Lorenzo M. scrive:

    Tra una destra che fa la destra e una sinistra che la imita c’è proprio l’imbarazzo della scelta. Almeno la prima si sa bene cosa sia, e non ti prende per il culo facendo finta di essere altro.

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