“Voto no per vedere cosa succede”

25 novembre 2016 § 5 commenti


Una delle motivazioni del no (ripeto, non me ne vogliano gli elettori del no che votano no nel merito, sicuramente ce ne sono) e’ stata sapientemente espressa da Valentino Parlato, fondatore del Manifesto, stamane in un’intervista a Repubblica: “Se vince il Sì si andrà avanti come adesso: nel continuismo. Se vince il No si apre una crisi politica, l’apertura di un processo, si sarebbe detto una volta. Preferisco questo”.

Confesso che nella mia storia elettorale ho fatto spesso questo ragionamento e capisco perche’ uno come lui possa avere votato Raggi per “scatenare” il cambiamento a Roma. Ha un suo senso vista la situazione a Roma del “pre Raggi”. Anche io mi auguro che la vittoria (e alcune vittorie) del M5S porti la sinistra ad un profondo rinnovamento (unita’, rottamazione vera di classi dirigenti locali vergognose, modernita’ dei sistemi di patecipazione politica tanto per citarne alcuni). Lui si felicita anche per la vittoria di Trump, io un po’ meno, ma anche Bernie Sanders ha detto che probabilmente Trump aiutera’ i lavoratori americani, dimostrando quando una certa parte di sinistra mondiale stia abbandonando il concetto di difesa di tutti i”lavoratori” per abbracciare quella del solo “lavoratore locale”.

Ma sul referendum non riesco a seguire Parlato. Votare no significa lasciare tutto come sta. Votare si’ significa scatenare un processo di cambiamento, “andare a vedere cosa succede”: e’ verissimo che si scatenerebbe una crisi politica che pero’ non potra’ che portare ad elezioni e al ricominciare da capo con le larghe intese se il Senato resta in vita cosi’ come e’ con la vecchia legge elettorale. Quindi di nuovo larghe intese. Ritorneremo nell’infinito loop gattopardesco.

Se vince il si’ alle prossime elezioni puo’, invece, succedere di tutto. Certo, anche una vittoria del M5S. Ma almeno avremo un governo chiaro. Un governo che potra’ governare senza alibi (e’ colpa di Alfano, e’ colpa di Casini, e’ colpa di Mastella, e’ colpa delle regioni, e colpa dello Stato) e che dopo 5 anni sara’ giudicato. La vera rottura con il passato sarebbe regalare al Paese un po’ di responsabilita’, non mantenerlo nella palude degli alibi. Perche’ abbiamo paura di qualcuno che possa governare senza ostacoli? Perche’ abbiamo paura che questa sia una dittatura e che non sia invece, finalmente, l’esercizio della demorazia cioe’ consentire a chi vince le elezioni di governare, di esprimere il proprio programma senza alibi? Restare come siamo significa restare nella dittatura delle burocrazia, dei veti incrociati, delle minoranze. Cambiare significa prendersi responsabilita’. Sento tantissime persone dire: voto no, perche’ tanto non cambia niente. E’ l’esatto motivo per cui per settanta anni abbiamo cambiato cosi’ tanti governi. L’esatto motivo per cui in questi decenni in Europa abbiamo cambiato punti di riferimento e probabilmente perso centinaia di occasioni strategiche che invece gli altri paesi hanno colto. Perche’ abbiamo cosi’ paura di generare un cambiamento? La riforma non e’ perfetta. E’ vero. L’Italicum non e’ perfetto. E’ vero. Quindi e’ meglio restare cosi’?

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§ 5 risposte a “Voto no per vedere cosa succede”

  • Lorenzo M. scrive:

    Seguendo questo ragionamento, tanto vale far piazza pulita del Parlamento e nominare un monarca assoluto. In nome del “cambiamento”, del “governo senza alibi” e del “prendersi le responsabilità”.
    DI fronte ad un governo che avanza a colpi di fiducia su leggi delega che lascia disattese, nel momento in cui si scrivono corbellerie come “dittatura delle minoranze” significa aver perso non solo il contatto con il mondo reale, ma il significato stesso delle parole che si usano con tanta libertà.

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  • Massimo scrive:

    Potrebbe, per favore, spiegarmi in quali situazioni si è verificata, quanto meno in questi ultimi due anni e mezzo, quella che Lei chiama “dittatura delle minoranze”? Vorrei davvero capire se Lei parla per slogan e frasi fatte o se evidenzia davvero un problema del nostro ordinamento.
    Non nascondo che propendo per la prima ipotesi, e che dietro questi slogan ci vedo non tanto e non solo il clima di una campagna elettorale sempre più assurda, ma anche un’assoluta mancanza di senso critico.

    Le porto il caso di ieri: la Consulta dichiara incostituzionale la riforma Madia sulla P.A.. Il commento del Presidente del Consiglio è “questo dimostra che l’Italia è un Paese bloccato”. Nessun dubbio (e quando mai!) che la legge sia stata scritta male, senza tener conto di norme costituzionali che dovrebbero essere familiari a chi scrive un testo di legge).
    Non è nemmeno il primo caso: immagino Lei abbia ben presente quell’incomprensibile pasticcio fatto col codice degli appalti (altro testo fondamentale) che ha dovuto in pratica essere riscritto.
    O una legge elettorale che adesso si definisce con qualche concessione “non perfetta” ma fatta passare col voto di fiducia e già da cambiare varrebbe lo stesso commento: ma lavorare meglio, in modo meno estemporaneo no?
    Magari è anche questo che blocca il Paese: faciloneria e scarsa competenza accompagnate da un’ingiustificata arroganza.
    In questi mille giorni dov’è che la minoranza ha ostacolato il lavoro del governo (per esempio rispetto a leggi sulla corruzione, la spending review ..)? Non rischiamo di sentire di nuovo lo slogan con cui B. giustificava la propria inettitudine (“non mi lasciano lavorare” pure quando aveva una maggioranza schiacciante)? Non c’è – in quella che Lei chiama “dittatura delle minoranze” – piuttosto un’intolleranza per qualunque forma di critica possa increspare questa “narrazione” di magnifiche sorti e progressive?

    Su una frase sono d’accordo: “cambiare significa prendersi responsabilità”, ma nel senso di capire gli errori, la distanza fra i proclami e i risultati senza dare la colpa alla minoranza, agli elettori che vanno al mare (ricorda quel suo commento all’astensionismo che forse era un segnale di distacco?) o che non capiscono ..
    Come hanno scritto molto meglio di me, non si tratta tanto di velocizzare i processi legislativi perché quando ha voluto e per temi che riteneva stringenti il governo è andato avanti con estrema rapidità, frenando invece su altri temi per proprie priorità e per le dinamiche interne alla propria maggioranza.. (http://www.libertaegiustizia.it/2016/11/23/referendum-costituzionale-i-fatti-e-i-miti/)

    Il caso Roma è una delle tante situazioni in cui il PD non ha accennato la minima analisi seria su quanto è accaduto e non sembra affatto che la vittoria del M5S abbia portato a nessuno dei passaggi che Lei – non so quanto credendoci – elenca. La rottamazione si è fermata molto presto e sulle “classi dirigenti locali vergognose” non c’è la minima voglia di intervenire: basta che portino voti. E in questo di nuovo non vedo granché.

    La Sua consueta visione manichea .. se vince il No non succede niente, se vince il Sì riparte tutto .. sembra l’ennesimo slogan senza riscontri proprio per questi mille giorni hanno mostrato davvero poco in termini di volontà di cambiamento.

    p.s. credo che anche il discorso di Bernie Sanders sia molto più articolato di come Lei lo vuole rendere e rimanda a un’analisi di quanto sta accadendo che evidentemente non ha voglia di fare.

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  • “La riforma non e’ perfetta. E’ vero. L’Italicum non e’ perfetto. E’ vero.”

    Quindi e’ meglio votare NO e correggere le schifezze della Schiforma e dello Schif-Italicum.
    E’ semplicemente idiota fare una Schiforma Costituzionale con la scusa che per decenni non si e’ riusciti a fare una bella Riforma Costituzionale.

    E’ come se uno, stanco di calibrare una bella e sonora scorreggia che pero’, ostinatamente, non vuole manifestarsi, si rompesse le palle e per farla finita, spingendo pu’ forte, si cagasse nelle mutande.

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  • Massimo scrive:

    Per tentare di andare oltre gli slogan e le affermazioni senza riscontro .. http://phastidio.net/2016/11/27/narrare-legiferare-non-ce-solo-lintralcio-bicamerale/

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  • Massimo scrive:

    Oggi, sempre per “restare nel merito” e per capire chi lincia chi, titoloni de la Stampa e la Repubblica sulle conseguenze di una vittoria del NO: un’apocalisse finanziaria e l’impossibilità di salvare (?) banche già dissestate come la Pop. Vicenza o addirittura MPS – quella che già ha distrutto due aumenti di capitale e avrebbe bisogno di un terzo.
    Dal governo nessuna voce a tranquillizzare, a dire che un Paese democratico può votare senza che questo mini la sua stabilità. Sarebbe, credo, doveroso sia per non avallare la speculazione sia per difendere la dignità nazionale. Tanto più che non si fa che ripetere che il voto riguarda una riforma e non la stabilità del governo.
    Niente.
    Giocare così sulla paura non Le sembra poco in linea con quel “dobbiamo essere i volti di chi ha paura ed ottenere la fiducia di chi vota” e più vicino alla politica che parla alla pancia? Quella che spinge ad andare in televisione a dire “cucù Equitalia non c’è più”.
    Temo sempre di più che “cambia verso” vada letto nell’accezione che le cose cambiano di significato e quindi vadano viste con sensibilità differente a seconda di chi le fa o le dice.

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