Bill Gates e i tassisti

21 febbraio 2017 § 1 Commento


Il tema dei tassisti e’ un tema vero. Come quello dei giornali di carta con il web. Come quello dei PC sulle macchine da scrivere e quello dei cavalli sulle macchine. Come quello posto recentemente da Bill Gates sulla tassazione dei robot che stanno diminuendo l’esigenza di manodopera in alcuni settori. No, non sto facendo ironia. Ogni volta che progrediamo piccolo o grande che sia il progresso comporta un cambiamento che ha impatti positivi su qualcuno e negativi su altri. La politica deve trovare soluzioni. Capire come sanare quella faglia che si apre tra il passato e il futuro. Poi siamo tutti bravi a schierarci, qualcuno lo fa anche incoscientemente come la sindaca Raggi che e’ stata incapace di capire chi nella sua citta’ sta mettendo a ferro e fuoco il centro (fascisti della peggiore specie che strumentalizzano la protesta). Io non voglio schierarmi a favore di Uber o dei tassisti. Dico che dobbiamo trovare una soluzione per accompagnare un cambiamento che comunque sara’ inarrestabile ma non possiamo fottercene (scusate il termine) dei tassisti.

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§ Una risposta a Bill Gates e i tassisti

  • Massimo ha detto:

    E’ bizzarro che una proposta come quella della “tassazione dei robot” sia sostenuta da Bill Gates più che da governi di sinistra (o sedicenti tali).
    Quello di nuove tecnologie e di nuove forme di lavoro che si tramutano in perdita di manodopera ma anche in terribile sfruttamento e perdita di diritti è un tema in cui la politica – e il governo – le soluzioni non le hanno nemmeno cercate, come se non si ponessero affatto il problema.
    Sulla vicenda Foodora, che non ha suscitato niente di più di un’alzata di sopracciglio del ministro del Lavoro, riporto le parole di Alessandro Gilioli:

    “Ho avuto un incontro molto franco con uno dei due amministratori delegati di Foodora.

    È venuto a trovarmi su consiglio della sua agenzia di comunicazione, dopo un post in cui contestavo alcune prassi dell’azienda, come quella di pagare i rider molto poco, a cottimo, senza diritto alcuno né alla malattia né alle ferie, allontanando quelli che si erano permessi di protestare.

    Non ha potuto smentire nulla, tranne i licenziamenti di chi ha protestato: sostiene che alcuni rider non sono stati richiamati solo perché ultimamente Foodora a Torino ha ricevuto meno ordini quindi è normale che l’algoritmo chiami meno persone.

    Considera allo stesso modo del tutto normale che una persona prenda tre euro e mezzo a consegna, senza nessun diritto, a chiamata, anche sotto la pioggia, e che la bici debba procurarsela lui/lei, tutti comandati da un algoritmo, continuamente geolocalizzati: perché la concorrenza fa uguale, ha detto, o anche peggio; e perché “nessuno li costringe”.

    Era solo un po’ stupito quando gli ho detto che l’ultimo rider di Foodora che ho visto era più vecchio di me, lui li chiama tutti “ragazzi”. Gli ho detto comunque, in generale, che non sono ragazzi, sono persone. E gli ho raccontato di quando mio nonno socialista mi spiegava che l’abolizione del cottimo era una delle più grandi conquiste sociali del dopoguerra, e loro quella conquista l’hanno abolita tornando a prima, al passato, anche se sono una app, anche se hanno un algoritmo.

    Alla fine mi ha fatto quasi compassione umana, lo dico davvero. Perché ha 29 anni, è uscito dalla Bocconi e nella vita non ha mai sentito parlare d’altro che di profitti e utili, non ha altri valori che quelli, e sgranava gli occhi quando gli chiedevo che cause stesse mettendo nel mondo, e che mondo vuole lasciare ai suoi figli.

    Gli auguro ogni bene, e di illuminarsi strada facendo.”

    Poi il segretario del PD va in America per cercare risposte al populismo: a scuola insegnavano a cercare di capire le domande.

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